Giunto al suo secondo anno il format FOCUS XX ad ArtVerona nato per la promozione dei Maestri dell’arte del dopoguerra, in questa edizione l’attenzione è rivolta alla produzione fabbrile di Fausto Melotti. Il progetto – a cura di Andrea Bruciato – è realizzato grazie alla collaborazione con il Mart di Rovereto. Rispetto all’anno scorso, che ha visto come protagonista di una vera e propria mostra Enrico Castellani, in questa edizione si è scelto di esporre un unico lavoro che sintetizza il carattere originale e attualissimo della ricerca di Melotti: I testimoni velati, una grande scultura dal valore installativo, realizzata dall’artista roveretano nel 1977.

FOCUS XX – Fausto Melotti, FABER

Seguono alcune domande ad Andrea Bruciati.

ATP: Dopo Enrico Castellani, primo protagonista di FOCUS XX ad ArtVerona, curerai il focus su Fausto Melotti. Il progetto, ad ampio respiro, è testo alla rilettura e valorizzazione dei Maestri dell’arte del dopoguerra. Ritieni che siano state trascurati molte personalità artistiche italiane di indubbio valore? Quale è, a tuo parere, il motivo di questa mancanza di attenzione?

Andrea Bruciati: Ritengo che vi siano molte figure di grande portata e spessore nella storia recente dell’arte italiana, che meritano di essere studiate seguendo approcci metodologici differenziati e che perciò vadano rivalutate mediante un supporto concreto fatto di mostre e approfondimenti di valore scientifico. La mancata attenzione è da attribuirsi a giochi di mercato e una certa classe di ‘studiosi’ che preferiscono mantenere lo status quo esegetico come posizionamento stolido di potere. Io invece concepisco questi focus come una sorta di laboratorio condiviso per un pensiero laterale. Ritengo che si debba stravolgere il ragionamento, partire dal punto più lontano possibile, ribaltare i dati, mescolare le ipotesi, negare certe sicurezze e addirittura affidarsi ad associazioni di idee del tutto casuali. Si deve perciò abbandonare il pensiero verticale, cioè quello basato sulle deduzioni logiche, per entrare nella lateralità del pensiero creativo al fine di impostare nello specifico un vero e proprio cantiere di studio innovativo e aperto al dialogo.

ATP: Il focus su Melotti è stato concepito non come una mostre organizzata con più opere dell’artista, bensì con una sola grande installazione. Mi racconti il perché di questa scelta, anche in relazione alla collaborazione tra ArtVerona e il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto?

AB: Nei nostri format applichiamo grande versatilità e la proposta venutaci dal Mart per il prestito di un’opera così importante ci ha guidati nel ripensare concept e allestimento del progetto per una sua ottimale riuscita e valorizzazione. D’altronde, proprio nella dimensione monumentale si esalta una costante della produzione di Melotti, dove l’attitudine alla leggerezza o meglio alla levità, ovvero la capacità di sottrarsi alla gravità attraverso una sospensione aggraziata e statica, lo porta ad essere associato alla visione di Italo Calvino, amico ed esegeta.

ATP: Quali sono i punto nodali di “I testimoni velati”, la grande scultura realizzata da Melotti nel 1977? Mi spieghi perché avete posto l’accento sull’aspetto fabbrile dell’artista?

AB: Ritengo che l’opera costituisca una summa degli aspetti salienti del Maestro, oltre ad essere stata realizzata in un periodo significativo, per cui funge da compendio articolato ed esaustivo della sua poetica. Il recupero della fabbrilità delle opere è inoltre un fenomeno da me studiato già dal 2010, dalla mostra A Basic Human Impulse, e ritengo che rappresenti un approccio lavorativo fondamentale per chi si occupa di scultura, oltre ad essere motivo di riflessione e operatività fondamentale per un artista quale Melotti. Sempre per citare Calvino:“Il suo uso di materiali poveri e deperibili asticelle di ottone saldate, garza, catenelle, stagnola, cartoncino, spago, fildiferro, gesso, stracci, è il mezzo più veloce per raggiungere un regno visionario di splendori e meraviglie, come ben sanno i bambini e gli attori shakespeariani”.

ATP: Dopo ArtVerona, dove sarà possibile vedere l’opera?

AB: Tornerà al Mart all’interno del programma di ripensamento e riallestimento delle Collezioni a cura di Gianfranco Maraniello, per una più funzionale fruizione e per consentire letture e suggestioni altre della storia artistica recente del nostro Paese. La grande opera sarà allestita accanto ad altri capolavori del Maestro nell’esposizione permanente intitolata “Le Collezioni”, che occuperà stabilmente due delle quattro gallerie del museo dove troveranno spazio, a rotazione, le più importanti opere: al primo piano si racconterà “L’invenzione del moderno”, al secondo “L’irruzione del contemporaneo”.

Fausto Melotti, I testimoni velati, 1977, acciaio e rame, 300 x 900 x 400 cm, Courtesy Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione Domenico Talamoni

Fausto Melotti, I testimoni velati, 1977, acciaio e rame, 300 x 900 x 400 cm, Courtesy Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione Domenico Talamoni