• Erik Saglia, Senza titolo, 2016, vernice spray, scotch di carta, pastelli a cera e resina epossidica su tavola di legno, 200x150x6 cm, Heated by Art, iQOS Embassy Torino, photo: Sebastiano Pellion
  • Guglielmo Castelli, Calmierando il dolore con la speranza si evince che il primo è sopportabile la seconda no, 2015, tecnica mista, dimensioni variabili, Tiptoe, 2015, olio su tela, 25x20 cm, mostra Heated by Art, iQOS Embassy Torino, photo: Sebastiano Pellion
  • Guglielmo Castelli, Heated by Art, iQOS Embassy Torino, photo: Sebastiano Pellion
  • Erik Saglia, Heated by Art, iQOS Embassy Torino, photo: Sebastiano Pellion
  • Edoardo Piermattei, Heated by Art, iQOS Embassy Torino, photo: Sebastiano Pellion

Testo di Ramona Ponzini

L’iQOS Embassy di Torino ospita fino al 23 luglio, negli spazi della cinquecentesca Casa del Pingone, la mostra Heated by ArtCurata da Caterina Pellion di Persano, vede protagonisti alcuni artisti emergenti appartenenti al panorama torinese: Guglielmo Castelli, Stefania Fersini, Edoardo Piermattei e Erik Saglia.

Al primo piano della casa, in una stanza che ricorda quasi una teca di vetro, Guglielmo Castelli presenta due lavori: la scultura Calmierando il dolore con la speranza si evince che il primo è sopportabile la seconda no (2015, tecnica mista, dimensioni variabili) e il dipinto Tiptoe (2015, olio su tela 25 x 20 cm). La ricerca di Castelli si concentra principalmente sulla costruzione dei rapporti tra figura e sfondo: nelle sue tele dai toni fiabeschi, infatti, sfondi monocromi dai colori tenui divengono il paesaggio di personaggi bidimensionali dall’equilibrio instabile, i quali, pur evocando un immaginario legato all’infanzia, tradiscono qualsiasi forma di rassicurazione. “Mi piace chiamarli “corpi di costruzione” – ci dice Castelli – “Corpi che interagiscono con qualcosa che non è un semplice sfondo, ma un contesto quasi liquido con il quale instaurano un vero e proprio  dialogo. La mia formazione è fortemente legata alla scenografia teatrale, la quale mi ha portato naturalmente a mettere in luce corpi in ombra. Nella scenografia devi capire cosa è necessario evidenziare e cosa va costruito all’interno di una sorta di stanza, ossia la bocca scenica: in quella struttura, come in una grande tela, devi mettere gli oggetti in dialogo, devi parcellizzare lo spazio per creare una relazione tra loro.

In una stanza non distante da quella dove sono allestiti i lavori di Castelli, in perfetto dialogo con la libreria LB7 di Franco Albini, l’opera presentata da Stefania Fersini: Ponystep n°4 pag 85, 86 (2013, dittico, olio su tela, 44 x 34 cm ciascuno) è una riproduzione iperrealista su tela di una pagina cartacea, un mondo di carta, ma stropicciato, in cui figure femminili ideali vengono deformate in una rappresentazione surreale dell’apparenza. Racconta Fersini: “Appartiene a una prima serie di lavori, iniziata cinque anni fa, in cui riporto la modella a dimensione umana. Qui abbiamo un dittico, uno specchio non dichiarato che si riallaccia ai miei lavori successivi. Si tratta di uno specchio di chi ero io in quel momento, perché in fondo non sapevo chi fossi veramente. Cercavo me stessa. Attualmente mi concentro su specchi che sono specchi della realtà, quindi da una dimensione intima sono passata a una dimensione più sociale.

