A parete Valerio Nicolai, Cane Bagnato, topi di vario tipo, birilli alcolizzati e canali di allattamento durante l’alluvione, 2012; a terra Alessandro Di Pietro, 11, 12, 13, 14, 15, 2012

Valerio Nicolai, Senza Titolo, 2012

Virgiania Clara Gabrielli, Senza Titolo 2012

Marco Samorè

Marco Samorè, Toppe, 2012

Serena Vestrucci, Pianta d’interno, 2011 (dettaglio)

Serena Vestrucci, Pianta d’interno, 2011

Niccolò Morgan Dandolfi, Richiamo per uccelli, 2012, Share #04, 2011

T-Yong Chung, Untitled, 2012, Untitled 2012

Maurizio Mercuri, Grigio non lineare, 2012

Maurizio Mercuri, Eno Brian, 2012

Maurizio Mercuri, Accapi, 2003-2012

Ho avuto la possibilità di vedere solo una tappe delle tre che componevano il progetto Falansterio. Tre diversi luoghi – Casabianca a Bologna, Spazio Morris a Milano e Tesco a Faenza – insediati da tantissimi artisti orchestrati da Guido Molinari a Milano, da  Anteo Radovan (con la collaborazione di Massimo Marchetti) a Bologna e da Daniela Lotta a Faenza. Il concetto che lega le tre ‘stazioni’il concetto di Falansterio:  parole che indicava la struttura abitativa in cui si svolgeva la vita dei membri dell’unità sociale di base prevista nelle teorie di Charles Fourier e da lui denominate, appunto,  ‘falange’. Ma oltre questo apparente è senza dubbio affascinante principio utopico, a detta del Guido Molinari, c’è l’interessa  per “gli aspetti relativi alla definizione di una micro struttura comunitaria, il coinvolgimento delle persone verso un sentire comune e verso un risvegliato senso etico, senza quindi accogliere la rigidità d’impianto che accompagnava la proposta del filosofo.”  Continua ” Volutamente si è scelto di non proporre un tema agli artisti, per rimarcare uno stato delle cose che di frequente coinvolge proprio il ruolo del curatore. Molto spesso chi opera in uno spazio indipendente si indirizza verso tre soluzioni di frequente in compresenza: invitare artisti emergenti, presentare opere di artisti già affermati che solidarizzano con l’iniziativa ed infine riscoprire artisti che da tempo sono meno visibili o addirittura ignorati.” Nello Spazio Morris, infatti, convivono artisti giovanissimi come Virginia Clara Gabrielli, che ha esposto due piccoli quadri ‘neri’ con misteriose architetture, ad artisti già molto conosciuti come T-Young Chung – la sua stanza è tra le più eleganti –  o Marco Samorè, che espone alcune sue inquietanti e surreali fotografie, assieme a una serie di giacche e giubottini con applicate delle stampe di luoghi scomparsi di un artista conterraneo ‘riscoperto’ . In entrata le opere enigmatiche di Alessandro Di Pietro: scansioni ‘spaziali’ di oggetti trovati in un interno, come nastro isolante, elettrodi da salvatura, squadrette ecc. Alla parete la grande tela grezza di Valerio Nicolai: un mondo acquerellato e liquido dove strani esseri e cose sembrano emergere da un mondo piatto e lattiginoso. (Molto originale e sicuramente da tenere d’occhio). Un’altra opera che mi ha colpito molto, quella di Serena Vestrucci: un’altissima asta di compensato di Okoumè, appoggiata a un una serie di tamponi di pennarelli. Il curatore mi ha spiegato che con il lieve cambiamento temperatura, l’asta si muove con il lento scivolare dei colori. Sul muro, si veda una macchia di colore sciolto… Nelle altre stampe, le belle foto di Niccolò Morgan Gandolfi (di cui avevo già notato l’ottimo piglio fotografico ad uno studio visit in viafarini). In questa occasione ha mostrato una grande trappola-richiamo per uccelli (un albero vero con una specie di autoradio attaccata che diffondeva il canto di alcuni uccelli) e alcune foto con delle vere trappole per catturare gli animali. Nell’ultima (e mia preferita) stanza, due opere del mio caro amico Maurizio Mercuri. Sempre delicato o geniale, approssimativo o perfezionista, Maurizio espone un video Loop Eno Brian. Molinari mi ha spiegato la complessa tecnica per realizzare questo video dove compare un ‘fantasmatico’ Brian Eno a tracce luminose. Nella piccola stanza anche un tavolo con dei libri aperti. Nello sfogliarli, noto che hanno dei segnalibri dove l’artista la completato delle parole a capo formando delle intime poesie dall’oscuro significato. Last but not least  una chiave  appesa al muro, sempre di Mercuri. L’opera, Grigio non lineare, altro non è che la riproduzione di una normalissima chiave che Maurizio ha trovato per terra.  Mostra di ottima fattura e livello, bravo Guido!