Michael Armitage hope 2017

Michael Armitage hope 2017

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo affonda le radici della sua attività espositiva nella ricerca e nella sperimentazione, nella promozione di giovani artisti e mostre che si pongono come commento e specchio della realtà contemporanea e delle sue molteplici sfaccettature. Questi stessi elementi caratterizzano il programma 2019 – 2020 che spazia da interventi di indagine del panorama artistico italiano, di luoghi e cartografie fittizie, ad artisti che provano a delineare le contraddizioni del presente e il ruolo dell’individuo.

Il nuovo anno si aprirà con una personale di Michael Armitage, artista kenyota noto per i suoi dipinti onirici che ricordano l’immaginario visivo di Picasso e Gauguin e che coniugano i tratti tipici della figuratività occidentale con quelli della cultura storico-artistica dell’Africa dell’est. Le opere fanno riferimento alla storia contemporanea africana, unendo molteplici punti di vista che propongono un’osservazione della situazione socio-politica africana libera da stereotipi. Oltre a lavori esistenti, la Fondazione accoglierà anche un nuovo nucleo di opere ed entrambi saranno successivamente esposti al MCA di Sydney, in Australia. A seguire, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenterà il progetto espositivo realizzato in occasione della dodicesima edizione della Residenza per giovani curatori stranieri. La mostra è curata da Hannah Zafiropulous, Rosa Tyhurst e Jeppe Ugelvig, selezionati da Mark Rappolt, Editor in Chief di Art Review e Andrea Viliani, Direttore del Madre di Napoli, e proporrà artisti italiani emergenti selezionati dai curatori dopo un viaggio di ricerca e studio in Italia. Insieme a questa verrà inaugurata anche la mostra Monowe di Ludovica Carbotta.
La sua pratica si concentra sull’esplorazione fisica dello spazio urbano e del rapporto che l’individuo stabilisce con l’ambiente che abita. Carbotta utilizza installazioni, testi e performance per indagare le nozioni di identità, luogo e partecipazione, usando elementi legati a contesti reali ed immaginari. La Fondazione ospiterà un nuovo capitolo del progetto Monowe, città immaginaria in perenne costruzione che si eleva in altezza e ideata per essere abitata da una sola persona. E nasce da un periodo di residenza presso la Van Eyck Academie di Maastricht. Insieme al curatore Valerio Del Baglivo, Ludovica Carbotta ha fondato nel 2017 il programma itinerante The Institute of Things to Come la cui ricerca si concentra sull’immaginazione come fattore chiave nei processi di costruzione della coscienza., Terra Incognita, titolo della nuova edizione, verrà ospitato presso la Fondazione e vedrà la partecipazione di alcuni artisti e teorici, tra cui Mirene Arsanios, Joseph Del Pesco, Mikhail Karikis, Simon O’Sullivan, Tai Shani e Nicoline van Harskamp. Il progetto include anche un Associated Programme di nove mesi aperto a sei partecipanti che vorranno approfondire la loro pratica artistica e contribuire all’annuale public programme.

Michael Armitage, Leopard print seducer 2016

Michael Armitage, Leopard print seducer 2016

Il programma della Fondazione si sofferma inoltre sulle trasformazioni sociali e culturali che hanno contraddistinto la storia recente del nostro paese con la mostra Notti magiche. Arte italiana dagli anni Novanta a oggi dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo. Questa narrazione storico-artistica ripercorre tre decenni d’arte italiana con opere della Fondazione e con gli artisti che si sono susseguiti durante la sua attività espositiva, snodandosi tra fatti di cronaca e vicende politiche.
Anche la dimora settecentesca di Guarene d’Alba sarà coinvolta nel ciclo espositivo e, con la collaborazione della Fondazione Oelle Mediterraneo Antico di Catania, ospiterà la rassegna Da Guarene all’Etna, dedicata alla mappatura della fotografia italiana e che dal 1999 ad oggi ha supportato giovani artisti emergenti che hanno indagato il medium fotografico, ritraendo le molteplici sfaccettature del nostro paese. A conclusione del programma espositivo ci sarà una personale dell’artista belga Berlinde De Bruyckere, il cui lavoro combina elementi presi dalla storia dell’arte europea, come il Rinascimento e l’iconografia cristiana, ma anche la mitologia e il folklore, e altri che appartengono alla storia contemporanea. Il suo lavoro si traduce in opere scultoree e nell’utilizzo di svariati materiali, cera, pelli di animali, legno, metallo e tessuto, con cui indaga i grandi temi dell’esistenza, la memoria e la fragilità del corpo.

Nel 29 proseguiranno anche le personali di Lynette Yiadom-Boakye, di Rachel Rose (fino al 3 febbraio 2019), di Andra Ursuta e di Monster Chetwyind (fino al 31 marzo). Per leggere l’intervista con la curatrice Irene Calderoni

Programma espositivo 2019 – 2020

Michael Armitage
21 febbraio – 26 maggio 2019

Mostra conclusiva della Residenza per Giovani Curatori Stranieri
15 aprile – 25 settembre 2019

Ludovica Carbotta. Monowe
15 aprile – 6 ottobre 2019 

The Institute of Things to Come
Fino a maggio 2019

Notti magiche. Arte italiana dagli anni Novanta a oggi dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo
5 giugno – 6 ottobre 2019

Da Guarene all’Etna
Settembre – ottobre 2019

Berlinde De Bruycker
Novembre 2019 – febbraio 2020

Berlinde De Bruycker (dettaglio)

Berlinde De Bruycker (dettaglio)