Goldschmied & Chiari, Untitled Views, 2017, installation view, courtesy Renata Fabbri, photo Bruno Bani

Goldschmied & Chiari, Untitled Views, 2017, installation view, courtesy Renata Fabbri, photo Bruno Bani

English text below

Ha da poco inaugurato la personale di Goldschmied & Chiari alla galleria Renata Fabbri arte contemporanea di Milano. Con UNTITLED VIEWS, a cura di Gaspare Luigi Marcone, le due artisti presentano una nuovo ciclo di lavori che approfondisce una ricerca che prosegue già da alcuni anni, legata ai temi dell’ambiguità, delle apparenze, del doppio nei loro molteplici significati.  UNTITLED VIEWS è una serie “assoluta” che – già presentandosi con la denominazione di “visioni/vedute senza titolo” – si apre a molteplici interpretazioni. Le artiste presentano una serie inedita di specchi di grande e medio formato.

Seguono alcune domande al curatore Gaspare Luigi  Marcone —

ATP: In questa mostra Goldschmied & Chiari portano avanti alcuni contenuti a loro cari: il fumo, l’illusorietà, la sfocatura, la nebulosità. Cosa attrae le due artiste ad affrontare questi temi?

Gaspare Luigi  Marcone: Probabilmente – ragionando per macrocategorie – alla base vi è il carattere di “mistero” o di “enigma” dell’opera d’arte. La magia – mai totalmente definibile o spiegabile – dell’atto artistico. Ovviamente queste variabili sono declinate in modo diverso, e denotano importanti variazioni, se si analizza ogni progetto specifico o ogni singolo lavoro che le artiste hanno realizzato in questi anni.

ATP: La serie “UNTITLED VIEWS” – che da il titolo alla mostra – è stata definita “assoluta”. In che senso? Mi spieghi meglio questa definizione?

GLM: Il termine va preso in senso etimologico. In alcuni lavori precedenti, per esempio, le artiste hanno focalizzato la loro ricerca – con relativo uso di forme, materiali, riflessioni – su specifici temi inerenti il recente passato storico; le opere della serie “UNTITLED VIEWS” invece sono “sciolte” o “svincolate” da un preciso o univoco riferimento, sono opere che vivono di polisemia. Vi sono numerosi rimandi o allusioni che restano “sospesi” e che lo spettatore può “significare” in base alla propria sensibilità, alla propria cultura o al proprio immaginario.

Goldschmied & Chiari, Untitled Views, 2017, installation view, courtesy Renata Fabbri, photo Bruno Bani

Goldschmied & Chiari, Untitled Views, 2017, installation view, courtesy Renata Fabbri, photo Bruno Bani

ATP: Quali sono le analogie tra l’utilizzo degli specchi – simboli del doppio, dell’altro da sé ecc. – da parte di Goldschmied & Chiari e il fatto di essere una “coppia artistica”?

GLM: Ovviamente per una coppia artistica la “dualità” è primaria. Vi sono due persone, due storie, due sensibilità, due biografie che, lavorando insieme, si confrontano arrivando a un equilibrio e a una complementarietà distillati nel lavoro finale. Gli specchi della serie “UNTITLED VIEWS” – alcuni dei quali sono inoltre dei “dittici” – “riflettono” sia materialmente sia concettualmente l’operato delle artiste. La “dualità” o “duplicità” sottende inoltre il rapporto opera-spettatore che per dei lavori in cui è connaturato il “riflesso” questi aspetti vengono ulteriormente potenziati.

ATP: Anche se dichiarata ‘segreta’ mi racconti la tecnica con cui le artiste stampano le immagini negli specchi? Cosa ha di tanto segreto e inconfessabile?

GLM: I lavori sono realizzati da laboratori specializzati francesi. In sostanza le immagini sono “in vitro”, integrate alla superficie specchiante. Per rispettare la volontà delle artiste non si può aggiungere altro.

ATP: La parte performativa, in questi ultimi lavori, è preponderante. Come giudichi l’esito delle performance delle due artiste, in relazione al risultato formale degli specchi?

