GIO PONTI. AMARE L’ARCHITETTURA a cura di Maristella Casciato, Fulvio Irace con Margherita Guccione, Salvatore Licitra, Francesca Zanella © Musacchio/Ianniello/Pasqualini

Testo di Sara Benaglia —

GIO PONTI. Amare l’architettura è una retrospettiva che il MAXXI di Roma dedica all’architetto e designer a quarant’anni dalla sua scomparsa. 
A cura di Maristella Casciato e Fulvio Irace, realizzata in collaborazione con CSAC – Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma e Gio Ponti Archives, questa mostra prende il nome dalla dichiarazione d’amore con cui Gio Ponti intitola uno dei suoi libri (1957) più noti.
Le linee guida dell’attività di questa grande figura anticonformista e d’eccezione sono dispiegate in capitoli, allestiti con straordinaria maestria, in cui l’aspirazione all’altezza, la profezia della “leggerezza”, l’osmosi tra Natura e architettura e pareti pieghevoli per una casa adatta all’oggi (Verso la casa esatta) vengono articolati attraverso un attento lavoro di ricerca, che mette in scena l’architettura pontiana, “scenario e soccorso della vita”.
Materiali archivistici, modelli originali, le riviste “Domus” e “Stile” dirette da Ponti, libri e fotografie (derivate da un progetto di committenza fotografica ideato e curato da Paolo Rosselli) sono gli elementi attraverso cui le otto sezioni della mostra si articolano.
Il Grattacielo Pirelli di Milano, l’appartamento in Via Dezza a Milano, la Scuola di Matematica di Roma (1934), i due Palazzi Montecatini a Milano (1936 e 1951), Villa Marchesano a Bordighera (1938), l’Hotel Parco dei Principi di Sorrento (1959), Villa Planchart a Caracas (1953-57), l’Istituto italiano di cultura di Stoccolma (1958), il Denver Art Museum (1971), la chiesa di San Carlo Borromeo a Milano (1961-64), la Concattedrale di Taranto (1970) , il Grande magazzino de Bijenkorf a Eindhoven (1967-68), i Palazzi per i Ministeri di Islamabad (1962-64) sono alcune delle tappe di un percorso articolato, che legge esaustivamente l’operato del maestro – italiano, lombardo e milanese -, includendo in questa lettura sistematica anche i suoi progetti di design, tra cui le posate per Christofle, le ceramiche per Marazzi, le maniglie per Olivari, i lavabi per Ideal Standard e la sedia Superleggera di Cassina.
I modelli storici degli edifici di Gio Ponti sono presentati davanti alla grande vetrata alla fine della Galleria 5 del MAXXI: un omaggio alla perfezione obiettiva dell’artista e un incontro con Zaha Hadid, laddove l’edificio da lei disegnato fluisce nel panorama di una Roma del XX secolo.

Gio Ponti – Amare l’Architettura – Foto © Musacchio Ianniello Pasqualini – Courtesy Fondazione MAXXI, Roma
Gio Ponti – Amare l’Architettura – Foto © Musacchio Ianniello Pasqualini – Courtesy Fondazione MAXXI, Roma

Pubblichiamo un estratto da CINQUANTA DOMANDE CINQUANTA RISPOSTE (sono di più) da Amate l’Architettura, Gio Ponti, 1957

