Giuseppe Gabellone, Untitled (Orange), 2017 Carta, resina acrilica, fibra di vetro, pittura alchidica, pittura a olio, bambù, legno, cordino di cotone 60 x 159 x 149 cm Crediti fotografici: Daniele Molajoli

Giuseppe Gabellone, Untitled (Orange), 2017 Carta, resina acrilica, fibra di vetro, pittura alchidica, pittura a olio, bambù, legno, cordino di cotone 60 x 159 x 149 cm Crediti fotografici: Daniele Molajoli

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Rimandi, assonanze, continue citazioni di lavori passati. La ricerca ventennale di Giuseppe Gabellone è ritmata da un susseguirsi di analogie che, dalle opere scultoree alle fotografie, dalle grandi installazioni ai più recenti wallspaintings, approfondiscono un’analisi sia formale che materica. L’artista di origini brindisine, ma di casa a Parigi da ormai molti anni, presenta alla Fondazione Memmo la sua prima mostra personale a Roma (fino al 15 ottobre 2017). Curata da Francesco Stocchi, la mostra è nata in stretta relazione con lo spazio espositivo, tessendo rimandi e connessioni sia con la luce che con i volumi dell’ambiente.
Pochi giorni fa, il 26 aprile, l’artista ha inaugurato una personale nella galleria londinese greengrassi. In questa occasione, l’artista ha prestato una scultura installata a pavimento di carta, resina acrilica e vetroresina adagiata su delle canne di bambù due opere, e la sequenza di lastre di vetro smontate dalle finestra della galleria. L’ambiente interno, dunque, è esposto alle temperature, ai suoni e rumori che provengono dall’esterno.
A Roma, come ci racconta, sintetico, l’artista, presenta una serie di nuove opere alcune delle quali continuano una serie iniziata in precedenza.
“Di forte impatto visivo, gli interventi di Gabellone pensati per gli spazi della Fondazione Memmo irrompono nella tradizionale separazione tra naturale e artificiale, tra spazio interno ed esterno. Una sintesi tra opposti dove le opere non sembrano dipendere dal luogo, bensì rispondere a esso, sottolineando gli aspetti effimeri della mostra, come il fragile equilibrio tra ombra e luce o come la sua durata e le conseguenze che essa ha sulla trasformazione della materia.” (da CS)

Seguono alcune domande all’artista —

ATP: Per la mostra alla Fondazione Memmo presenti una serie di nuovi lavori. Hai lavorato in relazione allo spazio espositivo? Le opere sono pensate per dialogare con i quattro locali che ospitano la mostra?

Giuseppe Gabellone: Due lavori in particolare sono stati pensati per questa occasione e progettati in relazione allo spazio espositivo: una coppia di cipressi adagiati su una struttura di corde e un intervento sulla luce.

ATP: La mostra romana segue quella inaugurata il 25 aprile alla galleria greengrassi di Londra. Hai lavorato alle due mostre quasi contemporaneamente. C’è un legame tra le opere che esponi a Roma e quelle a Londra?

GG: Alcune delle opere nelle due mostre appartengono allo stesso ciclo di lavori. C’è in entrambi una riflessione sullo spazio e una trasformazione degli ambienti e delle stanze dove sono esposti le opere.

ATP: Una delle caratteristiche che connotano la mostra alla Fondazione Memmo è quella di essere concepita come una sorta di ‘anello’ di congiunzione tra le tue ricerche passate e future. Nel progetto che presenti, cosa possiamo individuare che ricordi le tue passate ricerche?

GG: Le sculture che presento in questa occasione si sviluppano dopo una  serie di walldrawings e di grandi coperte che ho presentato per la prima volta alla Gamec di Bergamo nel 2013. Le nuove sculture spingono un po’ più in là il grado d’astrazione già presente in questi lavori.

ATP: Più volte il curatore ha parlato dell’aspetto ‘effimero’ che caratterizza le opere che presenterai. Ci puoi accennare alla ricerca che hai compiuto sui materiali utilizzati per le sculture?

GG: Il termine effimero non é riferito solo ai materiali usati per alcune sculture ma anche a un’idea del tempo presente nelle opere, a cominciare da una piccola scultura di stagno che apre la mostra e che rappresenta una mandibola.

ATP: Guardando alla tua carriera ventennale, si possono seguire dei veri e propri cicli di opere. Solitamente inizi una ricerca, la sviluppi, la interrompi per poi riprenderla, trasformata, anni dopo. In questa prospettiva, come si inserisce la mostra alla Fondazione Memmo?

