Serie Imperiale VR photographic documentation by studio DeyeVR. Photographic shoots at Casa del Popolo and ex miniCoop, Bazzano (Bologna), 2018. Photo credits: DeyeVR

Serie Imperiale VR photographic documentation by studio DeyeVR. Photographic shoots at Casa del Popolo and ex miniCoop, Bazzano (Bologna), 2018. Photo credits: DeyeVR

“Serie Imperiale. Dittico” è la mostra finale del progetto “Serie Imperiale” realizzato da Flavio Favelli nel marzo 2018 e curato da Elisa Del Prete e Silvia Litardi. L’esposizione nella Sala dei Giganti della Rocca dei Bentivoglio di Bazzano rappresenta l’ultima tappa di un progetto iniziato proprio più di un anno fa con la realizzazione di due wall paintings negli spazi dell’ex miniCoop e in quelli della Casa del Popolo del comune emiliano.
Una prima fase denominata “Pittura” alla quale sono seguite “Strappo” e “Otturazione”, rispettivamente rimozione dei murali e loro intelaiatura.

In occasione dell’inaugurazione della mostra (visitabile fino al 18 novembre) sabato 20 ottobre le due curatrici presentano il catalogo edito da Edizioni Corraini e conducono una tavola rotonda con l’artista, il filosofo Daniele Balicco, il direttore della Fondazione Rocca dei Bentivoglio Elio Rigillo e l’editore Marzia Corraini.

Flavio Favelli è protagonista in questo periodo anche di un’esposizione (12 ottobre – 30 novembre) presso gli spazi dell’ex deposito ATR di Forlì con un progetto curato da Davide Ferri e prodotto da Città di Ebla per EXATR.
Per leggere l’intervista con Flavio Favelli 

Serie Imperiale VR photographic documentation by studio DeyeVR. Photographic shoots at Casa del Popolo and ex miniCoop, Bazzano (Bologna), 2018. Photo credits: DeyeVR

Serie Imperiale VR photographic documentation by studio DeyeVR. Photographic shoots at Casa del Popolo and ex miniCoop, Bazzano (Bologna), 2018. Photo credits: DeyeVR

Segue l’intervista con le due curatrici Elisa Del Prete e Silvia Litardi —

Guendalina Piselli: La mostra finale che sarà presentata al pubblico il 20 ottobre è l’ultima fase di un processo di quasi un anno iniziato con la realizzazione dei due wall painting sul muro intero dell’ex miniCoop e sulla parete interna della Casa del Popolo di Bazzano. Quali sono le tappe salienti del progetto?

Elisa Del Prete e Silvia Litardi: Serie Imperiale nasce in Valsamoggia, territorio d’adozione di Flavio Favelli, progetto vincitore del secondo bando Italian Council 2017 indetto dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dunque opera d’arte contemporanea destinata ad acquisizione pubblica.

Per ripercorrerne le fasi, riprendiamo il nostro testo in catalogo:

L’opera “nasce come dipinto murale site-specific che, per diventare concettualmente e fisicamente nobile, viene trasportato su tela proprio come avveniva per gli affreschi antichi, portandosi dietro il site pur nella sua raggiunta mobilità”. Nella fase che abbiamo chiamato Pittura due francobolli appartenenti alla collezione dell’artista, due tra tanti, scelti non solo per il portato storico
che veicolano, 
ma anche (o forse soprattutto) per 
il rimando così evidente all’immaginario contemporaneo di cui sono impregnati, per la loro valenza estetica pop dettata dai colori, dal gioco entropico della tripla scritta rossa e dall’omonimia con il brand attuale Zara, sono riprodotti ca. 100/1 a smalto, sui muri interni di due luoghi specifici, un ex supermercato abbandonato, di una certa grandezza, e una sala più ridotta della Casa del Popolo del paese, Bazzano. In mostra per oltre due mesi, ne servono altri due per quella che abbiamo chiamato la fase di Strappo, in cui le pitture vengono sottoposte a un intervento restaurativo di stacco dal muro per essere poste su tela e diventare dittico. Lasciata traccia sui due muri del prelievo della pittura, l’artista decide poi di intervenire con un’azione quasi di risarcimento ai due muri segnati dalle ombre della privazione, con un intervento 
che abbiamo denominato Otturazione. Non ultima, anzi, successivamente prima fonte di fruizione dell’intervento murale ormai assente, la fase di Riproduzione sferica a 360°, in cui le pitture site-specific sono consegnate a vita eterna nella loro site specificità”. Pp 18, 19 dal catalogo

GP: Con “Serie imperiale” Favelli porta ad una riflessione su immagini e segni di un periodo storico preciso (1929-1945) e le ricontestualizza ponendole in stretta relazione con due contesti cittadini altrettanto carichi di immagini e storia. Come si inserisce questo processo in un luogo come la Valsamoggia? Come ha risposto la comunità?

