• Liam Gillick e Jonathan Monk, Cool Your Jets, Courtesy Quartz Studio, Torino
  • Liam Gillick e Jonathan Monk, Cool Your Jets, Courtesy Quartz Studio, Torino © foto Beppe Giardino - Installation view
  • Liam Gillick e Jonathan Monk, Cool Your Jets, Courtesy Quartz Studio, Torino © foto Beppe Giardino - Installation view
  • Liam Gillick e Jonathan Monk, Cool Your Jets, Courtesy Quartz Studio, Torino © foto Beppe Giardino - Installation view
  • Liam Gillick e Jonathan Monk, Cool Your Jets, Courtesy Quartz Studio, Torino © foto Beppe Giardino - Installation view
  • Liam Gillick e Jonathan Monk, Cool Your Jets, Courtesy Quartz Studio, Torino © foto Beppe Giardino - Installation view

English text below

A volte c’è la frase giusta nel momento giusto. Capita proprio che si inserisca esattamente nel contesto, che calzi e lasci il segno. Un po’ come un consiglio nel momento del bisogno, o un monito nell’istante prima di spingersi troppo oltre.

Il sapore di quel consiglio Keep calm (and carry on) di oltre 70 anni fa, in un contesto in cui c’era bisogno di infondere coraggio, speranza ed entusiasmo al passante intimorito dalla situazione di crisi degli eventi bellici, si ritrova presso Quartz Studio grazie alla collaborazione tra Liam Gillick e Jonathan Monk che lo declinano ai giorni nostri. La crisi è infatti un’altra e lo scenario di tante battaglie e tensioni è ora quello socio-economico: i passanti odierni si interrogano riguardo al proprio futuro su domande inerenti il lavoro, le evoluzioni sociali, la soggettività in dialogo scostante con la collettività.

Nella progettazione della mostra i due artisti iniziano un dialogo via e-mail sui precedenti interrogativi. Il lavoro prende quindi forma presso la galleria Quartz Studio di Torino, in cui Monk rivede nei motivi del pavimento le stesse figure pentagonali ed esagonali del pattern di un pallone da calcio. Le forme e i colori del piano orizzontale della galleria si staccano e passano così su un pallone site specific, che si carica di entusiasmo ed è pronto a sprigionare energia. Presa una stanza vuota; riempita di palloni da calcio; fatto entrare un bambino: cosa potrebbe mai accadere? Facile. E se gli venisse detto chiaramente Stai calmo, cosa accadrebbe? Gillick aggiunge infatti il testo Cool your jets, da cui il titolo della mostra, stampandolo a caratteri cubitali neri lungo due pareti della stanza.

La galleria piemontese mette quindi a dura prova lo spettatore che, sospinto da un desiderio immanente di calciare uno dei 49 palloni posti su tutto il pavimento, si trova invece a saltellare per incedere nella stanza, avendo sempre di fronte il monito Cool your jets: dal gergo aeronautico letteralmente Raffreddate i vostri jet, cerca di frenare la tensione percepibile nel dialogo serrato e costante tra sentenza e palloni, tra muro e pavimento, tra calma e azione.  Se con lo slogan Keep calm si voleva colmare un difetto di entusiasmo, con Cool your jets lo si cerca di contenere, in un perfetto stile inglese guidato dall’arcinoto aplomb d’oltremanica.

Gillick e Monk concludono infine il loro dialogo ricollegando gli abbinamenti tensione-pallone e calma-pallone a due noti calciatori di cui citano alcune parole finite sulle prime pagine dei quotidiani sportivi: il primo è Johan Cruijff con lo stimolo di “C’è solo una palla, quindi devi averla”, mentre il secondo è Andrea Pirlo con un quasi disarmante “Non sento la pressione, non mi interessa..Passai il pomeriggio del 9 luglio 2006 a dormire e giocare alla Playstation; la sera uscii e andai a vincere la Coppa del Mondo”.

Liam Gillick e Jonathan  Monk,   Cool Your Jets,   Courtesy Quartz Studio,   Torino © foto Beppe Giardino - Installation view

Liam Gillick e Jonathan Monk, Cool Your Jets, Courtesy Quartz Studio, Torino © foto Beppe Giardino – Installation view

COOL YOUR JETS
February 23, 2016 – April 30, 2016

On Tuesday, February 23, 2016 at 6:00 pm, Quartz Studio is pleased to present the exhibition Cool Your Jets, a collaboration between New York based Liam Gillick (Aylesbury, UK, 1964) and Berlin based Jonathan Monk (Leicester, UK, 1969). The exhibition physically and semantically plays with the idea of “slippage.” The two artists’ work converses at a distance, working on two horizontal planes. The first plane is the floor, which Jonathan Monk altered with a pile of fifty soccer balls, whose leather hexagons echo the colors of space’s cement floor. The second one is by Liam Gillick, a phrase on the wall in his preferred black font, “Cool your jets, ” with a meaning somewhere between a piece of advice and a warning. The artists exchanged a series of emails about how balls and jets might interact, to which both Monk’s installation and Gillick’s phrase allude quite specifically. Some questions emerged extrapolated from different web sites about the French-Italian philosopher Maurizio Lazzarato. Neither Monk nor Gillick have come up with answers, as they are already in a way contained in the questions themselves.

When it comes to production and activity within the community, work as such deserves certain scrutiny: to what purpose, for whom?

Life, health and love are precarious – why should work be an exception?

How does one approach a system so coded and at the same time loaded with meaning?

Something changed in the life and society that interrogates subjectivity: what happens, what’s happened, what will happen?

The event returns the world to us as a ‘matter of choice’, and subjectivity as a ‘crossroad of praxis’. What is happening to me(us) there?

In the long-distance conversation between Gillick and Monk, these socio-economic questions are in counterpoint to quotes from Johan Cruijff, a renowned retired Dutch player and coach.

There’s only one moment in which you can arrive in time. If you’re not there, you’re either too early or too late.

There is only one ball, so you need to have it. 

If you have the ball you must make the field as big as possible, and if you don’t have the ball you must make it as small as possible.

The series of quotes on the topic end with a disarming declaration by Andrea Pirlo, a retired midfielder for Juventus and the Italian national team, now in the States with New York City: I don’t feel pressure… I don’t give a shit. I spent the afternoon of Sunday, July 9, 2006 in Berlin, sleeping and playing PlayStation. That evening I went and won the World Cup.

Liam Gillick e Jonathan  Monk,   Cool Your Jets,   Courtesy Quartz Studio,   Torino © foto Beppe Giardino - Installation view

Liam Gillick e Jonathan Monk, Cool Your Jets, Courtesy Quartz Studio, Torino © foto Beppe Giardino – Installation view

Liam Gillick e Jonathan Monk,   Cool Your Jets,   Courtesy Quartz Studio,   Torino © foto Beppe Giardino - Installation view

Liam Gillick e Jonathan Monk, Cool Your Jets, Courtesy Quartz Studio, Torino © foto Beppe Giardino – Installation view