Felix Schramm, 2015 presso RIBOT courtesy, RIBOT arte contemporanea, Milano - Installation view.

Felix Schramm, 2015 presso RIBOT courtesy, RIBOT arte contemporanea, Milano – Installation view.

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«Per me tutto è costruzione» afferma Felix Schramm a proposito del suo lavoro. Questa frase può sembrare paradossale al visitatore posto di fronte alle sue opere, la grande installazione Spatial Intersection composta da due grandi piani di legno e cartongesso colorati che sfondano la parete di fondo della galleria o le sculture, teste scavate, private delle fisionomie o profondamente alterate.

Discontinuità e interferenza sono i parametri che guidano la prassi del giovane artista tedesco (classe 1970): rompere la prospettiva e la simmetria e andare oltre la figurazione e la forma classicamente definita e conclusa significa voler costruire un altro ordine, aprire degli spazi, sconfinare oltre lo specifico scultoreo e architettonico, determinare nuove coordinate. Quindi non si tratta di un’estetica della distruzione e della catastrofe, come potrebbe sembrare a un primo impatto, ma della sovversione, che procede per disarmonia e implica la tensione e la forza, la flessione e perfino la spaccatura, elementi imprescindibili della nostra esperienza quotidiana, sia a livello materiale sia a livello esistenziale. I lavori di Schramm, scultorei e ambientali, ma anche bidimensionali come nel caso dei collage – la serie Multilayer, edizione realizzata con fotografie delle opere in mostra, stappate e stratificate, che ne rappresenta un’ulteriore livello di manipolazione e di ristrutturazione sono esiti di un’azione che spinge, disloca, aggiunge e toglie, spezza e ricombina, di un gesto impetuoso che investe e ridefinisce le forme.

È significativo in questo senso il titolo scelto per questa personale, Bent [piegato, flesso], un termine che esplicita un’idea ricorrente, quella della piegatura, che risulta dalla forza impressa al materiale, dalla trazione che lo (tra)sforma, sia nelle grandi intersezioni con materiali edili sia, con esiti perfino più drammatici, nelle sculture, come nella serie delle teste, che riprende e stravolge l’idea del ritratto. Qui, oltre alla manipolazione formale, è la sperimentazione tecnica e materica a essere decisiva: Schramm mescola e combina sale e poliuretano, cera e pigmenti, gesso e terra, dando vita a una galleria di maschere aliene, ognuna con una diversa pelle e dal diverso valore tattile, quasi dei reperti che hanno perso la loro riconoscibilità pur conservando una reminiscenza antropomorfa. 

Bent inaugura la nuova galleria milanese RIBOT. Il nome curioso che cita il celeberrimo purosangue, imbattibile campione del galoppo, è stato scelto dalla gallerista Monica Bottani «come porta fortuna… ma anche perché l’immagine di un cavallo da corsa, mi piace molto e simbolicamente mi fa pensare a chi cerca un futuro nel tempo del “fare”»

Rossella Moratto

Felix Schramm, Untitled, 2015, poliuretano, colore, jasmonite, cm 33 x 30 x 21 - courtesy RIBOT arte contemporanea, Milano

Felix Schramm, Untitled, 2015, poliuretano, colore, jasmonite, cm 33 x 30 x 21 – courtesy RIBOT arte contemporanea, Milano

The exhibition space, with two distinctive large windows opened onto the street, will host an across-the-board program featuring both Italian and International artists. Each solo exhibition will present the exclusive production of an edition / limited edition multiple, purposely designed and produced by the artist.

RIBOT opens to the public with the first solo exhibition in Italy by German artist Felix Schramm (Hamburg, 1970). Schramm focuses his research on a very peculiar vision of space, characterized by different sculptural shapes and multiple opportunities of interpretation. For the exhibition, Schramm will design a site specific installation, part of his “Spatial Intersection” series. An artwork, built intersecting wooden structures and drywalls, which strongly alters the perception of space and breaks the continuity of the gallery walls. The installation will produce visual and emotional short circuits. The explosion of the wall transforms architecture into sculpture and modifies the concept of environment, from ‘space to fill’ to’ living and mercurial space’, willing to overcome its own boundaries through a new dynamic of the relationship between artwork and public.

The concept of the interpenetration of planes and of the celebration of the dynamic power of the form can also be found in the sculptures on display. “Omission 2″ and “Quiet Might” are casts of human heads in wax, plaster and polyurethane resins. The artist elaborates them and, then, combines them with different materials to create an expressiveness of solids and voids in which the human essence is charged with theatrical drama. The exhibition projects concludes with the limited edition of “Multilayer”, produced in 8 different specimens, designed by Schramm specifically for the show. The collages, created by overlapping fragments of pictures of the gallery installation, produce abstract surfaces the thickness of which refers again to the concept of the image created by accumulating multiple perspectives and points of view.

Felix Schramm, Red Head, 2015,cera e pigmenti,cm 21x23x20 - courtesy, RIBOT arte contemporanea, Milano

Felix Schramm, Red Head, 2015,cera e pigmenti,cm 21x23x20 – courtesy, RIBOT arte contemporanea, Milano

Felix Schramm, 2015 presso RIBOT courtesy, RIBOT arte contemporanea, Milano - Installation view

Felix Schramm, 2015 p – RIBOT arte contemporanea, Milano – Installation view (detail)