Andrea Salvino – Antonio Colombo
  Priscilla Tea – Gloria Maria Gallery
 Studio Guenzani
 Fluxia
Segni e (non) sogni – mostra a cura di  Giorgio Verzotti
Collica-ligreggi
Raffaella Cortese
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Ieri i corridoi del MiArt erano pieni. Pioveva e, con spirito un pò alla Guido Gozzano, sono andata a fare una visita alla fiera e a salutare un pò di amici. Gente che andava e veniva tra uno stand e l’altro. Collezionisti che chiedevano, persone che fotografavano, crocchi di amici che si scambiavano battute. Inizio la mia visita dalla corridoio Emergent (gallerie emergenti).Disponibilissimo Vavassori (direttore di Vava) mi racconta che le cose stanno andando abbastanza bene, ha finito i biglietti da visita, ma non ne aveva stampati tanti. Ha venduto, è contento ma si aspettava un pò di più. Era quasi al pareggio (costo stand = vendite). Saluto Jacopo Jarach che mi spiega velocemente le opere nello stand (tutto nero). Non tira le somme su com’è andata questa edizione del MiArt, è più speranzoso sulla partecipazione alla prossima fiera di fotografia di Amsterdam. Sempre festaiolo e sorridente Francesco Pantaleone che, tra uno scatto fotografico e l’altro mi dice di aver venduto oltre la metà dello stand dedicato a Per Barclay. Cammino veloce e guardo un pò distratta. Mi fermo un attimo da On Stellar Rays, osservo Thomas Brambilla (una curiosa scala in legnotrafitta da pesanti chiodi neri), Brand New dedica lo stand ad opere astratte; apprezzo un’opera di Ana Cardoso da Conduits. Faccio un paio di scatti da Gloria Maria gallery che punta, per attirare l’attenzione, sulla grande tela di Priscilla Tea. Fianco a fianco Laveronica e Collica-ligreggi. Mi fermo a parlare con Ligreggi su come sta andando la fiera. “per me di fiere potrebbe essercene solo una in Italia: Artissima”. Condivido abbastanza, ma sono in quelle giornate in cui preferisco assentire per comodità. Ascolto il suo apere e mi spiace che, per lui (come per molti altri) le vendite non sono eccezionali. Mi fermo anche da Fluxia e discuto con Angelica Bazzana sulla nuova edizione del MiArt di Frank Boehm. Lei mi snocciola i prezzi delle opere, ribadendo più di una volta che, non essendo alti, le vendite dovrebbero essere abbastanza certe. Ma il problema, a quanto pare, sembra essere il pubblico, più interessato al moderno che non al contemporaneo. Giungo alla fine del primo corridoio e dopo il sushi bar, trovo lo stand più grande di tutti (forse secondo solo a quello decisamente troppo grande dello Studio Marconi ’65). O perbacco, non è uno stand, ma la mostra curata da Giorgio Verzotti,   Segni e (non) sogni. Calderone di opere da soffitto a pavimento, questa collettiva altro non mi sembra, appunto, che uno stand poco attrezzato (etichette scritti con la bic) e senza troppo un minimo di allure. No, decisamente questa ‘mostra’ non mi piace.

Come al solito, la mia intenzione di essere retta giornalisticamente, viene meno. Gironzolo senza guardare il nome delle gallerie e guardo – come facevo anni indietro quando ero studente – solo le opere che catturano la mia intenzione per qualche motivo. Tra queste, la parete di Andrea Salvino da Antonio Colombo; Pedro Barateiro da Vistamare; tutto lo stand della Cortese dedicato alla danza; Massimo Minini con bandierine e cieli azzurri; le bellissime foto di Talia Chetrit da kaufmann repetto. Dimenticavo le piazze dechirichiane, qualche Fontana… oddio, no, i Pomodoro non ce la posso fare. Divertente l’opera di Arienti da Guenzani, che stranamente vedo di ottimo umore. Summa di opere delle ultime mostre da Francesca Minini; Giò Marconi dedica quasi interamente lo stand alla mostra di Kerstin Brätsch .

Italianissimo, simpatico e, come al solito, ‘sopra le righe’ Charly Lioce che, oltre ad allargare le braccie per presentarmi in modo altisonante il suo stand, mi accompagna (per niente furtivo) nello stand ‘abusivo’. Qui, opere di Di Fabio Derek Maria Francesco, Luca De Leva, Michele Gabriele, Matteo Bertini ecc. Mi metto a ridere e gli dico che questa è la vera ‘sorpresa’ del MiArt :D Lo faccio contento, scatto due foto e ritorno nello stand per chiaccherare con De Leva che mi racconta i suoi cervellotici progetti.Mi sono dimenticata di salutare tizio e caio, mi sono scordata di chiedere il nome di quell’artista e il prezzo di tal’altro. Va bhe… se volete un racconto puntuale e tutti le altre notiziole, ci sono ben altri siti in cui bazzicare.  Senza contare che quest’anno, sono stata invitata dallo stesso MiArt,   al Live! Project, per diventare un live reporter ufficiale. Ho preferito non partecipare, ma mi auguro che di report lungimiranti ce ne siano stati tanti. Un appunto per gli organizzatori di questa cosa. L’invito al progetto esordiva così: “Alla c.a. redazione del Blog…”, dando per scontato che un blog abbia una redazione. A me pare strano che un blog abbia una redazione… o meglio, un blog non è un magazine, in teoria è un ‘diario’ diagitale.. va bhe.

In generale – al contrario di quanti hanno detto che questa edizione del MiArt proprio ‘non ce la fa!” – penso che, tutto sommato, la fiera non è né meglio né peggio di quella degli anni scorsi. Ovvio, è molto ridotta, non ci sono grosse novità, l’umore altro non rispecchia che quello generale dei tempi non proprio fiorenti.. Insomma che dire?

Mancano all’appello quattro gallerie milanesi importanti: Massimo De Carlo, Lia Rumma, Zero… e Monica De Cardenas.
Termino la mia visita tra le riviste. Tra le immancabili Mousse, Flash Art, Kaleidoscope, Nero, Cura ecc. c’è anche qualche novità. Tra queste Fruit of the Forest Magazine.. a cui dedicherò presto un post.

  Massimo Minini
 Room Gallery – Charly Lioce nello stand ‘abusivo’

 Logo di Fruit of the Forest Magazine per MiArt