• Peppi Bottrop – Senza titolo, 2015 Grafite su tela| Graphite on canvas 200 x 170 cm Courtesy Jan Kaps Ph. Agostino Osio
  • Installation view, first floor, Fasi Lunari, Fondazione Carriero. Ph. Agostino Osio
  • Max Frintrop – Amon Düül, 2016 Pigmenti, acrilico, inchiostro su tela| Pigments, acrylic, ink on canvas Courtesy the Artist | l’artista Ph. Agostino Osio
  • Yuji Nagai - Thistle, 2016 Olio su tela|Oil on canvas 40 x 30 cm Courtesy Warhus Rittershaus Ph. Agostino Osio
  • Peppi Bottrop - … of election, 2016 Grafite su tappeto |Graphite on rug 340 x 240 cm Courtesy Jan Kaps Ph. Agostino Osio
  • Fabian Ginsberg – Senza titolo, 2016 Stampa inkjet su carta intelata, acrilico, smalto, legno, plexiglass|Inkjet-print on paper, acrylic, lacquer, wood, canvas, plexiglass 127,4 x 125 cm Courtesy l’artista | the artist Ph. Agostino Osio
  • Installation view, first floor, Fasi Lunari, Fondazione Carriero. Ph. Agostino Osio
  • Albert Oehlen – Untitled (Baum 13), 2014 Olio su Dibond | Oil on Dibond 250 x 125 cm Courtesy l’artista | the artist Ph. Agostino Osio
  • Yuji Nagai - Valley, 2016 Olio su tela|Oil on canvas 180 x 140 cm Courtesy Warhus Rittershaus Ph. Agostino Osio
  • Max Frintrop – No problem, 2015 Pigmenti, acrilico, inchiostro su tela | Pigments, acrylic, ink on canvas 260 x 180 cm Courtesy l’artista | The artist Ph. Agostino Osio
  • Installation view, ground floor, Fasi Lunari, Fondazione Carriero. Ph. Agostino Osio
  • Installation view, ground floor, Fasi Lunari, Fondazione Carriero. Ph. Agostino Osio

Maestro e allievi: un rapporto fondamentale nell’educazione artistica, una relazione verticale che tradizionalmente ha spesso dato luogo a filiazioni ed emulazioni tali da autorizzare la definizione di “scuola” o di gruppo. Oggi questa relazione è complessa, non sempre univoca e verticistica ma più frequentemente improntata al dialogo e allo scambio, rispettosa e incoraggiatrice di differenze.

Per riflettere su questo rapporto, sono stati invitati Peppi Bottrop, Andreas Breunig, Max Frintrop, Fabian Ginsberg, Yuji Nagai, David Ostrowski – sei artisti nati tra il 1975 e il 1986 e operanti in area tedesca, che esprimono altrettanti approcci alla pittura – e Albert Oehlen – classe 1954 – loro docente all’Accademia di Düsseldorf. Riunendo dopo anni il professore e i suoi studenti si dà continuità a un discorso mai interrotto che si è evoluto, muovendosi tra vicinanze e distanze, in un comune orizzonte di riferimento che lega sottilmente le loro ricerche. Ma la mostra non è solo un’occasione di incontro, è anche una panoramica, certo non esaustiva ma ben rappresentativa, delle tendenze in atto nella pittura tedesca contemporanea.

