SERRA Francesco Arena a New York

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Alcune domande a Francesco Arena sulla sua attuale residenza* a New York.

ATP: Come sta andando la tua residenza a NY?

Francesco Arena: Bene ho uno studio all’ISCP a Bushwick e casa nel East Village, perciò lo spostamento per andare da una parta all’altra è interessante perché tutto cambia. Il natale è finito il 26 e da allora le strade si sono riempite di alberi di natale abbandonati.

ATP: Ritieni che, come esperienza, in questo momento della tua vita sia positiva?

FA: Penso di si, sono qui con mia moglie e mia figlia e la città la guardo anche da questa prospettiva, non solo gallerie e musei ma anche parchi e giostrine.

ATP: Quali sono state le prime reazioni che hai avuto? Ti sei sentito molto ‘straniero’ o la tua ricerca artistica ambientata nel migliore dei modi?

FA: Mi sono sentito subito a casa, la città è facile da memorizzare da un punto di vista toponomastico, l’approccio è molto più diretto, la gente è curiosa di vedere cose diverse e lontane e anche la lingua alla fine non è un gran problema quando c’è il desiderio di comprendersi.

ATP:  Che reazioni hanno avuto, in relazione al tuo lavoro, i critici statunitensi? L’approccio è molto diverso rispetto all’Italia o all’Europa?

FA: Ho fatto diversi studio visit ma con statunitensi sin ora solo uno, l’approccio con alcuni lavori molto legati a vicende prettamente italiane è del tipo: non so nulla di questa storia ma ne conosco altre simili quindi posso capire.

ATP: NY è una città ‘superlativa’ nel bene e nel male. La ritieni ancora una delle più importanti mete per apprendere, scoprire e sentirsi a centro del mondo dell’arte contemporanea?

FA: Sicuramente sì. Vai in giro per mostre e incontri grandi artisti che stanno a guardare il lavoro di altri, passeggi per Spring street e passi davanti a quella che era la casa di Judd, a me piace. Certo bisogna stare attenti perché può essere facile disorientarsi, farsi sopraffare dalla smania di pubbliche relazioni. Ma io sono vecchio.

ATP: A cosa stai lavorando in questi giorni?

FA: Sto lavorando come lavoro di solito anche a casa. Vado in giro, costruisco cose, alcune diventano sculture altre restano oggetti, molte verranno gettate, poi c’è un progetto impegnativo che dalla fase verbale sta passando a quella progettuale vera e proprio. Sto partendo per Reims, devo montare la mia mostra al Frac Champagne-Ardenne che inaugura il 31. Ho terminato i lavori a novembre prima di partire ma stando qui ho aggiunto un paio di cose.

ATP: Cosa hai visto di interessante nell’ultimo periodo?

Ann Hamilton a Park Avenue Armory, Song Dong alla galleria Pace, dove un mese fa c’era The Ozymandias Parade, una grande installazione di Edward  Kienholz del 1985. Il video di Francis Alys da David Zwirner. Huang Yong Ping da Gladstone. Una collettiva da Harris Lieberman. Le opere permanenti di De Maria a West Brodway e la cosa più interessante di tutte la Dia Foundation di Beacon.

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*Francesco Arena, con Anna Franceschini, è il vincitore del Premio New York, indetto dall’Istituto di Cultura Italiano a New York e dalla Italian Academy for Advanced Studies della Columbia University. L’ ambito riconoscimento consiste in una residenza a New York di quattro mesi, con assegno mensile di 4000 dollari per vitto e alloggio e uno studio a disposizione presso l’ISCP.

HAMILTON Francesco Arena a New York

Foto scattata da Francesco Arena alla mostra ‘Ann Hamilton a Park Avenue Armory