Cabrita Reis, 2015 – exhibition – ph Paolo Pellion – Courtesy Giorgio Persano

In Italia la sfida al rilancio del sistema dell’arte vive ancora una fase di piena incertezza, mentre Art Basel ha annunciato la sospensione della fiera per l’edizione del 2020. Se a Torino Artissima presenta Fondamenta, nuovo progetto digitale, da MiArt ancora nulla di definitivo se non fosse per lo slittamento delle date confermate dall’11 al 13 settembre prossimo, anche se al momento vi è molta insicurezza sull’adesione e il ruolo delle gallerie che parteciperanno alla manifestazione.

Oggi Future Interviews’Archive accoglie il contributo di Giorgio Persano storico gallerista che, nel 1970 a Torino, inaugura in via della Rocca lo spazio espositivo Multipli.

Dal 1975 in poi Persano coinvolge inizialmente artisti come Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Pier Paolo Calzolari, Gilberto Zorio, Mimmo Paladino, Nicola De Maria, Marco Bagnoli, Sol Lewitt, Joseph Kosuth, Gerhard Merz e Julião Sarmento avviando un’intesa e sperimentale attività di progettazione e produzione di opere e mostre. Negli anni successivi la galleria ha investito anche su Lawrence Weiner, Nunzio, Pedro Cabrita Reis, Eliseo Mattiacci, Marco Gastini, Lida Abdul, Antoni Abad, Jan Dibbets e Susan Norrie. In attesa della riapertura di settembre la galleria di Giorgio Persano cambia sede e si trasferisce nelle sale del tardo cinquecentesco palazzo Scaglia di Verrua in via Stampatori 4 in pieno centro storico.

Ha inaugurato la sua galleria nel 1970. Guardando al passato solitamente si dice che prima era tutto più semplice. Quali sono state le fide che ha dovuto affrontare in quegli anni e che tipo di confronto ha vissuto con artisti come Pistoletto, Merz, Calzolari, Zorio, Paladino e De Maria?

Ho aperto la galleria in un periodo che non credo fosse così più semplice ma, a differenza di oggi, si percepiva un’energia di condivisione tra gallerie, artisti e collezionisti. Si intrecciavano rapporti di amicizia, confronto e collaborazione con una prospettiva del ‘fare’.

Da un po’ di mesi state lavorando alla nuova sede della galleria che sarà inaugurata a Palazzo Scaglia di Verrua, in via Stampatori 4 a Torino. Quali sono stati i motivi che l’hanno portata a confrontarsi con un edificio storico?

Ho cambiato diversi spazi nel tempo. La galleria è un laboratorio d’idee e non solo una rappresentanza commerciale. Ritornare nel centro storico in uno spazio aulico ma più piccolo permetterà alla nostra attività di essere più versatile e dinamica. Attiveremo sempre di più collaborazioni esterne con enti privati e pubblici, cercando anche altri spazi a seconda delle necessità.

Può dirci quando inaugurerà la nuova programmazione e con quali progetti?

Questo periodo di lockdown ha rallentato i lavori e non ci ha permesso di inaugurare in primavera come si era previsto. Ma questi mesi estivi che ci separano dalla prossima stagione li stiamo dedicando a terminare la sistemazione e il trasferimento. La galleria aprirà a settembre con un’installazione site specific di Costas Varotsos, artista con cui lavoro da molti anni. Parallelamente in uno spazio adiacente ma nello stesso palazzo saranno esposti nuovamente, ma in una cornice diversa, alcuni specchi di Michelangelo Pistoletto. L’attività espositiva proseguirà con Julião Sarmento, Marco Bagnoli e molti altri ancora.

Pistoletto, 2018 – exhibition ph Nicola Morittu – Courtesy Giorgio Persano
Weiner, 2013 – exhibition – ph Paolo Pellion – Courtesy Giorgio Persano
Venet, 2015 – exhibition- ph Nicola Morittu – Courtesy Giorgio Persano

In occasione delle mostre future quali sono le strategie che adotterete per rispettare le norme del distanziamento sociale?

Certamente osserveremo le procedure di contingentamento e igiene dettate dall’emergenza COVID-19. Eviteremo grandi eventi, spesso più mondani, approfondendo così il dialogo tra il visitatore e l’artista, dove la galleria diventa il tramite.

Lentamente cerchiamo di lasciarci alle spella anche questa fase 2, come sarà questo nuovo periodo che ci accingiamo a conoscere. Le regole del mondo dell’arte verranno riscritte?

L’arte è una costante sempre in evoluzione, bisogna poterla seguire e apprezzare, lasciandosi coinvolgere consapevoli di quanto sia testimonianza della società in cui viviamo. Dobbiamo pensare che gli artisti stessi suggeriranno un possibile mutamento del sistema sperando che venga sostenuto dal resto della comunità artistica e dalla politica.

Gli artisti dell’arte povera hanno lasciato una grande eredità che probabilmente ha influenzato le generazioni successive. In Italia possiamo parlare di epigoni dei poveristi? Oggigiorni, i giovani artisti italiani sono supportati e tutelati dal sistema dell’arte?

L’arte povera è stato un grosso movimento internazionale che ha scosso il sistema dell’arte. Di conseguenza ha influenzato le generazioni seguenti non solo in Italia. Quello che certamente è mancato è il sostegno del sistema Italia rendendo più difficile trovare nuove strade. Oggi questo sta cambiando, anche grazie ad una maggiore attenzione del sistema dell’arte che si sta impegnando a essere più partecipativo. L’arte povera resta come un’icona, ma le nuove generazioni hanno trovato la loro autonomia.

Parlando di fotografia contemporanea, in che modo si è evoluta questa pratica negli ultimi anni e quali sono gli autori più rappresentativi?

Ritengo la fotografia un mezzo per l’artista e non solo pura raffigurazione. Gli artisti con cui lavoro e che utilizzano questo mezzo sono ad esempio Per Barclay, Lida Abdul, Michele Zaza.

Che ricordo ha di Germano Celant?

Una presenza nell’arte, un punto di riferimento per tutti noi.

De Maria, 2016 – exhibition – ph Nicola Morittu – Courtesy Giorgio Persano
Kounellis, 2012 – exhibition – ph Paolo Pellion
Ritratto Persano – Pistoletto_2018, – ph Nicola Morittu