3 oceani, 7 balbuzie, 5 vortici di aria calda, 2012, radice di 300 anni, frammento di meteorite marziano Courtesy Studio Guenzani, Photo ©Luigi Acerra

Visione della mostra, Courtesy Studio Guenzani, Photo ©Luigi Acerra

Visione della mostra, courtesy Studio Guenzani, Photo ©Luigi Acerra

Escoriazioni antropologiche n. III (2012), spugna di mare grezza, profumo di fragranza marina (dettaglio) Courtesy Studio Guenzani, Photo ©Luigi Acerra

Escoriazioni antropologiche n. V (2012), spugna di mare grezza, profumo di fragranza marinaCourtesy Studio Guenzani, Photo ©Luigi Acerra

Ci accoglie un intenso profumo che – scopriamo in seguito – ricorda l’indefinibile essenza di mare. La mostra di  Giovanni Kronenberg , inaugurata pochi giorni fa allo Studio Guenzani , spazia dalle profondità degli abissi all’immaterialità e inconsistenza del profumo, dalla lontananza e indeterminatezza di oggetti antichi, alla lontananza (reale) degli spazi siderali da cui proviene il frammento di meteorite marziano, anch’esso in mostra. Quasi non si nota questo minuscolo sassolino posato tra le pieghe secolari di una grande (e impressionante) radice.

Questa grande scultura dai misteriosi chiaroscuri – e dall’altrettanto antitetico titolo ‘3 oceani, 7 balbuzie, 5 vortici di aria calda’  –  diventa dunque una sorta di barocco e sofisticato concentrato di visioni: il nero della terra che nei decenni ha ospitato e nutrito le radici di un albero; la bellezza di un oggetto scultoreo che ricorda l’afflosciarsi di  morbide vesti o, ancora, le visionarie immagini di uno spazio (ancora nero inchiostro) dell’ ‘ignoto spazio profondo’. Non scelgo a caso il titolo di questo film – Werner Herzog – che ci ha portato in altri spazi bui, quelli degli abissi marini, dove si trova un’altro elemento naturale che cresce e si sviluppa: le grandi spugne marine che l’artista presente con il titolo ‘Escoriazioni Antropologiche’. Tre di queste sculture organiche, la cui forma naturale coincide perfettamente con il gusto artistico contemporaneo, ci raccontano attraverso l’inganno un’atmosfera marina. Sì, perché questa dimensione è suscitata da una fragranza contraffatta, un profumo ‘falso’ realizzato da ‘nasi’ astuti per ricordarci l’indefinibile (dicevo) profumo di mare. L’altra scultura,  ‘Dato che invecchiare solleva il giudizio dall’impazienza della gioventù’, ci riporta ancora lontano. Poggiato sopra una vertebra di balena, una luna incisa su una lastra d’argento che suggerisce ere geologiche di preistorica memoria.

Eccentrica, eccessiva, densa, questa mostra si sviluppa grazie ad un allestimento che fa del vuoto la sua cifra stilistica: spazio e grumi scultorei modellati dal tempo, ci lasciano disorientati nell’immaginare imprevedibili e oscure visioni.

Mostra da vedere. Meglio da soli.