• Francesco Simeti, Armed, Barbed and Halberd-Shaped, 2016 Exhibition view at Francesca Minini, Milan
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Presentata come un alterco tra piante e fiore, o un “campo di battaglia” in cui hanno vinto l’amaranto e l’ortica, l’ultima mostra presentata da Francesco Simeti alla galleria Francesca MininiArmed, Barbed and Halberd Shaped” – apre un nuovo ciclo di opere dell’artista in cui utilizza bronzo e argilla. Materiali non soliti alle sue ricerche passate, in questa occasione diventano un punto di partenza per sperimentare nuove tecniche, come quella di cottura giapponese del forno Anagama. Presentato con un testo decisamente visionario da Niccola Ricciardi, Simeti “espande in nuove direzioni la sua decennale ricerca iconografica sull’ambiente che ci circonda”.  Seguono alcune domande all’artista.

ATP: Nel testo scritto dal curatore della tua mostra, Nicola Ricciardi, traccia come fonte di tua ispirazione i dipinti di Charles Burchfield. Più in generale, per questo progetto alla galleria Francesca Minini, quali sono state le tue fonti iconografiche? 

Francesco Simeti: Da diversi anni colleziono trattati illustrati di botanica. Dai vari diari di bordo delle esplorazioni geografiche alle catalogazioni medicinali medievali e da un’appropriazione di tipo digitale sono adesso passato ad una rielaborazione di queste iconografie sotto forma di disegno e scultura. Ho conosciuto Charles Burchfield grazie ad una sua mostra curata da Robert Gober al Whitney ed é stato molto importante per la sua maniera di rappresentare la natura, la sua capacità di astrazione, il suo ridurre le morfologie botaniche a pura emotività. Infine per le ceramiche ho guardato al lavoro di Fontana e di Leoncillo.

ATP: La tua ricerca, fin dai tuoi esordi, si è sempre sviluppata su supporti bidimensionali. Perché esigenza di espandersi nello spazio?

FS: In realtà ho sempre lavorato con l’idea di spazio e con un idea più “tridimensionale” e installativa. Per esempio nelle mie due mostre precedenti in galleria da Francesca avevo presentato Rubble 2007, un installazione fatta da centinaia di pannelli stampati e incastrati a formare una grande struttura architettonica e Waste Land 2011, un giardino formato da grandi pannelli di cartone stampati autoreggenti e corredati da piante rocce nonché delle proiezioni video. Nel 2012 poi nel Museo di Vizcaya a Miami avevo presentato all’interno di una fontana una grande installazione composta da sculture in gesso che grazie ad un sistema di binari nascosti “passeggiavano” sull’acqua. Se poi vogliamo parlare dei wallpaper, gli stessi sono stati usati come spazio, come metafora di un informazione che ci avvolge e letteralmente ci circonda.

ATP: Per le tue opere hai utilizzato più tecniche e materiali, ceramica, cera, bronzo ecc. Mi introduce brevemente il motivo dell’utilizzo di questi materiali? 

FS: In accademia avevo frequentato il corso di scultura e oltre al modellato avevo dedicato molto tempo alla scultura in pietra e marmo che poi avevo abbandonato finito gli studi. Cinque o sei anni fa ho sentito la necessità di tornare a sporcarmi le mani e ho cominciato a dedicare sempre più tempo alla ceramica frequentando diversi studi a New York e in particolare mi sono avvicinato alla tecnica di cottura giapponese del forno Anagama con cui si cuoce il biscotto di ceramica per diversi giorni con un fuoco alimentato a legna. Da qui il passo alla lavorazione diretta della cera per la trasformazione in bronzo é stato molto breve.

ATP: Alla base progettuale delle tue sculture, troviamo il disegno. Sei solito disegnare – e dunque concepire – le tue opere prima attraverso un lungo iter progettuale sulla carta, per poi passare alle opere tridimensionali?

FS: Il disegno é sicuramente un momento importante del processo intellettuale e creativo ma si tratta di un momento diverso. La maggior parte dei miei disegni non nascono in studio ma durante i miei viaggi e frequenti spostamenti. Non arrivano mai ad essere un progetto esecutivo di una scultura o il passo immediatamente precedente alla realizzazione della stessa. Servono forse più alla costruzione di un’atmosfera generale

una palette se vuoi.

ATP: A cosa allude il titolo scelto: “Armed, Barbed and Halberd Shaped”?

FS: Armate, spinose e a forma di alabarda – sono tutti termini che ho trovato in un trattato di morfologia botanica inglese i cui disegni ho osservato a lungo e da cui sono partito per lo sviluppo delle forme delle alabarde. Armi e piante al tempo stesso, che popolano la galleria come fosse un armeria e, in quello che é un assurdo duello, anche giardino.

ATP: Il conflitto uomo- natura ha origini lontanissime nel tempo. Tema e nodo filosofico, ma anche antropologico e, non ultimo, letterario. Cosa ti affascina del “labile confine tra natura e civiltà”? 

FS: Questo confine o conflitto non é mai stato statico e nel corso dei secoli é cambiato. In origine l’uomo era costretto ad una posizione difensiva e si trovava spesso sovrastato dalla forza della natura. Si é dovuto conquistare il suo spazio. Lentamente dapprima ma poi con un accelerazione esponenziale negli ultimi due secoli l’ago della bilancia si é spostato a favore della civiltà. Paradossalmente questo ribaltamento é anche coinciso con la parziale e purtroppo insufficiente presa di consapevolezza della necessità di preservare la natura ed evitarne il totale annichilimento. In realtà con questo progetto mi chiedo se questo spostamento dell’ago sia stato solo illusorio. La natura sta registrando sicuramente innumerevoli casualità, estinzioni, cambiamenti climatici ma nel suo complesso non credo ne uscirà sconfitta. Tocca invece all’uomo cominciare a leccarsi le ferite.

Francesco Simeti – Testo Nicola Ricciardi

Francesco Simeti, Armed, Barbed and Halberd-Shaped, 2016 Exhibition view at Francesca Minini, Milan

Francesco Simeti, Armed, Barbed and Halberd-Shaped, 2016 Exhibition view at Francesca Minini, Milan

Francesco Simeti, Armed, Barbed and Halberd-Shaped, 2016 Exhibition view at Francesca Minini, Milan

Francesco Simeti, Armed, Barbed and Halberd-Shaped, 2016 Exhibition view at Francesca Minini, Milan