• An Example of Just and Fair Punishment, still da video, canecapovolto, 2006, courtesy l’artista
  • Attacco col fuoco, still da video, canecapovolto, 1997, courtesy l’artista
  • Nickel, still da video, canecapovolto, 2000, courtesy l’artista
  • Stereo_Verso Infinito, still da video, canecapovolto, 2008/2017, courtesy l’artista
  • Storie di monelli , still da video,canecapovolto, 1995 courtesy l’artista
  • Stereo_Verso Infinito, still da video, canecapovolto, 2008/2017, courtesy l’artista
  • Storie di monelli , still da video, canecapovolto, 1995, courtesy l’artista

1987 – 2017, un ottimo anniversario da festeggiare. Trent’anni di mostre, incontri, rassegne, presentazioni, iniziative e tantissime scoperte. Il careof festeggia questo importante anniversario con una mostra dai toni decisamente provocatori, basti citare il titolo: Fiamme negli Archivi. Frammenti nella memoria di canecapovolto.
La mostra, visibile fino al 2 aprile, presenta una ricca selezione di opere di canecapovolto il gruppo formatosi a Catania nel 1992. Con la loro produzione, sviluppatasi in decenni di ricerca, e la loro costante attenzione ai media, agli strumenti e ai dispositivi, il gruppo è stato invitato a realizzare un progetto che somma un’idea di archivio all’archivio, attraverso un percorso personale che non prescinde, oltre che dalla scelta dei lavori, anche dai relativi mezzi di riproduzione.

Abbiamo posto alcune domande alla curatrice della mostra Martina Angelotti — 

ATP: 30 anni, direi una bella tappa, oltre che conquista. In occasione del suo trentennale Careof rivolge, concettualmente, lo sguardo ‘al suo interno’: una mostra che ha come tema l’archivio. Per questa occasione hai curato una mostra “dal percorso curvilineo, che surfa tra i linguaggi e i dispositivi”. Mi racconti come è nata la mostra di canecapovolto?

Martina Angelotti: Quest’estate, nel caldo del sole toscano, avevo con me una copia dell’archivio video di Careof e contestualmente leggevo Heroes di Franco Berardi Bifo dove, partendo dalle teorie di Baudrillard e Debord, propone l’ironia distopica come unica strategia per liberarci dall’assolutismo capitalistica. La navigazione dell’archivio, ben più gioiosa dei toni crudi del testo di Bifo, era però costantemente influenzata da parole e frasi quali “spettacolarizzazione”, “antimilitarismo”, “anarchia dello sguardo”. L’associazione con canecapovolto e la loro pratica è arrivata quasi immediata. Così, da lì a poco, io e il “cane” ci siamo fatti delle lunghe skype e abbiamo cominciato a raccontarci un po’ di cose. La prima richiesta da parte mia è stata quella di ricordarsi – a memoria – che cosa fosse Careof e insieme abbiamo ripercorso molti dei loro materiali presenti nell’archivio video. Io cercavo un collettivo storico ma non storicizzato, che utilizzasse l’archivio in maniera radicale, come strumento di raccolta e messa a confronto dei passaggi cruciali della comunicazione visiva. Loro cercavano un modo e un tempo che non ingabbiasse la loro ricerca – altrettanto quasi trentennale – ma piuttosto la riconfigurasse alla luce di un cambiamento inevitabile di registri linguistici e di tempi della stessa comunicazione visiva.

ATP: Un titolo significativo – oltre che ‘minaccioso’ – “Fiamme negli Archivi. Frammenti nella memoria di canecapovolto”. Perché avete scelto un messaggio così controverso e provocatorio?

MA: La fiamma e il fuoco sono icone che, soprattutto in questo caso, rappresentano qualcosa di sacrale e generativo. L’archivio video di Careof – se lo si osserva come un unicum – è un grande magma, sempre in trasformazione, a volte anche spaventoso, perché come ogni archivio, personale e corposo, presenta molteplici punti di vista e svariati modi per leggerlo ed osservarlo. canecapovolto, la cui attività non si è mai fermata, ha una collezione altrettanto magmatica, con cui ha nutrito la propria pratica. Un archivio sempre vivo, che si alimenta di giorno in giorno, scolpito e amalgamato a seconda delle idee e delle necessità. 
Così, le fiamme a cui facciamo riferimento, sono fuochi caldi, ma non minacciosi, almeno non per i materiali su cui fanno luce. Certamente, alcuni dei loro lavori, sono fiamme a ciel sereno, che potrebbero anche bruciare, se non le guardiamo con una certa attenzione, ma direi più per il contenuto che per la forma.

