Fabrizio Prevedello, Rosone (2017), 2017, ferro, gomma, vetro, 311 x 284 x 200 cm, 06 NO PAV

Fabrizio Prevedello, Rosone (2017), 2017, ferro, gomma, vetro, 311 x 284 x 200 cm, 06 NO PAV

Grazie alla collaborazione con ArtVerona e Level 0, format di networking che vede la collaborazione di direttori di musei, gallerie ed artisti, il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci ha ospitato Luogo, progetto di Fabrizio Prevedello pensato appositamente per gli spazi del museo (a cura di Elena Magini).

All’interno dell’imponente edificio, le opere dell’artista generano un mondo a sé stante e trasportano l’osservatore in un luogo sospeso in cui si perde la percezione delle coordinate spazio-temporali. Rosone (2017) è la prima opera ad accogliere il visitatore, suggestiva struttura che fa da spartiacque tra lo spazio museale e lo spazio ‘senza tempo’ creato dall’artista. Come un imponente Stargate, questa è caratterizzata da una commistione di materiali che ne mettono in risalto l’anima fragile ma solida al tempo stesso. L’opera allude ai rosoni che si trovano sulle facciate delle chiese, ma Prevedello libera la scultura da ogni orpello ed utilizza un variegato accostamento di materiali. Lastre di vetro di varie forme e smerigliature sono incastonate in una struttura in metallo che fa da scheletro e dona dinamismo all’opera grazie alle intersezioni delle sue linee.

Rosone è un invito a varcare la soglia di uno spazio sacro e intimo in cui immergersi nella ricerca scultorea dell’artista, caratterizzata dall’utilizzo di materiali industriali, come il ferro e il cemento armato, e naturali, quali pietra e legno. Il marmo è quello prediletto dall’artista, non solo simbolo per eccellenza della scultura ma anche del profondo legame che egli ha con il territorio della Versilia e le sue montagne, le Alpi Apuane, contraddistinto da una rigogliosa natura e l’intervento spesso invasivo dell’uomo negli scavi delle cave.

L’artista lo associa spesso a materiali diversi per farne risaltare qualità difficili da cogliere, come l’estrema leggerezza e trasparenza, mentre il titolo evocativo del progetto rimanda alla sua volontà di creare ecosistemi in cui la varietà di materiali utilizzati, insieme alle diverse lavorazioni, modella lo spazio creando molteplici percorsi narrativi.

Fabrizio Prevedello, Rosone (2017), 2017, ferro, gomma, vetro, 311 x 284 x 200 cm, 06 NO PAV

Fabrizio Prevedello, Rosone (2017), 2017, ferro, gomma, vetro, 311 x 284 x 200 cm, 06 NO PAV

Una volta oltrepassato Rosone ci si imbatte in Sceso da una cava sul monte dentro lo zaino (pensando a Carlo Scarpa che pensava a Costantin Brancusi) del 2017. L’opera è una composizione di materiali diversi: un pezzo di marmo che Prevedello ha prelevato da una cava sulle Apuane e trasportato in spalla (da qui il titolo), è delicatamente adagiato su di un letto di metallo ricoperto da uno specchio d’acqua quasi impercettibile. La pietra, presentata nel suo stato più grezzo con ancora i tagli visibili, perde ogni pesantezza e la struttura su cui poggia sembra quasi fluttuare leggera poco sopra il pavimento. L’accostamento dei diversi materiali e la loro lavorazione riescono a far perdere all’opera la sua corporeità trasformandola in una presenza silenziosa in cui naturale ed artificiale si uniscono perfettamente.

La terza ed ultima scultura inserita nello spazio è Ragazzo! Bisogna disegnare! (2017-2018) il cui insolito titolo si deve alla frase che lo scultore Remo Pietra ripeteva all’artista durante la loro collaborazione a Berlino. L’opera è quasi invisibile e mano a mano che ci si avvicina alla parete si iniziano a scorgere alcune lastre di marmo che ad un primo sguardo sembrano incastonate nel muro. Queste sono invece issate su di un supporto in gesso che viene quasi nascosto. L’insieme crea un intrigante illusione ottica poiché le lastre di marmo, se osservate attentamente, sono estremamente sottili e ne mostrano l’estrema duttilità. In questa opera si racchiudono le dicotomie che contraddistinguono la pratica di Prevedello: l’aspetto grezzo del marmo contrasta con la lavorazione del gesso, con cui l’artista cita la Colonna Infinita di Brancusi; le venature del marmo insieme alle sfumature si contrappongono all’uniformità del gesso bianco; infine, le lastre perdono ogni materialità, che viene assorbita dal supporto, unico elemento che sembra dare stabilità all’intervento.

Fabrizio Prevedello si definisce un mediatore, il cui scopo è quello di sfruttare l’apparente diversità dei materiali utilizzati per “cercare un equilibrio statico e compositivo” con cui dar vita a percorsi narrativi. L’artista impiega materiali di scarto che preleva da luoghi differenti e a cui conferisce nuova funzione creando spazi infiniti in cui il tempo si dilata e le forme perdono la loro pesantezza.

 La mostra ha avuto corso fino al 16 settembre 2018

Sceso da una cava sul monte dentro lo zaino (pensando a Carlo Scarpa che pensava a Costantin Brancusi) (2017)_f_prevedello_194)_2017_marmo_ferro_acqua_38,5x117x197_cm_05 livchiusi

Sceso da una cava sul monte dentro lo zaino (pensando a Carlo Scarpa che pensava a Costantin Brancusi) (2017) – f_prevedello_194 – 2017, marmo, ferro, acqua 38,5 x 117 x 197 cm