MAMbo, Bologna – Veduta esterna, Foto Anna Rossi

E’ dal 24 febbraio, con un breve spiraglio di una settimana, che le porte del MAMbo sono chiuse al pubblico. E’ la prima volta nella storia del MAMbo, e prima della GAM, che l’istituzione bolognese chiude per un periodo di tempo così lungo. I nuovi decreti ministeriali prevedono la riapertura dei musei per il 18 maggio, quattordici giorni dopo l’inizio della cosiddetta “Fase 2”, della graduale riapertura dei luoghi all’aperto e di un ritorno alla tanto desiderata normalità.
Ma quale normalità possiamo immaginare per un museo? Non sono solo il mese di chiusura e le conseguenti perdite a livello economico a far riflettere, ma anche i fattori esterni che condizionano una programmazione espositiva. Quando si potrà tornare a viaggiare, tra le regioni italiane e non solo? Quali saranno le misure di sicurezza sul lavoro da adottare per operatori e operatrici culturali, per tecnici e per artisti? Quali quelle per la fruizione degli spazi chiusi? Quale sarà il futuro della attività didattiche per le scuole? A quali pubblici e con quali modalità il museo dovrà rivolgersi? Incognite che non riguardano solo il settore della cultura, ma che attraversano trasversalmente, in minor o maggior misura, tutti gli aspetti dell’attività umana e della vita privata, e che solo la riconfigurazione di certi sistemi di produzione e relazione potranno sciogliere. Quali sono dunque le possibilità, a queste condizioni, di un museo che dal 18 maggio potrà riaprire le proprie porte?

Una prima risposta è arrivata proprio dal MAMbo che lunedì 4 maggio ha presentato, in una conferenza stampa virtuale, il progetto Nuovo Forno del Pane. Un’iniziativa nata dalla necessità di ripensare la natura stessa del museo pubblico, della sua funzione, del suo ruolo per la città e per la comunità, in un contesto nel quale è impossibile pensare ad un programma espositivo di lunga dura. Il Nuovo Forno del Pane è “un nuovo modo di imprimere l’azione stessa del museo che da luogo di esposizione si trasforma in spazio di produzione acquistando una nuova identità, visiva e denominativa” afferma il direttore artistico Lorenzo Balbi.
Il progetto è stato infatti lanciato insieme ad una nuova identità visiva del museo realizzata da Aldo Giannotti e cambiando la denominazione di quello che in città è conosciuto come “ex” forno del pane. L’edificio, voluto nel 1915 dall’allora sindaco Francesco Zanardi per far fronte alle difficoltà di approvvigionamento durante la prima guerra mondiale, è diventato sede del Museo nel 2017 dopo un piano di riqualificazione su progetto di Aldo Rossi che ha trasformato la zona di via Don Minzoni e Azzo Gardini nella Manifattura delle Arti. Eliminata la particella “ex”, il Forno del Pane torna ad essere un luogo del presente e la Sala delle Ciminiere torna ad essere spazio di produzione: “l’arte diventa pane per la mente e il museo si trasforma in forno, incubatore della creatività, spazio che Bologna offre ai suoi artisti per ripartire, per rinascere dopo questa emergenza planetaria”.

Aldo Giannotti – Nuovo Forno del Pane, 2020
Aldo Giannotti – Nuovo Forno del Pane, 2020

Tra poche settimane l’Istituzione Bologna Musei lancerà una open call rivolta ad artisti residenti o domiciliati a Bologna, al momento privi di uno spazio/laboratorio in cui portare avanti i propri progetti. Ai selezionati saranno assegnati, in base alle indicazioni sull’organizzazione degli spazi di lavoro stabiliti dalle autorità governative e locali per la gestione della “Fase 2”, degli spazi e un incentivo per l’avvio della produzione di nuove opere. Alle stesse normative il museo farà riferimento per il riallestimento degli spazi della Sala delle Ciminiere e di altre aree del museo, che saranno suddivisi in atelier/laboratorio e potranno comprendere, oltre ai veri e propri studi, anche altre strutture aperte a diversi soggetti come, ad esempio, una sala di registrazione/montaggio video, un laboratorio fotografico e camera oscura, una piccola stamperia, un laboratorio di falegnameria, uno spazio di sperimentazione sulle nuove tecnologie di Realtà Aumentata, un’emittente radiofonica (è allo studio una collaborazione NEU Radio), uno spazio per l’editoria artistica, una sala musica, un’area performativa e una dedicata a reading group di autoformazione.
Le sale del MAMbo si trasformano in un luogo di creazione e di collaborazione, di relazioni e di interdisciplinarità, in un progetto a più voci che sarà raccontato attraverso i media digitali (sito web dedicato e canali social) e attività come studio visit, dialoghi, giornate di open studio con gli artisti, restituzioni pubbliche delle opere prodotte e dei progetti portati a termine e un public program di incontri, lezioni e presentazioni nelle modalità che saranno consentite durante la fase post-emergenziale.

Il Nuovo Forno del Pane è un nuovo modo di intendere e di immaginare il museo che sembra portare con sé non solo una certa dose di ottimismo, ma anche una ventata di novità nel sistema produttivo e relazionale artistico di Bologna, e non solo.

MAMbo, Bologna – Veduta esterna, Foto Matteo Monti
Aldo Giannotti – Nuovo Forno del Pane, 2020