Nel salone principale, un tavolo Trattoria di Martino Gamper ci conduce, quasi fosse un sentiero percorribile, all’opera di Erik SagliaSenza titolo (2016, vernice spray, scotch di carta, pastelli a cera e resina epossidica su tavola di legno, 200 x 150 x 6 cm). Serialità e rigore caratterizzano la ricerca dell’artista, nelle cui opere emerge un’attenta costruzione delle superfici, a cui fa da contraltare la pittura sottostante, leggera, realizzata con vernici spray. A proposito del suo metodo di lavoro Saglia dice: “La mia produzione si concerta sull’utilizzo di materiali ben precisi: uso pannelli di legno dipinti a spray sui quali applico delle griglie realizzate con lo scotch di carta tirato a mano. Lo scotch è un elemento complesso poiché modifica e filtra l’informazione che il colore dà. Poi ricopro il tutto con colate di una resina epossidica, molto riflettente. Per questa ragione risulta pressoché impossibile fotografare i miei lavori: non si può riprodurli nella loro veridicità.

L’ utilizzo della resina per Saglia è legato anche a un altro fattore:  “Pensare che dei quadri fatti di scotch possano durare nel tempo è davvero difficile. Mi sono dunque consultato con dei chimici e abbiamo studiato una resina che allungasse i tempi di reazione, per diminuire il calore che si crea e impedire che sciolga la colla dello scotch. Faccio test e analisi continue. Anche l’ansia legata all’incertezza di ciò che succederà fa parte della tensione del mio approccio. All’inizio non usavo la resina ma adesso il lavoro si è evoluto a un punto tale da poter essere controllato. La resina penetra e blocca tutto, ma il lavoro va monitorato continuamente. Rappresenta la mia necessità di controllo totale sull’opera.

Nel piano interrato, sotto una volta di mattoni Edoardo Piermattei presenta l’opera inedita Senza Titolo (2016, cemento con pigmento su cartongesso e su legno, 270 x 100 x 90 cm). La sua ricerca pittorica assume una dimensione quasi architettonica: cemento, cartongesso e legno sono infatti i supporti su cui l’artista interviene con intonaci colorati dalle tinte tenui. A proposito dei colori che utilizza, l’artista ci dice: “La malta, elemento principe dei miei lavori, tende a mangiare del colore per cui questo non risulterà mai brillante. Il mio occhio si è abituato a questo attenuarsi dei colori, a questo diventare sempre più pastello. Con la malta non si parte mai da una base bianca ma dal grigio. A livello di composizione poi seguo degli standard: in basso c’è sempre il rosso, che è l’ultima parte che metto. In alto, invece, l’azzurro, e al centro le terre che vanno dai rosa ai grigi. I miei colori sono molto legati ad Assisi, città d’arte che ho visitato e che ha avuto su si me una forte influenza. Avevo da poco iniziato a lavorare con le malte creando un primo muro in accademia, poi sono rimasto colpito dalle forme che si creano dalle scrostature degli affreschi che avevo visto ad Assisi e così ho iniziato a ricostruirle. Ho pensato che  queste forme potessero diventare delle possibilità da cui partire, per creare forme nuove ma anche per dialogare col passato.” Conclude provocatoriamente e con un pizzico di ironia: “Il massimo per me sarebbe dipingere sopra la scrostatura di un Cavallini, o di un Giotto, ma per ora mi accontento dei muri.

Stefania Fersini, Heated by Art, iQOS Embassy Torino, photo: the artist

Stefania Fersini, Heated by Art, iQOS Embassy Torino, photo: the artist

Erik Saglia, Senza titolo, 2016, vernice spray, scotch di carta, pastelli a cera e resina epossidica su tavola di legno, 200x150x6 cm, Heated by Art, iQOS Embassy Torino, photo: Sebastiano Pellion

Erik Saglia, Senza titolo, 2016, vernice spray, scotch di carta, pastelli a cera e resina epossidica su tavola di legno, 200x150x6 cm, Heated by Art, iQOS Embassy Torino, photo: Sebastiano Pellion

Edoardo Piermattei, Senza Titolo, 2016, cemento con pigmento su cartongesso e su legno, 270x100x90 cm, Heated by Art, iQOS Embassy Torino, photo: Sebastiano Pellion

Edoardo Piermattei, Senza Titolo, 2016, cemento con pigmento su cartongesso e su legno, 270x100x90 cm, Heated by Art, iQOS Embassy Torino, photo: Sebastiano Pellion