EdP – SL: Innanzitutto Serie Imperiale è la prima opera di Favelli per il territorio in cui ha scelto di vivere. Inoltre Valsamoggia è il primo comune “fuso” d’Italia (2014) ovvero è l’esito di un processo di unificazione di cinque comuni, anche molto diversi tra loro, che hanno scelto di superare i confini amministrativi dei singoli per realizzare un nuovo modo di pensare la comunità. L’opera di Favelli si inscrive dunque in un percorso di sperimentazione in atto, segnale di una nuova visione in cui l’arte, e le riflessioni che veicola, diventa elemento di innovazione nelle pratiche di indagine del territorio. Il lavoro che Favelli fa a partire dalla memoria personale, quale bacino in cui far confluire la memoria collettiva, si è sposato perfettamente con la necessità di far emergere elementi di discussione comune e identitari.

Proponendo un soggetto così fortemente simbolico come il francobollo con l’icona del Re Vittorio Emanuele III marchiato dalla Repubblica Sociale Italiana e dall’occupazione tedesca di Zara, in un territorio che è erede della storia politica della sinistra, come di quella che era stata la conquista del modello cooperativo e che oggi si sta abilmente adeguando a un processo di nuova industrializzazione, temevamo una reazione ostile a questa rievocazione di un passato decisamente poco glorioso. Invece è accaduto il contrario. Nel corso del processo ci ha stupito che nessuno si è mai spostato dall’opera, che è sempre rimasta al centro di ogni discussione. I più anziani ci hanno anche confessato l’importanza di un intervento come questo, così diretto rispetto a temi di un’Italia dimenticata dai più giovani, mentre nel ciclo di incontri che abbiamo fatto sul territorio l’attenzione restava rivolta all’arte, alla sua forza e al suo valore, laddove molti ci hanno anche confidato di non essere mai stati a una mostra d’arte contemporanea.

Flavio Favelli, Serie Imperiale, (RSI), wall filling, ex miniCoop, Bazzano (Bologna), 2018. Photo credits: Dario Lasagni

Flavio Favelli, Serie Imperiale, (RSI), wall filling, ex miniCoop, Bazzano (Bologna), 2018. Photo credits: Dario Lasagni

GP: E’ un’opera che tocca numerosi aspetti dalla cultura materiale e di costume alla storia dell’arte e della tecnica e che sottolinea come l’artista veda il “bello” dove il costume del suo tempo, al contrario, non lo vede. Si tratta di un’azione con una forte carica politica… Qual è il vostro punto di vista?

EdP – SL: “La storia dell’arte cui Favelli attinge e si riferisce quale diretto erede non è la storia dell’arte contemporanea, moderna o antica, bensì la storia del costume, della civiltà, una storia dell’arte burckhardtiana, che fa degli oggetti d’uso, della manifattura, delle foto-ricordo come dei TG o della pubblicità, del bon ton e del prêt-à-parler, i riferimenti estetici e i modelli della sua pratica” (Pg 21 dal catalogo)

Per quanto verrebbe voglia di parlare di “riabilitazione di codici estetici” quello che Flavio sembra stabilire ogni volta è un dialogo aperto con il patrimonio culturale; sembra che non si accontenti mai degli inquadramenti e delle codifiche a cui è soggetto. A noi è toccato il privilegio di un progetto di medio termine (un anno) durante il quale abbiamo potuto capire, sedimentare, criticare, discutere. Quello che crediamo straordinario è questa dilatazione dei tempi, il procedere per fasi, l’attesa dell’esito di un passaggio, l’esposizione del processo e i suoi possibili fallimenti.

GP: Dopo essere stati rimossi dai muri, le due pitture sono state intelaiate ed installate una accanto all’altra all’interno della Sala dei Giganti della Rocca dei Bentivoglio diventando un vero e proprio dittico nonché parte della collezione. Quali cambiamenti nella fruizione comporta? Cambiando contesto, come sono cambiate, a livello di significazione, le due opere?

EdP – SL: Il dittico Serie Imperiale è un’opera unica non solo nella produzione di Flavio Favelli, ma anche nella storia del restauro. Camillo Tarozzi, il restauratore che ha eseguito lo strappo ci ha confessato di non conoscere un caso simile: “è la prima volta – ci disse – che mi viene chiesto di fare uno strappo prima ancora che l’opera esista.” E’ un’operazione di preservazione simbolica e concettuale che s’insinua nel dibattito dell’arte contemporanea a confronto con quella antica mettendosi alla pari. E’ il passaggio da opera ignobile, dentro a due spazi non belli, mal illuminata, e anche non troppo raffinata nella sua esecuzione, a opera nobile, mobile, dittico.

