Nella sezione “Rapporto pubblico/privato”, al tavolo “Le fondazioni private sono le nuove istituzioni”, coordinato da Neve Mazzoleni (redazione Giornale delle Fondazioni), è stata analizzata la situazione italiana relativa al ruolo delle fondazioni private, ormai sempre più importanti e trainanti nel panorama artistico. Purtroppo, erano assenti diversi direttori delle fondazioni chiamate in causa, che hanno delegato l’incarico a collaboratori. Sono stati affrontati temi legati alle normative, alle leggi, all’orientamento dell’operato, alla descrizione di perimetri, al dialogo con le istituzioni pubbliche, che talora, è stato detto, “sono assenti o manifestano impreparazione, cecità, sordità”. Sono state in seguito affrontate problematiche legate all’aspetto economico, alla possibilità di trovare interlocutori di senso e contenuto, con cui condividere programmi di lungo respiro. E’ stato considerato, tra i vari argomenti, il decreto legge Franceschini, con cui si manifesta la volontà di creare dei poli regionali/catalizzatori territoriali in dialogo con istituzioni pubbliche e private.

Seguono alcune delle considerazioni emerse.

Luigi di Corato, direttore Musei Brescia Foundation.
Mi sono occupato negli ultimi 15 anni di fondazioni. Credo che ci dovrebbe essere una logica interessata alla co-produzione, in un contesto dagli orizzonti comuni e con elementi condivisi. Le criticità nel nostro ambito sono enormi. La nostra fondazione nasce come SPA culturale e sotto questa veste è fallita miseramente. Sicuramente un fattore determinante nella crisi delle fondazioni, vero fattore di discontinuità, è la spending review.

Cristina Perillo, program manager di lettera27

lettera27 è una fondazione privata nata per volontà di un gruppo di persone con mentalità imprenditoriale, con una forte vocazione alla cultura, interessati al dibattito critico sull’accesso ai saperi e la condivisione della conoscenza, declinati in svariate forme (educazione, informazione, comunicazione).” L’identità di lettera27 è quella di piccola fondazione privata, con un budget di media entità, che però lavora su filoni diversi e non solo d’arte contemporanea: ci rivolgiamo anche all’arte della trasformazione sociale, alla cultura sostenibile, all’educazione alternativa. Al momento lavoriamo pochissimo in Italia, infatti siamo soprattutto concentrati sulla scena dell’Africa Subsahariana, degli Stati Uniti…

Vorremmo imparare a costruire dialoghi, coinvolgere le persone sin dalla fase di ideazione e progettazione, creare strumenti in sinergia con le potenzialità del web, in modo da incentivare la partecipazione del pubblico sul territorio reale e virtuale.

Giovanna Amadasi, responsabile dei progetti Culturali ed Istituzionali di Hangar Bicocca
L’Hangar Bicocca è una fondazione privata finanziata dal gruppo Pirelli: tuttavia, nella progettazione culturale ragioniamo e operiamo più come spazio pubblico che privato. Una delle nostre decisioni strategiche, dopo il rilancio del 2011, è stata infatti la totale gratuità delle attività. La nostra identità è stata sempre contraddistinta da un forte coinvolgimento della città, il tutto mediante molte attività con le scuole, con i bambini e un enorme lavoro di comunicazione divulgativa. Non è sempre facile intrattenere
un dialogo con le istituzioni pubbliche,  sebbene questo non significhi che la realtà ci ignori: soprattutto ultimamente c’è uno sforzo di coordinamento da parte del Comune che speriamo porti a facilitare una rete tra i soggetti del territorio.  Credo che a Milano, nell’arte contemporanea,  ci sia un punto di forza che però è anche un  problema: le fondazioni private infatti occupano anche gli spazi che dovrebbero essere in capo ai servizi pubblici. Quindi, se da una parte la presenza delle fondazioni private è fondamentale per la vita della città e grazie a esse Milano sta tornando a essere una meta internazionale per l’arte,  dall’altra  non possiamo continuare a
nasconderci che a Milano manca un museo di arte contemporanea: questa per me è la grande criticità della città.