come nasce l’architettura?
da dentro
ordine o disordine?
ordine è architettura, ordine compositivo: il resto è storia l’architettura è un tentativo contro la storia, storia di disordini: quando la storia vince, l’architettura ruina
un’architettura sociale?
l’architettura non ha attributi; ma esiste un’architettura con destinazione sociale, ma tutto ha una destinazione sociale nella civiltà, anche il bel monumento
un’architettura senza architetti?
esiste: fu detta spontanea e individuata nella architettura minore (invece tutta l’architettura essenziale è spon- tanea, perché prende forma obbedendo alla sua destinazione)
l’architettura madre delle arti?
che strana idea di ragionare sulle arti per rapporti di parentela, l’architettura è l’architettura, la pittura è la pittu- ra, e così via quale
la più importante delle arti?
è una questione che non ha nessuna importanza
l’architettura è difficile?
è facile
il pubblico ha capito e conosce l’architettura moderna?
no: la crede un cambiamento di forme, e non di sostanza: non la conosce: fargliela conoscere
problema dell’architettura moderna?
realizzarsi
nazionali o mondiali i problemi formativi dell’architettura moderna?
sono i problemi della civiltà, quindi mondiali: l’espressione « nazionale » esiste senza cercarla: il suo valore nazionale è nel grado di civiltà raggiunto nella Nazione
dove la saggezza oggi nel costruire?
è nell’essere temerari tecnologicamente: altrimenti s’investe denaro in edifici subito superati nella tecnologia i cui passi sono rapidi
ci sono edifici « nuovi »?
si: stazioni; aeroporti, ma tutto oggi è nuovo: alberghi case, ospedali, scuole… perché la vita è diversa
si può fare architettura moderna senza una attrezzatura produttiva moderna?
no (ma Ronchamp?)
cosa è avvenuto nell’architettura?
è cresciuta in altezza, s’è alleggerita in peso, s’è assottigliata
epoca, oggi, dello standard?
non più delle passate: oggi la tecnica permette tutto
di quali epoche lo standard?
delle primitive

Gio Ponti – Amare l’Architettura – Foto © Musacchio Ianniello Pasqualini – Courtesy Fondazione MAXXI, Roma
Gio Ponti – Amare l’Architettura – Foto © Musacchio Ianniello Pasqualini – Courtesy Fondazione MAXXI, Roma

quali standard in quei tempi?
dettati dai limiti della produzione
quali standard nei nostri?
frutti degli sviluppi delle produzioni
dove sta la soluzione d’ogni problema?
non c’è: l’avvenire rinnova i problemi
ricercare novità o perfezione?
perfezione, è sempre una novità: perfezione obbiettiva, non accademica nella storia valori d’arte?
no, umani
arte o civiltà?
civiltà
perché i giovani credono nella tecnica?
per la moralità della tecnica
moralizzare l’architettura?
espellendone le vanità del committente, dell’architetto, e la compiacenza della gente pigra di mente
Nervi?
ha i segreti dell’architettura di domani: fa profezie delle forme
i maestri degli architetti han da essere architetti?
anche no: l’architettura è un affare di lucidità mentale, e di capacità coordinatrice, e i nostri maestri possono essere architetti e non architetti: ho imparato da Persico, Donegani, Donati, non architetti, ho imparato da al- cuni architetti (più giovani di me), ho disimparato quel che avevo imparato dai miei coetanei (e ancora imparo: come fa dire Anti ad un vegliardo)
dobbiamo interessarci al disegno industriale?
si: per l’unità di stile
cosa è una macchina?
una unità
dove si va?
dal pesante al leggero, dall’opaco al trasparente, dal corruttibile all’incorruttibile, dal composto all’unito
dove oggi si può mettere la luce?
« nella » architettura: « nei » mobili: creando illusioni di spazio
esiste una architettura di notte?
sì, e diversa: dobbiamo progettarla
il più bel colore nell’architettura?
il bianco, colore puro della forma
il colore appartiene alla architettura?
se della materia, se per l’illusione
tutti i colori?
tutti
esistono materiali moderni?
solo cronologicamente: ma tutti i materiali sono moderni la modernità è nella scelta, nell’impiego per una e- spressione
quale il materiale più durevole?
l’arte
quale la vera materia per l’architettura, la più bella, quella finalmente solo per architettare?
il cemento

Gio Ponti – Amare l’Architettura – Foto © Musacchio Ianniello Pasqualini – Courtesy Fondazione MAXXI, Roma
Gio Ponti – Amare l’Architettura – Foto © Musacchio Ianniello Pasqualini – Courtesy Fondazione MAXXI, Roma
Gio Ponti – Amare l’Architettura – Foto © Musacchio Ianniello Pasqualini – Courtesy Fondazione MAXXI, Roma
Gio Ponti – Amare l’Architettura – Foto © Musacchio Ianniello Pasqualini – Courtesy Fondazione MAXXI, Roma

GIO PONTI. Amare l’architettura
a cura di Maristella Casciato e Fulvio Irace
con Margherita Guccione, Salvatore Licitra, Francesca Zanella
in collaborazione con CSAC – Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma Gio Ponti Archives
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