L’artista americano John Kleckner, frequenta da anni la scena artistica di Berlino (e un po’ si vede). Giunge dal nord a Palermo: una città forse lontana dai centri nevralgici della vita artistica contemporanea, ma stimolante per la sua storia, le sue vicende umane e per l’ originalità e intensità dei luoghi.

‘Grazie, prego, scusi’ - storica canzone di Mogol del 1965, interpretata magistralmente da Celentano – è il titolo che l’artista sceglie per la sua mostra alla Galleria Francesco Pantaleone (visitabile fino al 17 settembre). Lo spazio raccoglie delle opere realizzate con la tecnica del collage, elaborate durante una residenza d’artista.
Kleckner letteralmente si immerge nell’umore della città, lasciandosi conquistare dai suoi ritmi lenti, vivendo e misurando lo spazio dei quartieri storici, come quello del mercato della Vucciria. Qui l’artista cerca tra le carte smesse, i vecchi libri, raccogliendo santini, foto di riviste che si occupano della realtà di Palermo, ritagliando le sagome dei calciatori rosa/nero, le cartoline che raffigurano i teschi delle catacombe dei cappuccini, illustrazioni che raffigurano i monumenti storici, come lo scorcio dei Quattro Canti.
Con metodo ha accostato ed incollato insieme frammenti del tempo, tessendoli con sagome geometriche, tra pesci, uccelli e insetti disegnati a china, tra pagine di libri d’arte riguardanti il 900 o vecchi spartiti musicali.
Lontano dalle suggestioni del Surrealismo – che ha usato la tecnica del collage per svelare impulsi inconsci – o dalle ansie distruttive del Dadaismo, John KleKner riflette sul senso che intercorre tra l’ ordine ed il caos; sulle relazioni tra le culture del passato e la contemporaneità, tra l’ accumulo disordinato delle vicende storiche e l’ immediatezza cosciente e complessa del presente.
Giuseppe Giovanni Blando

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