GG: In questa mostra ho cercato una continuità tra sculture di diversa natura attraverso una riflessione sull’architettura e la luce. Concentrarmi sullo spazio nel suo insieme  è un cambio di prospettiva che mi ha permesso di aprire a nuovi materiali ed interagire in modo più disinvolto con l’architettura.

Giuseppe Gabellone Untitled (Black), 2017 Carta, resina acrilica, fibra di vetro, pittura alchidica, pittura a olio, bambù, legno, cordino di cotone 57 x 160 x 145 cm Crediti fotografici: Daniele Molajoli

Giuseppe Gabellone Untitled (Black), 2017 Carta, resina acrilica, fibra di vetro, pittura alchidica, pittura a olio, bambù, legno, cordino di cotone 57 x 160 x 145 cm Crediti fotografici: Daniele Molajoli

Giuseppe Gabellone, Untitled (Black), 2017. Paper, acrylic resin, fiberglass, alkid paint, oil paint, bamboo, wood, cotton rope. 57 x 160 x 145 cm - Foto Chiara Santarelli

Giuseppe Gabellone, Untitled (Black), 2017. Paper, acrylic resin, fiberglass, alkid paint, oil paint, bamboo, wood, cotton rope. 57 x 160 x 145 cm – Foto Chiara Santarelli

Giuseppe Gabellone, Untitled (Orange), 2017 Carta, resina acrilica, fibra di vetro, pittura alchidica, pittura a olio, bambù, legno, cordino di cotone 60 x 159 x 149 cm Crediti fotografici: Daniele Molajoli

Giuseppe Gabellone, Untitled (Orange), 2017 Carta, resina acrilica, fibra di vetro, pittura alchidica, pittura a olio, bambù, legno, cordino di cotone 60 x 159 x 149 cm Crediti fotografici: Daniele Molajoli

Giuseppe Gabellone
Fondazione Memmo, Rome
Curated by Francesco Stocchi
5 May – 15 October 2017

Fondazione Memmo presents Giuseppe Gabellone’s first solo exhibition in Rome, curated by Francesco Stocchi, thereby confirming its mission to promote contemporary art through site- specific creations and new works.

Characterized by a strong formal rigour and a critical approach to traditional artistic media such as photography and sculpture, Gabellone’s work is particularly sensitive to the surrounding exhibition space and its various sensory aspects. The artist’s approach is a continuation of the tradition of great sculpture’s innovators, such as Medardo Rosso, Umberto Boccioni and Arturo Martini: by emphasizing the dynamic relationships between light and shadow, full and empty, the artist expands the concept of sculpture to other techniques and practices, addressing the central issues that arise from his activity, especially in those areas where the mediated experience attempts to replace direct perception.

The exhibition Giuseppe Gabellone is characterized by a marked sensitivity to the context and conditions in which the artist’s works are exhibited, and he creates them in a close dialogue with the setting, intervening to produce an organic succession of works that is nevertheless always coherent and unified. Each work seems to contain the preceding one, and each new series of works raises questions that are at the foundation of the next creation, gradually evolving over the period during which the exhibition is held. The exhibition is thus perceived as an experience for generating new ideas rather than as the ultimate goal of the artist’s development, so that references to past exhibitions and anticipations with those in the future become a key element for viewing Gabellone’s aesthetic approach in its entirety and for understanding his work in a coherent way.

With a strong visual impact, the interventions of Gabellone intended for Fondazione Memmo’s spaces break down traditional separations between the natural and artificial, the interior and exterior space. This is a synthesis of opposites in which the works do not seem to depend on the location so much as they respond to it, emphasizing the ephemeral aspects of the exhibition, such as its duration, its effects on the transformations of matter, and fragile equilibria between shadow and light.

The visitor is initially disoriented by being in the middle of a rather barren space that is illuminated in a minimal way. It is a container that is modelled “by the force of reduction” and that has become an essential content, since this emptiness intensifies the relationship between the work, the surrounding space and the visitor.
Each of the works on display, realized with the use of various different techniques and media, reveals a progressive deconstruction of the form and function of the language of artistic expression, emphasizing the necessity of sensory experience as a vehicle for intellectual experience.

Giuseppe Gabellone, Installation view - Courtesy greengrassi, London

Giuseppe Gabellone, Installation view – Courtesy greengrassi, London