• Alessandro Moroder, Domenica - Acappellla, Napoli - Installation view - photo Danilo Donzelli
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  • Alessandro Moroder, Domenica - Acappellla, Napoli - Installation view - photo Danilo Donzelli
  • Alessandro Moroder, Domenica - Acappellla, Napoli - Installation view - photo Danilo Donzelli
  • Alessandro Moroder, Domenica - Acappellla, Napoli - Installation view - photo Danilo Donzelli
  • Alessandro Moroder, Domenica - Acappellla, Napoli - Installation view - photo Danilo Donzelli
  • Alessandro Moroder, Domenica - Acappellla, Napoli - Installation view - photo Danilo Donzelli
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Napoli, 10 ottobre 2015, giornata del contemporaneo. Situazione: al Madre una personale di Mark Leckey, un’installazione di Marco Bagnoli e l’ingresso del museo ripensato da Daniel Buren. A Castel Sant’Elmo il progetto L’albero della Cuccagna di Achille Bonito Oliva, con il patrocinio di Expo 2015 (che è un po’ una garanzia, ma al negativo).

Lontani sono i tempi in cui nella galleria di Lucio Amelio, in Piazza dei Martiri, Andy Warhol e Joseph Beuys si incontravano per la prima volta: nel campo dell’arte contemporanea, la voce di Napoli ha perso rilievo già da un po’. Però non si arrende, ed è ancora possibile trovare in città qualcosa di interessante, o almeno, in linea col presente.

Un progetto che negli ultimi anni ha dato un sapore più fresco alla città è il Museo Apparente di Corrado Folinea, spazio espositivo che, nel 2011, rispose al desiderio del suo ideatore di movimentare, con le sonorità nitide del presente, quella stratificazione musicale profonda ma spesso un po’ lenta e opaca che è l’arte nella città di Napoli. Museo Apparente (il nome gioca con il suo toponimo, vico di Santa Maria Apparente) nasce quando Corrado Folinea decide di aprire uno spazio espositivo a casa sua, nel suo giardino, in un cottage di legno prefabbricato. In concomitanza con l’attività del museo nasce Rivista Apparente (curata da Folinea e da Anna Haas) e un programma di residenze per artisti internazionali. Un luogo privato, quindi, che nel suo aprirsi al pubblico riesce a conservare un calore e un senso di intimità domestici. Sempre meno domestica e apparente, tuttavia, si presenta la realtà del Museo: quest’anno ha partecipato alla sezione Emergent di MiArt, rappresentando Napoli insieme a gallerie consolidate come Lia Rumma, Artiaco, Raucci/Santamaria, Di Caro, Di marino e T293 (nella sezione Estabilished).

Nel marzo 2015, dopo il successo del suo progetto, Folinea decide di aprire Acappella, nome che ancora una volta oltrepassa la relazione con il luogo (via Cappella Vecchia 8, nelle vicinanze della galleria Fonti), con un riferimento al canto “a cappella”, dove la voce si rivela nella sua vulnerabilità e bellezza senza nessun tipo di accompagnamento. Se in Museo Apparente la voce dell’artista beneficiava della contaminazione della residenza e dell’ambiguità dello spazio espositivo giardino/abitazione privata, Acappella si propone come uno spazio puro, “dall’acustica perfetta”. Non per questo si tratta di una white box: il pavimento napoletano anni Cinquanta impone la sua presenza come un’eco che amplifica il canto.

In questi giorni, e fino al 25 ottobre, lo spazio ospita la mostra del giovane Alessandro Moroder. I suoi quadri astratti, che ben si accordano con i toni della pavimentazione, sono accompagnati da un sottofondo musicale ritmato e costante, un frammento del pezzo “Too hot to handle” del grande Giorgio Moroder, suo padre. Il sottofondo sonoro, scelto dal gallerista, caratterizza il senso di controllata tensione che costituisce una delle caratteristiche delle opere esposte. Un ciclo di opere che prende il via dallo studio della cultura del calcio, concentrandosi sulle tensioni delle tifoserie e sulla loro routine, sulla ritualizzazione di gesti, imprecazioni, atteggiamenti, sulla violenza incipiente e sulle dinamiche del gruppo, nelle quali il confine tra la fraternità e la guerra, tra la festa e la disgrazia, è instabile e sottile. Ispirandosi alle coreografie pirotecniche dei tifosi, l’artista interviene sulle tele con torce e fumogeni. Le tele vengono trattate con il gesso e la cera così da indurirle e al tempo stesso renderle più sensibili alle trasformazioni provocate dalla combustione. Anche se si tratta di tele astratte la riflessione non è formalista, ma sentimentale.

Ogni tela è la traccia di rito che sottende e disperde la vulnerabilità del corpo, consumato in solitudine, di fronte alla tela, con strumenti che, normalmente, hanno lo scopo di trasformare in performance collettiva un fomento personale, un affetto rinforzato dall’unione. I fumogeni e le torce diffondono nello spazio e rendono visibile ciò che altrimenti sarebbe veicolato dai gesti, dagli slogan e dai canti delle curve, sono le propaggini del singolo corpo che partecipa, che diventa un tutt’uno nella spettacolarizzazione di entusiasmo, rabbia e appartenenza. Nel lavoro di Moroder questi strumenti d’unione tornano all’unità, al corpo isolato e solo.

La galleria Acappella, dunque, si schiarisce la gola e si prepara a delineare con precisione sempre maggiore un tono personale che, unito a quelli delle altre gallerie napoletane e a una programmazione del Madre – si spera – sempre più audace, partecipi alla sfida, ancora e sempre in gioco, di ridare alla voce di Napoli un ruolo importante nel coro dell’arte italiana.

Alessandro Moroder,   Domenica - Acappellla,    Napoli - Installation view - photo Danilo Donzelli

Alessandro Moroder, Domenica – Acappellla, Napoli – Installation view – photo Danilo Donzelli

Alessandro Moroder,   Domenica - Acappellla,    Napoli - Installation view - photo Danilo Donzelli

Alessandro Moroder, Domenica – Acappellla, Napoli – Installation view – photo Danilo Donzelli