Giulio Bensasson_LOSING CONTROL_bozzetto studio dell’installazione_Pastificio Cerere_2021_Courtesy dell’artista

La mostra LOSING CONTROL è la prima personale di Giulio Bensasson, a cura di Francesca Ceccherini, aperta presso gli spazi della Fondazione Pastificio Cerere a Roma e realizzata con il contributo di Lazio Contemporaneo.
Tutto il progetto ruota intorno alla complementarietà dei due momenti allestitivi di cui si compone: da un lato, l’installazione in tre atti Losing Control #1, all’interno dei sotterranei di Spazio Molini – uno spazio dismesso e attualmente recuperato, un tempo impiegato per la lavorazione della semola – dall’altro Losing Control #2 nell’ex magazzino del grano – oggi un whitecube.
Che la perdita di controllo – titolo in lettere capitali scelto per la mostra e titolo descrittivo delle installazioni con mattonelle in gesso dello Spazio Molini – sia l’elemento unificante in cui si colloca lo spettro delle variabili di senso, formali ed estetiche, di tutto il progetto è presto detto. La perdita di controllo – fisico, mentale – e le sue immediate conseguenze – personali e collettive, microstoriche e macrostoriche – si accompagnano alla ossessività pungente non soltanto per una reiterazione del tema, ma anche e soprattutto per una fascinazione, decisamente figlia di questo tempo seppur non in maniera esclusiva, per la caducità e la vanitas da intendersi non semplicemente come degradazione e riduzione al grado zero, ma anche e soprattutto come elementi di una polarità che abbraccia il ciclo vitale delle nostre esistenze così come del mondo che ci circonda.
La catabasi nei sotterranei del Pastificio Cerere diventa allora un percorso esperienziale in tre atti: Bensasson ha deciso di collocare in questo luogo, così connotato, tre installazioni, impiegando delle mattonelle in gesso che ha realizzato a mano, una a una – per un totale di circa 1500 mattonelle.
Il bianco abbacinante delle installazioni, e del neon posizionato ai piedi di questi monoliti – oggetti aniconici di un contemporaneo culto devozionale per l’ossessiva ricerca della perfezione – contrasta non soltanto con la profondità del nero dello spazio circostante, e con le pareti che accolgono muffe e incrostazioni, bensì anche con la porosità del materiale, con le piccole screpolature intenzionalmente lasciate evidenti dall’artista quasi a indicare che un processo di deterioramento, una metamorfosi, stanno già accadendo sotto i nostri occhi nell’istante in cui ci accingiamo a osservare ciò che ci circonda.
È forse per questo stesso motivo che il bianco chirurgico di queste pareti devozionali si interrompe accidentalmente, in modo impercettibile, con la presenza di una piccola mosca, letteralmente incollata al di sopra della superficie.

Giulio Bensasson_LOSING CONTROL_dettaglio dell’installazione 1_Spazio Molini, Pastificio Cerere_2021_Courtesy dell’artista
Giulio Bensasson_Non so dove, non so quando_diapositiva d’archivio, 2016 – #47 – Courtesy dell’artista

Nell’allestimento dello spazio, Bensasson gioca sui contrasti tra i pieni e i vuoti, così come con la prospettiva. All’ingresso, accolti da un odore avvolgente che inonda gli ambienti, incastonata alla fine di uno stretto passaggio, fa la sua comparsa la prima installazione-parete, con cui si instaura fin da subito una visione ravvicinata e forzatamente intima – per osservarla meglio è necessario prendere una decisione, entrare all’interno di un basso tunnel e addentrarsi, trovandosi faccia a faccia con le molteplici manie di perfezione che ci perseguitano; nella sala centrale si staglia per tutta l’altezza la seconda installazione, collocata a celare la porta d’ingresso ai vani retrostanti dove, infine, è collocata la terza e ultima scultura, un’opera sonora e olfattiva, progettata con Filippo Lilli.
Lo sciamare indistinto di mosche proveniente dalla scultura e le sonorità intermittenti di bassi che si avvicendano amplificano un effetto straniante, naturale conseguenza del confronto diretto con uno spazio che a un primo approccio risulta addirittura angusto e inibente. Ecco, è su questi contrasti, sulle opposizioni simboliche e su un range emozionale ed emotivo che oscillano costantemente tra attrazione e repulsione, comfort e discomfort che Bensasson imposta il rapporto con gli ambienti e le opere in essi collocate.
Con Losing Control #2 nell’ex magazzino del grano Bensasson sceglie di esporre una parte dei materiali trovati raccolti nell’archivio Non so dove, non so quando (2016), composto di centinaio di pellicole recuperate e numerate dall’artista. Una fotografia, alcune diapositive illuminate attraverso visori vintage, un grande light box trasfigurano lo spazio in un raccoglitore di memorie un tempo appartenute a qualcun altro. Le muffe e i funghi che progressivamente hanno mutato le superfici del supporto – le pellicole, le diapositive, le fotografie – divengono allora i vettori di una trasformazione inarrestabile, portatrice di nuove immagini e, con esse, di nuovi contenuti di memoria. Il tempo, come coordinata assoluta, rivela così una duplice potenzialità: il potere inarrestabile del cambiamento, e di tutto ciò che esso comporta, e un potenziale insito nella sua stessa capacità di produrre degli slittamenti di senso che sono il frutto di una incessante trasformazione. Le immagini, che hanno perso ogni connotato di riconoscibilità – i volti cancellati dai segni del tempo, le muffe proliferate sui supporti a determinare colori cangianti e astrazioni casuali dell’impronta visiva – assumono così un nuovo statuto: prelevate, ingrandite, esposte non fissano più un momentaneo istante riconoscibile, ma diventano qualcos’altro, sono lo spettro sensibile di un passaggio, la testimonianza nuda di ciò che era e non è più, di ciò che è diventato altro. 

Giulio Bensasson, Non so dove, non so quando_diapositiva d’archivio_2016_#515_Courtesy dell’artista
Giulio Bensasson, Non so dove, non so quando, diapositiva d’archivio_2016_#28 – Courtesy dell’artista
Giulio Bensasson, Non so dove, non so quando, Dettaglio dell’installazione, 2021 – Courtesy dell’artista
Spazio Molini, Pastificio Cerere