Simon Fujiwara Drawing image for “Who the Bær”, 2020 Courtesy the artist; Dvir Gallery, Tel Aviv/ Brussels; GioMARCONI, Milan; Taro Nasu, Tokyo; Esther Schipper, Berlin Image attribution: Breast Self-Exam Illustration, 1984, U.S. National Cancer Institute/ National Institutes of Health, ID 2149 Photos © André Carvalho and Tugba Carvalho – CHROMA

Fondazione Prada riapre a Milano con la mostra  Who the Bær di Simon Fujiwara; gli spazi del Podium al piano terra verranno animati da un’installazione site-specific concepita per l’occasione: un labirinto realizzato in cartone, materiali riciclabili ed elementi creati a mano dall’artista, verrà popolato di disegni, collage, sculture e animazioni che ripercorrono la fiaba postmoderna di Who the Bær, un originale personaggio dei cartoni animati, abitante dell’universo favoloso e distopico ricreato da Fujiwara.
Architettando complesse narrazioni, che investono il retroterra personale e un ambito più propriamente collettivo, così come i meccanismi di costruzione identitaria, Fujiwara presenta una profonda indagine sulla natura della storia, della memoria e dell’identità. Attingendo a una costellazione di media differenti, il racconto di Who the Bær si trasforma via via davanti agli occhi del visitatore, per coinvolgere, attraverso la costruzione di un universo immaginifico, alcune questioni nodali che afferiscono a una società posseduta dalle immagini e dallo spettacolo.
Who the Bær – o più semplicemente “Who” – è un* ors* senza una identità sessuale, privo di una personalità definita, di istinti propri, di una storia;  Fujiwara mette così in scena un “percorso di formazione” che si snoda attraverso la perenne ricerca da parte di Who di un sé autentico, di un’identità autentica – purché sia ancora ammesso definirla tale: un’immagine, tra le immagini, che cerca di riconoscersi e affermarsi.

“Who the Bær si trova in un ambiente piatto, online, visuale, ma pieno di infinite possibilità. Who può trasformarsi o adattarsi in qualsiasi immagine che incontra, assumendo gli attributi e le identità di chi vi è raffigurato: esseri umani, animali o anche oggetti. In questo senso l’universo fantastico di Who the Bær è un mondo di libertà: Who può essere chiunque desideri essere, Who può trascendere il tempo e lo spazio, Who può essere sia soggetto che oggetto”. 

Simon Fujiwara Sculptures for “Who the Bær”, 2020 Courtesy the artist; Dvir Gallery, Tel Aviv/ Brussels; GioMARCONI, Milan; Taro Nasu, Tokyo; Esther Schipper, Berlin Photos © Jörg von Bruchhausen

Approcciando il punto di vista di Who, Fujiwara è in grado di restituirci una fiaba popolata di suggestioni ad un tempo attraenti e inquietanti, una visione amplificata di eventi felici e traumatici attraverso cui l’artista è in grado di ritrarre un personaggio fittizio che si fa strada in un mondo di immagini, appropriandosi dei loro contenuti per parassitarli e fagocitarli all’interno del proprio universo in costruzione. Da segno grafico elementare, Who e il suo mondo fittizio prendono progressivamente forma: focus group, sessioni di terapia, chirurgia plastica, viaggi, fantasie sessuali e sogni distopici accompagnano Who the Bær nel lungo cammino di appropriazione che lo/la aspetta e di cui diveniamo immediatamente testimoni anche attraverso l’account Instagram @whothebaer creato ad hoc.
È attuando queste strategie di comunicazione visiva che Fujiwara “usa i meccanismi dell’invenzione per esplorare alcuni dei piaceri e dei traumi che affrontiamo in quanto parte di una società posseduta dalle immagini e dallo spettacolo”. Tramite le contraddizioni insite nella creazione di immagini e nella costruzione della narrazione intrinseca alla Storia – approfondendo, tra le altre, le strategie di comunicazione dei social media e del marketing – Fujiwara si concentra sul duplice solipsismo insito nella nostra ricerca di autenticità e di creatività. 

La mostra “Who the Bær” sarà accompagnata da una pubblicazione che, concepita come un libro di favole illustrato, include una conversazione con l’artista. 

Simon Fujiwara Drawing images for “Who the Bær”, 2020 Courtesy the artist; Dvir Gallery, Tel Aviv/ Brussels; GioMARCONI, Milan; Taro Nasu, Tokyo; Esther Schipper, Berlin Image attribution: Albrecht Dürer, Adam and Eve, 1507, online gallery Museo del Prado, Madrid Photos © André Carvalho and Tugba Carvalho – CHROMA
Simon Fujiwara Photo: Miro Kuzmanovic, Kunsthaus Bregenz