Identità speculari alla mostra Factum di Candice Breitz alla galleria kaufmann repetto. L’artista ha ripreso una serie di gemelli monozigoti nello stesso ambiente, con gli stessi abiti e ponendo loro lo stesso tipo di domande. Affiancando le riprese dei due gemelli ha ottenuto l’effetto surreale di sentire la ‘stessa’ persona, mentre si contraddice, mente o esprime visione distorte delle realtà. Fissare due persone identiche, in una sorta di fitto dialogo tra loro, induce a compiere più di una riflessione sui temi quali l’ identità, la percezione dell’altro, le ideosincrasie e i paradossi di vivere accanto ad un proprio simile (a prescindere che sia un gemello). La cosa avvincente dell’intero progetto, al di là dalle singole opere, è notare come due diverse identità, affiancate in questo modo, diano la sensazione che a parlare fosse la stessa persona. Come se, messo di fronte allo specchio, l’individuo parlasse di sè e del suo sfuggevole doppio.
La mostra, che merita sicuramente una visita per la complessità dell’opera, mette in atto una coinvolgente orchestarazione di flussi di coscienze, di confessioni a ruota libera, di narrazioni intime o spassionate. Franche e spesso senza filtri, sorelle e fratelli raccontano l’importanza della lontanza, la necessità di essere legati, la voglia di emanciparsi dal proprio doppio o il bisogno di averlo sempre vicino.
Nella piccola project-room della galleria, The Chapter (2011) il ritratto collettivo girato con i bambini di una scuola di Bombay. A turni, ad ogni alunno è stato chiesto di descrivere una serie di protagonisti di film prodotti a Bollywood. Questi film avevano come protanisti dei bambini alle prese con svariate avventure. L’effetto, sentendoli raccontare con parole semplice e dirette, era che ognuno a proprio modo si identifica con valori, idee, bisogni dei vari protagonisti. Nel loro piccolo, già ‘guastati’ da una cultura omologata che spegne, inevitabilmente, l’immaginazione individuale.