GLM: Le artiste “liberano” i vapori colorati dei fumogeni; con movimenti e gesti meticolosi riescono a calibrare alcuni effetti che però non si possono controllare totalmente vista l’essenza “aerea” dei fumi. Durante questi atti performativi vengono scattate una grande quantità di fotografie ma solo pochissime, selezionate a posteriori nella calma dello studio, diventano le immagini protagoniste degli “specchi” finali. Anche in questo caso vi è duplicità, tra il caso e il calcolo, il determinato e l’indeterminato.

ATP: Quali sono, a tuo parere, i rimandi che la serie di specchi di Goldschmied & Chiari hanno con l’arte del ’900 o a opere databili ancora più addietro nel tempo? Penso al vedutismo, citato anche nel comunicato stampa.

GLM: Una suggestione primaria potrebbe essere l’arte dell’ultimo Turner o alcuni esiti estremi di alcuni pittori cosiddetti “impressionisti”. Vi sono fusioni di elementi cromatici, atmosferici, liquidi che tendono verso una visione che si potrebbe definire “astratta”. Lo specchio come “oggetto” artistico – o se si vuole la “superficie specchiante” – nell’arte del XX secolo è stato utilizzato, come noto, da artisti quali Enrico Baj o Michelangelo Pistoletto, solo per citare alcuni nomi italiani tra i più conosciuti. Anche queste comunque sono “allusioni”, non vi è nessun citazionismo.

Goldschmied & Chiari, Untitled Views, 2017, installation view, courtesy Renata Fabbri, photo Bruno Bani

Goldschmied & Chiari, Untitled Views, 2017, installation view, courtesy Renata Fabbri, photo Bruno Bani

UNTITLED VIEWS
GOLDSCHMIED & CHIARI
curated by Gaspare Luigi Marcone

The new series of works, UNTITLED VIEWS (2017), by Sara Goldschmied and Eleonora Chiari, represents the prosecution of their artistic research of the last few years as well as an important point of arrival in both technical and conceptual terms.
Smoke, illusion, blurring, nebulosity – developed with video-photographic or installation techniques – have been elements present from the outset of their artistic partnership. In certain earlier works, these elements were associated with specific projects critically investigating the recent historical, political and sociological context, opening to reflection of an existential nature.

UNTITLED VIEWS is an “absolute” series that from its very title is open to multiple interpretations. The artists present a new series of large and medium format “mirrors”. The variables of the double, the ambiguous and the complementary are fundamental given the artists’ status as a “duo”.
The works are mirrors to which photographs are fixed through an innovative and secret technique with something of the alchemical about it that manages to totally integrate the image with the mirror surface. The images themselves, the fruit of “performative” processes capture the nebulous dances of coloured “smokes” released from flares after a calibrated gestural action that is also charged with casual effects.

These visions may appear to be both external, atmospheric and natural landscapes and interior views in this case enhanced by the reflecting surface. The observer is an active and integrating part of their essence and becomes the subject of the work itself. The reflecting surface is a “threshold” between the imaginations of the artists and the spectators. Out of the polychromy and the polysemy emerge direct and indirect allusions – from 19th century view painting to some of the abstract-informal painting of the 20th century – as well as the notes and centuries-old metaphors of mirrors in western art, which moreover have taken concrete form in recent decades in the material and objectual use of reflecting surfaces. Luminous works – with obvious references to the etymological value of the word “photograph” – that variously embrace atmospheres from the coldest to the warmest.

These vaporous presences may become a correlative of thought and spirit, of dream and recollection, of a faded memory and of a future to be discovered.
An alternative reading has a mythological-anthropological key. In certain cultural contexts, as is well known, the mirror is seen as a magical and ritual object. Primary suggestions are, furthermore, the natural vapours released from the great belly of mother earth, as in the volcanic phenomena rich in ancestral references. Allusions that travel from the sulphurous image of the Campi Flegrei to the vapours of the Delphic Pythia, the priestess of Apollo.

Goldschmied & Chiari, Untitled Views, 2017, installation view, courtesy Renata Fabbri, photo Bruno Bani

Goldschmied & Chiari, Untitled Views, 2017, installation view, courtesy Renata Fabbri, photo Bruno Bani

Goldschmied & Chiari, Untitled Views, 2017, installation view, courtesy Renata Fabbri, photo Bruno Bani

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