In termini di fruizione se vedi i dipinti su muro riconosci la pittura su muro, che è una parete, quindi una stanza, il luogo in cui sono collocati. Quando poi, al contrario, trovi il muro sulla tela, ma il contesto non c’è più, riconosci il muro dentro al dipinto e ti rendi conto di come lo strappo si è portato via la prima pelle di un luogo. L’opera che era collocata dentro a due edifici in semi-abbandono era parte di un tutto, l’ultimo tassello di una storia fatta di molti strati, non solo paretali ma anche storici, sociali, legati ai luoghi, quasi fosse una decorazione inglobata. Una volta divenuta autonoma è come se si fosse portata via tutta quella storia, che ora si condensa nei 2metrix2.
Per questo abbiamo introdotto (per la prima volta in un’opera di Flavio) l’esperienza immersiva della realtà virtuale. Quando indossi il visore l’opera si dispiega nuovamente.
Il VR garantisce la preservazione dell’esperienza site specific che il dittico non ha più fisicamente, ma che porta in sé. La riproduzione in realtà virtuale dei due murali nei luoghi originali accompagnerà sempre le due tele del dittico rendendo “possibile” virtualmente l’esperienza di Valsamoggia e al tempo stesso dichiarandone l’ormai irrimediabile inesistenza.

Flavio Favelli, Serie Imperiale (Zara), wall filling, Casa del Popolo, Bazzano (Bologna), 2018. Photo credits: Dario Lasagni

Flavio Favelli, Serie Imperiale (Zara), wall filling, Casa del Popolo, Bazzano (Bologna), 2018. Photo credits: Dario Lasagni

GP: A livello curatoriale cosa comporta realizzare un progetto in due luoghi pubblici così differenti uno dall’altro?

EdP – SL: La progettualità di Serie Imperiale è stata costruita insieme alla Fondazione Rocca dei Bentivoglio che nel territorio della Valsamoggia è un faro culturale; inizialmente i luoghi sono stati individuati perché disponibili per un intervento come quello che voleva compiere l’artista e successivamente, come spesso accade, hanno cominciato a parlare di tanto, a funzionare da interfaccia rispetto alle stratificazioni sociali, economiche, storiche e artistiche di un angolo d’Italia. Non si tratta di luoghi pubblici, bensì di luoghi ad uso pubblico.
Entrambi parlano di una “storia cooperativa” e lavorativa che riguarda una provincia specifica come quella della Valsamoggia. La miniCoop, che sarà demolita a breve, dialoga con una Casa del Popolo utilizzata parzialmente, narrando le trasformazioni in atto dei luoghi di socialità e dunque di politica pubblica. I due edifici, infatti, sono letteralmente stati “appiccicati” nella loro diversità architettonica racchiudendo, in tal senso, un racconto sulla stratificazione edilizia che caratterizza una piazza o un distretto.
Elio Rigillo, direttore della Fondazione, scrive in catalogo, che la Casa del Popolo e la ex-mini Coop “riferiscono di una storia particolare di un’area che fino a metà Ottocento era depressa e malsana […]. Sono i luoghi di un riscatto sociale”.
L’opera d’arte non è stata utilizzata, o strumentalizzata, per un qualche piano di rigenerazione urbana, ma semplicemente si è fatta spazio per entrare in dialogo con la storia, innestando tempi, immagini e questioni a volte ostiche. La fase site-specific “Pittura” ha avuto una durata limitata, i murale nella ex mini-coop e nella Casa del Popolo sono stati visti solamente per i mesi primaverili del 2018. Questa temporalità limitata ne ha aumentato l’incisività rispetto al contesto; quelle pitture murarie non seguiranno i destini degli edifici, qualunque essi siano: staccarli ha voluto dire anche sgravarli dalle vicissitudini patrimoniali a cui i siti sono esposti e, al contempo, il dittico non esisterebbe senza la pelle dei muri di quei luoghi “comuni”, addirittura “non-luoghi” se si pensa al supermercato, o, ancora, si direbbe “minori” nel lessico storico-artistico. Eppure, tutti questi aggettivi e prefissi non bastano a dire che i luoghi di affezione, per quanto non di pregio, sono luoghi che fanno da sfondo al quotidiano vivere umano e, infondo per questo, di primaria importanza.

Flavio Favelli, Serie Imperiale, (RSI), wall painting, ex miniCoop, Bazzano (Bologna), 2018. Photo credits: Dario Lasagni

Flavio Favelli, Serie Imperiale, (RSI), wall painting, ex miniCoop, Bazzano (Bologna), 2018. Photo credits: Dario Lasagni

Zara copia

 

Falvio Favelli, La Nazione, foto Gianluca Camporesi

Falvio Favelli, La Nazione, foto Gianluca Camporesi

Flavio Favelli, Half Dinar, smalto su tela

Flavio Favelli, Half Dinar, smalto su tela