Giuseppe Uncini. La conquista dell’ombra. Installation view at Fondazione Marconi. Ph. Fabio Mantegna. Courtesy Fondazione Marconi

Nel 1976 Giuseppe Uncini tiene una personale allo Studio Marconi di Milano intitolata Ombre, esponendo tra le altre opere Grande parete Studio Marconi MT 6, un’installazione realizzata per l’occasione che esplicita in maniera monumentale la quasi decennale riflessione dello scultore fabrianese su questo tema. Un’opera seminale, riproposta a quarantatré anni di distanza nello stesso spazio espositivo: reenactment che diventa il fulcro di una imperdibile mostra realizzata in collaborazione con l’Archivio Uncini che fa il punto sulla produzione del decennio 1968-1977 con una selezione di installazioni, opere, disegni e maquette che restituiscono l’approfondita analisi sull’ombra e la sua cruciale importanza nella poetica unciniana.
L’ombra è tutt’altro che vuoto, evanescenza, negativo ma è l’elemento che, insieme alla luce, definisce la forma, la prolunga nell’ambiente e ne diventa estensione volumetrica virtuale: è scultura in potenza che si trasforma in atto e diviene essa stessa forma. Elemento ineffabile ma costitutivo e “costruttivo” della scultura, analizzato strutturalmente e a cui l’artista dà corpo, concretezza e solidità.
Lo studio dell’ombra inizia nella seconda metà degli anni sessanta, stimolato dalla vicinanza di Lo Savio e delle sue ricerche sullo spazio-luce e, come sottolinea Bruno Corà con una felice intuizione, dallo studio delle piazze dechirichiane, insieme all’interesse per l’architettura – dalla quale prende ispirazione per la scelta dei materiali prediletti, il cemento, il ferro, il laminato di legno – e pubblicamente dichiarato in una mostra alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma nel 1968 dove espone Porta aperta con ombra.

Giuseppe Uncini. La conquista dell’ombra. Installation view at Fondazione Marconi. Ph. Fabio Mantegna. Courtesy Fondazione Marconi

Della stessa serie sono presenti in questa mostra Finestra con ombra e Sedia con ombra entrambe del 1968, in cemento armato e ferro dove il suo interesse per l’architettura è evidente come nelle opere realizzate in mattoni – elemento base del costruire –  di cui sono qui esposti tre grandi lavori Colonne con ombra e Mattoni con ombra n.12  entrambi del 1969 e Parete interrotta del 1971.

Accanto alle sculture sono presenti anche opere di piccole e medie dimensioni a parete dove l’ombra si esplicita nelle sue possibili e molteplici articolazioni come in Ombra di un quadrato M. 17, 1974  e  Ombra di due parallelepipedi M. 27 bianco, 1975. La scelta di esporre opere accanto a modellini, studi a collage su carta e disegni progettuali aiuta a comprendere la sua prassi operativa, sempre protesa verso una scultura minimale, concreta e sobriamente essenziale che è arte totale e presuppone il disegno e la pittura.
E l’ombra trova qui anche la sua giustificazione concettuale: rappresenta la  dimensione liminare di pura possibilità che può annullare la distanza tra scultura e pittura, stabilendo una continuità tra bidimensionalità e tridimensionalità, in cui Unici vuole collocarsi  affermando in un’intervista del 1998 “mi sento tra la scultura e la pittura e mi va benissimo, non c’è problema in questo.”

GIUSEPPE UNCINI
La conquista dell’ombra
Fondazione Marconi, Milano
La mostra è prorogata fino all’8 febbraio 2020

Giuseppe Uncini. La conquista dell’ombra. Installation view at Fondazione Marconi. Ph. Fabio Mantegna. Courtesy Fondazione Marconi