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Napoli, si sa, non è un luogo semplice da vivere, figuriamoci per una Torinese che viene “abbandonata” per una settimana nei Quartieri Spagnoli. L’idea è proprio quella di calare un artista in un contesto apparentemente estraneo, estremamente connotato, ma col quale può entrare in relazione, personalmente e mediante il proprio lavoro.

Quello che abbiamo tentato noi di Bite The Saurus (Enzo Di Marino e Dalia Maini) con Giuliana Rosso alla  Casaforte S.B. è proprio questo. Un’influenza reciproca che possa innescare un’alternativa!
Bite The Saurus #3 Giuliana Rosso

BTS 3#, Giuliana Rosso, A Creepy and Holy Jingle (Un Timoroso e Sacro Tintinnio)

Una lampada accesa dietro la finestra
veglia al cuore segreto della notte
J.A. RIMBAUD, Emmuré, in Oeuvres complétés,

Gaston Bachelard ne “La poetica dello spazio” riporta come Jung, nel suo lavoro di psicanalisi, si serviva della doppia immagine della cantina e della soffitta per analizzare le paure che abitano la casa. Jung utilizza la paura nella soffitta e la paura nella cantina per dimostrare come l’uomo cerchi di lasciare sotterrato il proprio inconscio preferendo, quindi, affrontare la soffitta piuttosto che la cantina in cui risiedono le paure più profonde. Nella soffitta l’esperienza del giorno può sempre cancellare le paure della notte, nella cantina le tenebre dimorano giorno e notte e anche con la luce accesa “l’uomo vede danzare le ombre sul muro”.

La Casaforte S.B., situata nel cuore dei quartieri spagnoli di Napoli, è una struttura in cui si compenetrano architetture di diverse epoche. Sorge sul chiostro di un ex convento e da come ho potuto notare conserva ancora oggi un lontano carattere monastico di fortezza, in cui il mondo esterno sembra appartenere a un’altra dimensione avvertibile solo da voci indistinte e canzoni neomelodiche che provengono dalle case retrostanti.

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La mia riflessione e il mio lavoro si è svolto perlopiù nelle stanze interrate, una sorta di grande cantina. Qui disegni naturali dovuti al calcare e all’umidità creano forme e cromie inaspettate sulle pareti, come un volto di monaco, una figura aliena dai grandi occhi che osserva dalla rampa delle scale. E poi che luce! Penetra dall’esterno, fioca all’interno dell’ambiente, creando un’atmosfera ovattata.

Nei primi giorni è stato per me fondamentale passeggiare per i quartieri, provare a capire almeno in parte il luogo in cui mi trovavo e osservare le persone che lo abitano, riconoscerne gli aspetti magici e quotidiani e l’indissolubile intreccio tra essi.

Nei Quartieri Spagnoli si ha la sensazione che dietro ogni angolo si possa materializzare una situazione inaspettata. Le vie strette e buie, illuminate dai neon colorati delle edicole votive, alimentano un senso di soprannaturale che viene interrotto bruscamente dal passaggio veloce e rumoroso del traffico e d’un tratto di nuovo, immediatamente, il silenzio.

Le persone parlano apertamente di antichi miti e presenze domestiche e spiegano come esse siano parte della loro quotidianità e di memorie collettive.

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Osservando questo luogo ho pensato immediatamente a due elementi centrali nella mostra: un lavoro site specific realizzato all’interno di una delle nicchie che caratterizzano lo spazio; una piccola tenda circolare, una sorta di capanna-gioco per bambini, ma allo stesso tempo, dimora di spettri.

Li ho intesi come rivelazioni, spazi immaginari che si vanno a sovrapporre come una una doppia realtà, allo spazio architettonico.

Bachelard individua la capanna come “radice della funzione d’abitare”, elemento che appartiene a quei ricordi lontani e “troppo immaginati” che rientrano in un immaginario fantastico e “centro di leggende”.   La capanna, quindi, rappresenta una situazione di intimità e rifugio che ho inteso, proprio, come un luogo simbolico di rifugio infantile e, allo stesso tempo, nascondiglio di paure indistinte.

Ho trattato la superficie della capanna come se fosse una tela tirata su un telaio, ho dato l’imprimitura e né ho dipinto tutta la superficie stravolgendone l’immagine, donandole un carattere quasi pauroso, appare logora e con viscosità verdi minacciose, mentre, all’interno ho immaginato un chiarore diffuso in cui abita uno spettro innocuo.

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Nel lavoro site specific appare un munaciello (piccolo monaco) contemporaneo nell’oscurità della nicchia, sospeso a mezz’aria in una grande macchia che si appoggia alle pareti. Ho pensato a questa escrescenza come a un grande alone di muffa dai contorni irregolari. Ombra variopinta, grigia e nerissima che, in certi punti, ricalca le rientranze e si estende oltre l’incavo fino a colare sulla superficie orizzontale del pavimento dove si fonde con la geometria delle piastrelle. Lo spazio reale assume una sembianza immaginifica e nelle stanze si materializza uno spettro. Il fantasma di un adolescente, dal portamento grottesco e instabile, è il simbolo e il riflesso di una deformazione comune che emerge e dissimula il reale. La sua storia, consolidata e tenuta a bada, è asfaltata all’interno di un desiderio di pulizia, di ordine, di riconoscimento e desiderio di svilupparsi in una forma diversa. Vessazione e affetto ne modificano la struttura corporea fino a deformarne la fisionomia, essa che sia, corporea o psichica.
Corre verso un muro alla ricerca di un amore.

Giuliana Rosso

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Giuliana Rosso
A Creepy and Holy Jingle (Un Timoroso e Sacro Tintinnio)
08.12.2018 ore 19.00 dal 9.12 al 22.12.2018
La Casaforte S.B., Napoli

Giuliana Rosso  - A Creepy and Holy Jingle (Un Timoroso e Sacro Tintinnio) - Installation view  © Danilo Donzelli Photography

Giuliana Rosso – A Creepy and Holy Jingle (Un Timoroso e Sacro Tintinnio) – Installation view © Danilo Donzelli Photography

Giuliana Rosso  - A Creepy and Holy Jingle (Un Timoroso e Sacro Tintinnio) - Installation view  © Danilo Donzelli Photography

Giuliana Rosso – A Creepy and Holy Jingle (Un Timoroso e Sacro Tintinnio) – Installation view © Danilo Donzelli Photography

Giuliana Rosso  - A Creepy and Holy Jingle (Un Timoroso e Sacro Tintinnio) - Installation view  © Danilo Donzelli Photography

Giuliana Rosso – A Creepy and Holy Jingle (Un Timoroso e Sacro Tintinnio) – Installation view © Danilo Donzelli Photography

Giuliana Rosso  - A Creepy and Holy Jingle (Un Timoroso e Sacro Tintinnio) - Installation view  © Danilo Donzelli Photography

Giuliana Rosso – A Creepy and Holy Jingle (Un Timoroso e Sacro Tintinnio) – Installation view © Danilo Donzelli Photography