Harald Szeemann – Museum of Obsessions – Installation view – Castello di Rivoli – Foto Antonio Maniscalco

È maniacale la cura con cui gli oggetti appartenuti a Étienne Szeemann sono stati disposti all’interno di Grossvater: Ein Pionier wie wir / Nonno: un pioniere come noi, la riproduzione fedelissima della mostra che Harald Szeemann dedicò al nonno parrucchiere nel 1974.
L’attitudine a raccontare una storia personale attraverso la catalogazione di una mole immensa di materiale è lo specchio della sua pratica curatoriale, nonché dell’approccio adottato in Harald Szeemann: Museum of Obsession / museo delle ossessioni curata da Glenn Phillips, Philipp Kaiser, in collaborazione con Doris Chon e Pietro Rigolo al Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea( fino al 26 maggio 2019).

L’impresa è quella di ricostruire la figura e la pratica di uno dei curatori più influenti della seconda metà del Novecento, diventato l’archetipo del curatore internazionale globale, ripercorrendo in maniera non lineare i suoi campi di interesse, i temi a lui cari, le sue ossessioni, e di farlo attraverso i materiali d’archivio e la documentazione foto e video che il Getty Research Institute di Los Angeles ha acquisito dopo la morte del curatore.

All’impulso febbrile a raccogliere, collezionare e catalogare è dedicata la sala che racconta della Fabbrica Rosa, sede leggendaria della sua biblioteca e del suo archivio personale, mentre l’ossessione per le origini della modernità è raccontata attraverso i materiali relativi agli anni della sua direzione della Kunsthalle di Berna, dove Szeemann aveva realizzato diverse retrospettive di artisti legati alle avanguardie di primo secolo. Il suo approccio libero e liberatorio all’arte, agli artisti e al fare mostre è trasmesso dalla rievocazione della celebre Live in Your Head: When Attitudes Become Form (1969) attraverso l’allestimento di un Igloo di Mario Merz, Io che prendo il sole a Torino il 19 Gennaio 1968 di Alighiero Boetti e Pipe di Bill Bollinger.

La passione per i modelli utopici, per l’anarchismo, e per le diverse alternative spirituali emerge dal materiale sulla trilogia di mostre Junggesellenmaschinen / Les machines célibataires (le macchine celibi) del 1975, Der Hang zum Gesamtkunstwerk: Europaische Utopien seti 1800 / Tendenza verso l’opera d’arte totale: utopie europee dal 1800 circa del 1983 e Monte Verità / Berg der Wahrheit: Le mammelle della verità / Die Brüste der Wahreit (1978).

Ne viene fuori la qualità assolutamente organica del pensiero di Szeemann, nonché lo sforzo costante a rintracciare degli alvei di pensiero nell’apparente caos, restituendo quella che doveva essere la temperatura all’interno della Fabbrica Rosa.
Se l’intento di Szeemann con la mostra dedicata al nonno era quello di creare un’atmosfera che potesse evocarne la presenza, come se potesse sbucare da un momento all’altro, la figura di Szeemann aleggia tra le sale del castello in una versione mitica e un po’ nostalgica.

Harald Szeemann – Museum of Obsessions – Installation view – Castello di Rivoli – Foto Antonio Maniscalco
Harald Szeemann – Museum of Obsessions – Installation view – Castello di Rivoli – Foto Antonio Maniscalco
Harald Szeemann – Museum of Obsessions – Installation view – Castello di Rivoli – Foto Antonio Maniscalco
Harald Szeemann – Museum of Obsessions – Installation view – Castello di Rivoli – Foto Antonio Maniscalco