Piano Player, 2010
Book Cam, 2011
Demolition, 2012
Ghost 3, 2011
Sculpture Workshop 1 – 5, 2012
Veduta dell’installazione
 
 Studio Universe
 Taiyo Onorato & Nico Krebs, End of an Era 2012
Per tutte le foto courtesy Galleria Riccardo Crespi e gli artisti

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Nel giorno dell’opening, il 24 febbraio scorso, ho chiesto  a  Nico Krebs perchè c’era una fotografia che, apparentemente non c’entrava niente: un ragazzo che suona il pianoforte mentre una ragazza nuda lo abbraccia. L’artista mi guarda un pò perplesso. Forse ha pensato: ma tra tutte le domande che poteva farmi sulla mostra, mi doveva fare proprio questa?
Nico non mi ha risposto o meglio ha borbottato che la mostra affronta il tema delle visibilità, dei punti di vista che ruotano. Il girare probabilmente delle prospettive visive, delle percezione. Ma anche dei concetti..
La mostra che i due artisti svizzeri Taiyo Onorato & Nico Krebs, TONK, pensano per la galleria Riccardo Crespi, ‘End of an Era’, si sviluppa in effetti sul doppio potere del mezzo fotografico: quello di registrare immagini – e dunque punti di vista – ma anche creare visioni.
Nelle tre immagini dal titolo ‘Ghost’, un meccanismo ruotante crea un’immaginaria costruzione ambientata in un bosco. Lo stesso meccanismo di immortalare un oggetto che gira su se stesso, lo si ritrova nella serie ‘Sculpture Workshop’.
Tra queste due serie, un donna che nuota in un mare che sembra inquiostro e un universo simulato in uno studio fotografico. 
Queste immagini assorbono l’attenzione, incuriosiscono per l’ambigua ambientazione che Tonk creano volta per volta per simulare dei fenomeni percettivi. In galleria anche delle macchine fotografiche costruite con materiali insoliti come la ceramica e il legno. Una in particolare, considerabile come una vera scultura, è fatta da una serie di libri incollati assieme.

I due artisti ribadiscono in modo magnifico il potere magico della fotografia di materializzare dei fantasmi, siano essi persone, mostri, architetture, sculture, piante, muri. Svelandoci anche i trucchetti di questa messa in scena – il meccanismo elettrico che fa girare la struttura, il firmamento che altro non è che un pezzo di carta, ecc. – TONK ci rassicurano che, la proclamata morte della fotografia analogica alla fine non è del tutto credibile.
Coerenti, ci portano in fondo a questa loro indagine percettiva-magica per poi lasciarci con un abbraccio che non c’entra niente, ma che in modo quasi romantico ricorda quel tanto studiato ‘punctum’, ossia l’aspetto emotivo che, irrazionalmente ci colpisce.