GIanluca Concialdi, Enrique, Clima, Milano 2020 – Installation view Photo Marco Davolio
GIanluca Concialdi, Enrique, Clima, Milano 2020 – Installation view Photo Marco Davolio

Una serata in piazza, una birra con gli amici. Socialità di quartiere, ovunque uguale, da Palermo a Milano. Restare fino all’alba, stappando una birra dopo l’altra o rincasare presto, chiudendosi la porta di casa alle spalle: questione di scelte, quelle apparentemente banali e senza importanza ma che determinano comunque le nostre vite.

Con Enrique, nuovo progetto realizzato in occasione della sua seconda personale da Clima, Gianluca Concialdi si mette in gioco, parla di sé e di noi tutti, della comune esperienza quotidiana in cui dimensione pubblica e privata si incontrano e si sovrappongono. Una mostra concepita come un’unica installazione in cui scultura e pittura si ibridano fino a diventare elementi architettonici e scenografici di una piazza immaginaria e al tempo stesso reale, praticabile.

Gli apribottiglie di metallo sono agganciati a delle catenelle, pronti per l’uso: ognuno riporta incisa una  frase, associazioni libere che non aspirano a un senso né a una narrazione; sono modi di dire, citazioni, frammenti di discorsi origliati, un puzzle parolibero che potrebbe potenzialmente ricomporsi indefinitamente in conversazioni nuove o nuovamente ripetute, come sono spesso le chiacchiere informali e rilassate davanti a un bicchiere.

Gianluca Concialdi Mandorlo in fuoco, 2020 iron, steel, d.32×220 cm – Photo Marco Davolio
Gianluca Concialdi Mandorlo in fuoco, 2020 iron, steel, d.32×220 cm detail – Photo Marco Davolio

Anche i titoli dei lavori sono come versi sciolti per poesie collettive da ricomporre a piacimento: Porta killer, Sono uscito a portare la spazzatura, In lontananza Gigi d’Alessi, Johnny va rapido e scoordinato.  A terra calchi di bottiglie e di un posacenere – con inciso l’autoritratto di Concialdi sul fondo, quasi fosse una firma –  e incernierati alle pareti alcuni grandi dipinti di pura astrazione su supporti lignei che non sono altro che porte da aprire e chiudere  come quinte teatrali per comporre scenari a piacimento. Aperte o chiuse, ognuna offre una diversa visione: sono metafore di una possibilità, di un cambiamento di direzione, anche se contingente: la scelta tra restare o andare via. La pittura è sempre sperimentale, stratificata con inserimenti materici che conservano la memoria dei  passaggi successivi e dei ripensamenti al punto da diventare quasi un residuo performativo che rimanda alle tante azioni fatte dall’artista.

Un racconto empatico, di sensazioni, così come il testo di Pietro Librizziche accompagna la mostra: non un commento critico ma l’evocativo racconto di una vista in studio e di una serata palermitana che diventa quasi una voce fuoricampo.

Gianluca Concialdi Porta Epica Ridotta, 2019 Wood, digital print on paper, spray paint, iron 194×61,x3,5 cm SIDE A – SIDE B – Photo Marco Davolio
Gianluca Concialdi Porta Arco Azzurro, 2019 Wood, paper collage, gouache, spray paint, gummy polyurethane paint, iron 193×61,5×3,5 cm SIDE A – SIDE B photo Marco Davolio
Gianluca Concialdi Collo lungo 1, 2019, Cast iron d. 7×27,5 cm photo Marco Davolio
Gianluca Concialdi Porta Tre Birre in Due, 2020 Wood, paper collage, glass, gouache, spray paint, iron 195×61,5×3,5 cm SIDE A – SIDE B photoMarco Davolio
Gianluca Concialdi Posacenere, 2020 Brass d. 14,5×4 cm photo Marco Davolio