Joan Jonas,   In the Trees,   2015 Installation view at Galleria Raffaella Cortese,   Milano Photo: Lorenzo Palmieri

Joan Jonas, In the Trees, 2015 Installation view at Galleria Raffaella Cortese, Milano Photo: Lorenzo Palmieri

Lo spazio dedicatole nella galleria Raffaella Cortese, è un esplicito ‘prelevamento’ di quello che abbiamo visto nel Padiglione degli Stati Uniti d’America nella scorsa Biennale di Venezia. Alle dimensioni acquatiche, celestiali e diafane installate ai Giardini – “They Come to Us Whithout a Word” -, le tenue tinte di una natura impressionista di “In the Trees”. Joan Jonas, senza soluzione di continuità, racconta, narra, istoria un mondo ideale e quasi favolistico animato di presenze ‘buone’: moniti per un mondo che cambia dunque che va ascoltato, suggerimenti verso una comprensione che non sia solo intellettuale ma anche – e soprattutto – sensoriale. Abbiamo più piani di lettura, che vanno dai più immateriali fatti di colori, suoni, luci, scintillii, riflessi (non è casuale la presenza degli specchi che hanno il doppio ruolo di amplificare la visione e di includerci in essa), alla più evidente – e in questo caso anche ridondante – figurazione. Mi riferisco ai 64 disegni incorniciati nella parete lunga dello spazio: uccelli di diverse razze, immortalati con un segno tremante ma continuo; una linea sottile di pastello che li definisce restituendoli non ad un mondo reale fatto di aria, piante, alberi, bensì un ambiente senza né profondità né colori. Gli uccelli stilizzati e semplificati sono vicini ad un tipo di scrittura misteriosa, come se la loro forma nascondesse un inspiegabile linguaggio con altrettanto oscuro significato. Come le fiabe sono vivificate da presenze fantomatiche, anche le installazioni di Jonas sono animate da ‘spiriti’ (o fantasmi) che ‘posseggono’ il criptico linguaggio della natura. Un linguaggio che noi abbiamo perso e intuiamo sono a sprazzi, a momenti magari in modo inconsapevole.

Rifugiandosi nella natura, nelle sue profondità, l’artista americana ci racconta di mancanze e potenzialità dei sensi; di storie che toccano i processi di una natura benigna e quasi salvifica dove uccelli, pesci e animali in generale personificano ciò che di buono l’essere umano sembra aver perduto o dimenticato. Dichiara l’artista: “Anche se l’idea del mio lavoro riguarda la questione di come il mondo stia cosi? rapidamente e radicalmente cambiando, non analizzo il soggetto direttamente o in modo didattico. Piuttosto, le idee sono evocate poeticamente attraverso i suoni, le luci e l’accostamento di immagini di bambini, animali e paesaggi.”

Semplicità dunque è la chiave di accesso ai due video che ci proiettano in un mondo ‘altro’: un bosco vero e uno rappresentato (l’artista traccia dei segni significanti) si sovrappongono; a legarli l’artista stessa che attraversa questi due livelli di realtà. Anche nel secondo video siamo invitati a vedere il reale attraverso una visione falsificata (attraverso un binocolo monolocale): al bosco vero da sfondo, fa eco quello circolare tracciato da Jonas. Siamo ancora nell’ordine dell’affabulazione dove la natura e gli spiriti che la animano sono da percepire ‘a sensazione’, a memoria.

Joan Jonas,   In the Trees,   2015 Installation view at Galleria Raffaella Cortese,   Milano Photo: Lorenzo Palmieri

Joan Jonas, In the Trees, 2015 Installation view at Galleria Raffaella Cortese, Milano Photo: Lorenzo Palmieri

Joan Jonas,   In the Trees,   2015 Installation view at Galleria Raffaella Cortese,   Milano Photo: Lorenzo Palmieri

Joan Jonas, In the Trees, 2015 Installation view at Galleria Raffaella Cortese, Milano Photo: Lorenzo Palmieri

Joan Jonas,   In the Trees,   2015 Installation view at Galleria Raffaella Cortese,   Milano Photo: Lorenzo Palmieri

Joan Jonas, In the Trees, 2015 Installation view at Galleria Raffaella Cortese, Milano Photo: Lorenzo Palmieri