Flavia Albu – Filters, exhibition view, Dimora Artica Milano.Courtesy the artist and Dimora Artica, Milano

Testo di Marta Orsola Sironi —

Dimora Artica presenta Filters, personale di Flavia Albu, in corso fino al 19 ottobre.  La mostra raccoglie una selezione di opere realizzate negli ultimi anni, che forniscono una panoramica ampia della ricerca dell’artista. La prima opera visibile nello spazio di via Dolomiti è Fallen Drape (2018), un drappo cangiante lasciato cadere al suolo, tra le cui pieghe la luce proveniente dalla vetrina scivola e riverbera. Quattro grandi tele esposte a parete sono solcate da pennellate date a poderosi fendenti e armonizzate da un sapiente uso dei colori, in scala di grigi e sfumature pastello. Infine sono presenti due opere dell’ultimo periodo: Flag (2019), video di una bandiera trasparente mossa da un vento silenzioso, e Untitled (2020), frusta di plastica intrecciata a mano con perizia da artigiano.

Nonostante l’utilizzo di media diversi, vi è un’omogeneità di fondo nella produzione di Flavia Albu. L’indagine degli elementi strutturali della pittura le consente di riflettere sui processi di generazione dell’opera, dunque sviscerando concetti quali: rappresentazione, visione e, non ultimo, il metodo. Come ha scritto Teresa Iaria citando Emilio Garroni, l’azione di questa artista oscilla tra un “vedere attraverso” e un “vedere dinnanzi”: attivando uno sguardo critico che mira a raggiungere un rapporto oggettivo con la pratica artistica. In tal modo cerca di analizzare temi quali intenzionalità e aleatorietà, immediatezza e ipermediazione.
Nelle opere esposte si percepisce una tensione costante tra elementi che rimandano a una gestualità spontanea – come le pennellate che registrano il passaggio impetuoso della mano – e una loro messa in scena attentamente studiata– come nel caso del panneggio caduto, che in verità è un’installazione curata nei minimi particolari per apparire accidentale.  Chi osserva si domanda se venga prima l’immediatezza casuale dell’azione o un’immagine puramente mentale. A che punto si situa la volontà dell’artista in rapporto alla performatività (più o meno) spontanea dell’atto creativo? In quale momento sorge la rappresentazione e quali filtri interferiscono nella visione dell’opera?

Flavia Albu – Filters, exhibition view, Dimora Artica Milano.Courtesy the artist and Dimora Artica, Milano
Flag, 2020, Video installation
Curtain, 2017, Oil painting on canvas , cm.140X200

I due lavori più recenti, la bandiera e la frusta, legano questa riflessione su aleatorietà e intenzionalità a simboli di potere, portando in primo piano il problema della libertà del singolo come della collettività. Questi oggetti sono qui assunti come voces mediae, né positivi né negativi: mentre la trasparenza di Flag rende la sua identità neutra in sé (la sua polarizzazione dipende dal contenuto che le viene dato di volta in volta), Untitled si delinea nei termini ambigui dello strumento sia di punizione che di piacere. All’interno di queste sfumature si concretizza la ricerca dell’artista, che si domanda come debbano essere interpretati i rapporti tra simili categorie concettuali nel momento in cui perdono i loro confini netti. La mostra presso Dimora Artica è un tentativo di puntualizzare questa situazione, chiedendo al pubblico uno sforzo personale di compartecipazione all’analisi dei processi di creazione e visione.

Spesso Flavia Albu viene definita una “giovane artista italo-rumena”, ma ci tiene a precisare che la sua formazione è completamente italiana. La sua ricerca muove da inizi prettamente pittorico-gestuali, dai quali ha cercato nel tempo di prendere le distanze, compiendo un tentativo di concettualizzazione.
In questo sicuramente giocano un ruolo significativo la sua doppia nazionalità e il suo bilinguismo, che le permettono un’attitudine alla relativizzazione, al continuo movimento tra il “guardare da lontano” e il “guardare da vicino”. “È un grande classico per me -dice- stare con un piede dentro e con un piede fuori dalla porta”. Quello di Flavia Albu è uno “sguardo attraverso”, che fa dell’autocoscienza e del ragionamento sul linguaggio i due termini della propria ricerca. Un ulteriore stimolo è la collaborazione con l’artist-run-space Brace-Brace, nato dalla decisione di Cecilia Mentasti, Francesca Finotti e Francesco Paleari di ospitare nel proprio studio altri artisti, per invitarli a costruire lentamente, a strutturare progetti e relazioni senza fretta, ma nella quotidianità del dialogo con il gruppo.

Con questa mostra Dimora Artica ha ribadito la propria volontà di trovare un equilibrio dinamico tra galleria e project space aperto alla sperimentazione, difendendo sempre e comunque la possibilità di essere liberi nelle scelte e offrire ai giovani un luogo dove “fare il punto” e pensare ai passi successivi.

Fallen Drape, 2018, Silk
Flavia Albu – Filters, exhibition view, Dimora Artica Milano.Courtesy the artist and Dimora Artica, Milano
Untitled, 2019, Oil painting on canvas, 2x cm.100×150