Cecilia Guida, direttrice dell’Ufficio Educazione e curatrice del programma UNIDEE-Università delle Idee di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto di Biella

La fondazione Pistoletto ha diverse attività, tra cui Università delle Idee, ovvero un programma formativo che si rivolge ad istituzioni formative pubbliche, nazionali ed internazionali. Nasce nel ’98 ed è la concretizzazione di ciò che Pistoletto diceva: arte per la trasformazione sociale, responsabile della società. Crediamo che il lavoro dell’artista debba contribuire al cambiamento, in tutte le sfere, economica, formativa, politica… Questo programma formativo è curato da me da un anno, ed è rivolto ad operatori del settore arti visive, con l’idea di rivolgersi ad un pubblico ampio che decida di venire qui per seguire un corso intensivo che affronta tematiche varie. Il nostro proposito è quello di comunicare che l’arte possa davvero servire, convincendo anche chi crede che l’arte non abbia funzionalità concrete. Ci sono stati insuccessi, tentativi, difficoltà ad affrontare le criticità proprie dell’arte. Per esempio, il rapporto col territorio è particolarmente difficile, come quello con le amministrazioni pubbliche e le comunità locali. Per far passare un’idea di produzione culturale abbiamo capito che bisognava lavorare sulla formazione.

Mauro Baronchelli, direttore operativo di Palazzo Grassi, Punta della Dogana e Teatrino
Palazzo Grassi è una fondazione acquisita dal gruppo Pinault, che finanzia attività espositive sia a Palazzo Grassi che a Punta della Dogana. Si tratta molto spesso di mostre lunghe con tempi di allestimento e disallestimento che non rendono disponibili quegli spazi per l’attività col territorio. Il Teatrino in tal senso è stato una valvola di sfogo importante. Viviamo la difficoltà di farci riconoscere come istituzione, tenendo conto che il nostro bacino di pubblico non è quello metropolitano di Milano, ma siamo in una città di 50000 abitanti, pur non sottovalutando i milioni di turisti l’anno. Le criticità sono sicuramente di rapporto col territorio nella difficoltà di farsi riconoscere. C’è una sorta di componente nazionalistica di paura, che porta ad un certo disagio nei confronti di un’istituzione francese di proprietà di un magnate arrivato a Venezia e insediatocisi: c’è un problema effettivo di relazione con i veneziani. Per non parlare delle reazioni sorte per l’esposizione di una scultura di Charles Rey sulla Punta, fatto che ha implicato l’eliminazione temporanea di un lampione storico. Tutto questo nonostante si faccia molto per rendere i veneziani partecipi dell’istituzione e delle sue attività. D’altra parte, il contesto veneziano stesso vive una sorta di schizofrenia legata all’eccesso di turismo. Importanti sono anche le nostre decisioni per attrarre il pubblico proveniente dall’esterno, oltre che dal territorio veneto. Un esempio concreto di ciò è la proposta che abbiamo fatto per realizzare un collegamento tra Palazzo Grassi e Punta della Dogana. Ma ricordiamoci che il rapporto con l’amministrazione pubblica non si riduce ad una fermata di vaporetto, ma consiste in una relazione culturale continua, sempre in relazione col territorio veneziano.

Arturo Galansino, presidente Palazzo Strozzi
Dal 2006 siamo una fondazione privata nata come esperimento nel rapporto pubblico/privato. Il rapporto col pubblico è quasi di sopravvivenza: noi dipendiamo dai biglietti, perché dobbiamo fare incassi. Quindi l’attività di marketing deve essere molto forte. Palazzo Strozzi sin dall’origine si propone l’obiettivo di dotare Firenze di un luogo di alta qualità da offrire ai fiorentini e ai turisti. L’anno scorso abbiamo avuto mostre importantissime che hanno attratto un numero di visitatori paganti elevatissimo. Per un contributo del pubblico pari ad un milione di euro, l’impatto sul territorio fiorentino è stato di 60 milioni. Abbiamo voluto dare a chi vive e visita Firenze uno spazio in cui non solo creare una situazione-Disneyland, ma dove si possa rallentare la visita, per scoprire qualcosa di nuovo. Fondamentale è anche il nostro impegno a mantenere un rapporto con la città, diffondendo la cultura dell’arte contemporanea, a partire dalle scuole. Ci interessa soprattutto l’impatto sulle persone, incentivando anche il supporto di altre istituzioni a tal fine.

Erano presenti anche rappresentanti della Fondazione Piero Manzoni, di Elica, di ICOM (International Council of Museums), della Fondazione Bonotto, della Fondazione Merz.

Report di Marco Arrigoni

Teatro Metastasio - Prato

Teatro Metastasio – Prato