Giusy Pirrotta, Seamlessness, 2017, installation view, courtesy the artist and Galleria Massimodeluca

Giusy Pirrotta, Seamlessness, 2017, installation view, courtesy the artist and Galleria Massimodeluca

Creazione di un ambiente totale che integri belle arti e arti applicate, rapporto dialogico tra le opere, unione delle modalità di creazione e fruizione dell’opera, per favorire il totale assorbimento dello spettatore nello spazio: sono questi gli elementi che caratterizzano Seamlessness progetto espositivo di Giusy Pirrotta curato da Elena Forin per la Galleria Massimodeluca.

In occasione della nuova mostra, inaugurata l’8 aprile scorso e aperta fino al 5 maggio, l’artista è intervenuta sugli spazi della galleria lavorando al design di una nuova “epidermide visiva, spaziale e architettonica”, ottenuta dall’elaborazione di pattern di matrice botanica ripetuti su carta da parati e su tessuti, e tramite l’utilizzo di materiale specchiante che riflette e frammenta la luce e l’ambiente circostante. Questi elementi, ispirati alle scenografie degli atmospheric theaters in voga nell’America anni Venti, fungono da quinte o da schermi per piccole sculture in ceramica smaltata – rielaborazioni di oggetti domestici (lampade) o tecnologici (calchi di proiettori super 8) – che emanano luci colorate o proiettano immagini scomposte di elementi vegetali, e si inseriscono nell’incessante ricerca condotta dall’artista per dare corpo alla luce.

Giusy Pirrotta, Seamlessness, 2017, installation view, courtesy the artist and Galleria Massimodeluca

Giusy Pirrotta, Seamlessness, 2017, installation view, courtesy the artist and Galleria Massimodeluca

L’allestimento stesso della mostra è studiato per non essere dato una volta per tutte, anzi prevede l’interazione attiva del pubblico, invitato a spostare i tendaggi per generare ulteriori composizioni di immagini, per trovare effetti sempre nuovi e verificare inediti confini tra stabilità e movimento.
L’effetto che si ottiene dalla sovrapposizione visiva e concettuale, dall’omogeneità e dalla frammentazione, dalla continuità e discontinuità tra i motivi decorativi vegetali e i corpi scultorei, è la creazione di un ambiente totale in cui vengono mescolate le ordinarie categorie legate alla percezione e in cui si annulla la differenza tra figura e sfondo. Grazie alla fluidità con cui l’artista si muove tra design, cinema, video arte, architettura e decorazione, gli elementi in mostra diventano parte di un continuum visivo potenzialmente infinito, in cui le immagini si rigenerano e si sviluppano in maniera organica da un’opera all’altra. Opere che non sono più concepite con confini certi, ma sono entità vive in costante divenire.
Non a caso, spiega la curatrice, il titolo scelto per la mostra si riferisce a “un’idea di mancanza di interruzione, a qualcosa che non ha cuciture ma che, al tempo stesso, non presuppone omogeneità quanto piuttosto il senso di un ritmo che procede senza soste e senza cesure. Non quindi un ritmo inteso come semplice riproduzione meccanica scandita, intervallata e composta da elementi ricorrenti – sempre gli stessi – ma come un sistema che considera la relazione reciproca, le alternanze, le assenze, i silenzi e le ridondanze delle singole parti nel loro comporsi.

Giusy Pirrotta, Seamlessness, 2017, installation view, courtesy the artist and Galleria Massimodeluca

Giusy Pirrotta, Seamlessness, 2017, installation view, courtesy the artist and Galleria Massimodeluca