Nembutal,still da video, canecapovolto, 2015 courtesy l’artista

Nembutal,still da video, canecapovolto, 2015 courtesy l’artista

ATP: Canecapovolto ha attraversato diverse forme di ‘registrazione’ del reale e diversi dispositivi tecnologici: dai vhs su tv a tubo catodico, ai dvd su monitor lcd, infine ai file su piattaforme video. Si evince in mostra questo attraversamento ed evoluzione del loro linguaggio?

MA: Sì, quello che abbiamo cercato di evitare, soprattutto nell’idea di allestimento, è stato un effetto di anacronismo naive. Gli anni ’90, sono stati il tempo di formazione sia dell’archivio video di Careof, che ogni giorno si confrontava con materiali diversi, sia degli artisti stessi, che sfruttavano le potenzialità dei mezzi di registrazione e di riproduzione, come parte integrante dei messaggi linguistici e metalinguistici.
In mostra, che non si presenta come una antologica, (non era questo l’interesse, sebbene la loro produzione sia talmente vasta da poter tranquillamente riempire le sale di un intero museo!), abbiamo ritagliato tre blocchi tematici in corrispondenza di altrettanti dispositivi di fruizione.
I monitor, di tipologia e periodi diversi, assemblati in un uno dei tre ambienti, mostrano diverse fasi della loro produzione: dai film girati in suepr8 come Storie di monelli (1995), alle code di pellicola in 35mm poi ritrattate con acidi, come NIckel, (2000).
 Su grande schermo invece, Stereo_Verso Infinito, interamente digitale, è la summa di una ricerca cominciata nel 2008 e tuttora in corso. Il progetto estende il sistema di catalogazione e classificazione audiovisiva (nuovamente un archivio) e attraverso una metodologia affine alla creazione di un metalinguaggio, mira a formare una sorta di alfabeto visivo.

ATP: Mi introduci il progetto su cui ha lavorato il gruppo: la somma di “un archivio all’archivio”?

MA: L’idea è stata quella, come accennavo all’inizio di questa intervista, di “sprofondare” nell’ archivio in una maniera non didascalica e di trattarlo più come uno contenuto insito nella pratica che come qualcosa da mostrare da solo. Careof ha un archivio vasto e a tratti anche sincopato, ma basterebbe conoscerne anche solo la metà per avere un’idea precisa dello spaccato culturale e politico italiano degli ultimi decenni. Così come tutto, o quasi, il lavoro di canecapovolto è un continuo rincorrersi di immagini e suoni d’archivio, costruite ad hoc o rilette attraverso altri autori, che rappresentano in parte, le fonti di ispirazione del loro lavoro. Dalle attitudini situazioniste alle fonti surrealiste riprese dal compositore e filmaker Joel Haertling; dalla rilettura del pamphlet anarchico di Bob Black, The abolition of work (The abolition of the work, 2010), fino a veri e propri “plagi” ripresi da celebri scene di “Africa Addio” o “Le Grand Bleu” (L’attacco col fuoco, 1997). Insomma, un archivio che si somma ad un archivio, non è realmente una scultura di archivi, ma piuttosto un susseguirsi di attitudini ed esperienze, che in autonomia, delineano una linea di pensiero e di approccio filosofico.
E idealmente, si alimentano e si animano vicendevolmente.

ATP: Canecapovolto ha fondato un programma multidisciplinare prodotto dalla “Scuola FuoriNorma”. In mostra avremo anche un saggio di questa iniziativa. Come sarà fruibile?

MA: Attraverso un dispositivo dedicato all’ascolto. Una black-box fatta per una sola persona, mette a disposizione del pubblico un archivio di registrazioni sonore a cui canecapovolto si dedica da 15 anni. Suoni naturali, urbani, umani. Fatto di tecnologia, caso, musica, composizione e magia. L’archivio, formatosi attraverso il progetto della Scuola Fuori Norma fondato da canecapovolto, è aperto a una riflessione sull’immaginazione, sulle possibilità di contraddire la realtà e sulla sua capacità di trasformare ciò che la visione mostra o di svelare ciò che essa nasconde.
La scuola è un progetto di formazione permanente, che mira a mantenere costante la relazione tra studi teorici e pratiche di lavoro creativo, attraverso formati di didattica non convenzionale e fuori dai circuiti accademici.

Stereo_Verso Infinito, still da video, canecapovolto, 2008/2017, courtesy l’artista

Stereo_Verso Infinito, still da video, canecapovolto, 2008/2017, courtesy l’artista

The abolition of work, still da video, canecapovolto ,2010, courtesy l’artista

The abolition of work, still da video, canecapovolto ,2010, courtesy l’artista