Oehlen è da sempre un artista imprevedibile, aperto a molteplici suggestioni, che nella sua pratica ha ampliato il concetto di pittura ben oltre i confini bidimensionali, ibridandola con il digitale ed espandendola verso la dimensione plastica e ambientale e perfino sonora come in Baum 4 (2016), elaborazione della tematica dell’albero che da tempo è a centro del suo interesse come elemento privilegiato di analisi formale, sulla soglia tra organico e inorganico. La traccia sonora – parte integrante dell’opera così come l’ombra dell’albero proiettata sulla pittura grazie alla luce stroboscopica – sottolinea con la sua discontinuità il confine sempre superato di una ricerca estetica spostata in avanti, traditrice di aspettative consolidate. Ed è proprio questa irregolarità e tensione verso la sperimentazione la lezione che, in varie forme, Oehlen ha trasmesso ai più giovani, insieme alla necessità di una costante riflessione teorica sui mezzi e sul linguaggio che si manifesta nel legame necessario tra progetto, processo e forma. Un approccio concettuale che non rinuncia alla sensibilità che in questi artisti si manifesta con esiti diversi. In particolare il lavoro di Ostrowski si colloca più chiaramente in una linea riduzionista nella quale però inserisce l’elemento casuale, entropico: l’errore, il residuo, lo sporco, le tracce di impronte sono parte imprescindibile del processo creativo e creano un’intermittenza nel rigore della pittura. Anche Bottrop ha un approccio riduttivo che arriva a composizioni scarne, fatte di segni di graffite su tela grezza. La forte intenzionalità è la sua caratteristica più evidente, una gestualità che si manifesta nel sovrapporsi di linee – curve, dritte e diagonali – con esiti di grade dinamismo: il segno diventa pratica di appropriazione e di misura non solo dello spazio della tela ma anche dell’ambiente come in –of election (2016) in cui l’artista utilizza un tappeto come supporto, collocato sul pavimento.

Installation view, ground floor, Fasi Lunari, Fondazione Carriero. Ph. Agostino Osio

Installation view, ground floor, Fasi Lunari, Fondazione Carriero. Ph. Agostino Osio

Anche Breunig si distingue per la vitalità gestuale che si esprime in una caotica entropia materica di ascendenza informale: una pittura esplosiva, magmatica che si sviluppa tridimensionalmente collocandosi anche nello spazio dove rivendica una propria autonomia architettonica come in Corrupted data: more intense II (2016). Ginsberg invece presenta quattro lavori che rifletto sulla relazione tra segno meccanico e manuale. Lavorando su molteplici livelli, costruisce delle teche di legno e plexiglass dove frammenti stampati si sovrappongono a lettere dipinte e parzialmente cancellate da macchie cromatiche: un discorso apparentemente incongruente e scomposto al quale l’artista sembra voler restituire un corpo. Nagai invece riprende la figurazione in dipinti seriali che hanno come soggetti fiori, frutti, alberi e foglie. Qui presenta una serie di soggetti floreali, che si sembrano espandersi dal centro delle tele secondo un ritmo segnico serrato che conferisce mobilità e leggerezza alla composizione. Queste nature morte di fantasia, che si ripetono in infinite variazioni, sono un pretesto per analizzare le diverse potenzialità della pittura in termini di accostamenti cromatici, registri diversi e differenti gradi di accuratezza esecutiva. Anche Frintrop sperimenta le potenzialità espressive della pittura, che rende attraverso stratificazioni di campiture realizzate con un misto di inchiostri e acrilici che reagiscono tra loro in modo solo parzialmente controllabile, e, mescolandosi danno la sensazione di profondità. Sono seducenti paesaggi liquidi che rivelano la complessa spazialità in divenire interna al quadro, in cui le masse cromatiche sembrano obbedire a dinamiche di attrazione e repulsione, in soluzioni sempre diverse.

Il titolo, Fasi Lunari, scelto dai curatori Albert Oehlen e Francesco Stocchi, sottolinea il movimento ascendente e discendente del rapporto tra discepolo e maestro, fatto di scambi e influssi alternati, interferenze reciproche e riprese. Forse più che in altri casi, si rivela qui un orizzonte comune che ha fatto della condivisione del percorso formativo una vitale esperienza che si sviluppa nel tempo.

Installation view, ground floor, Fasi Lunari, Fondazione Carriero. Ph. Agostino Osio

Installation view, ground floor, Fasi Lunari, Fondazione Carriero. Ph. Agostino Osio

Albert Oehlen – FM 58, 2011 Olio e carta su tela| Oil and paper on canvas 200 x 230 cm Collezione privata |Private collection    Ph. Agostino Osio

Albert Oehlen – FM 58, 2011 Olio e carta su tela| Oil and paper on canvas 200 x 230 cm Collezione privata |Private collection Ph. Agostino Osio