E nell’attesa che venerdì prossimo sia reso noto il nome del vincitore di questo 8° premio Furla, leggiamoci le motivazioni dei curatori che hanno proposto i 5 artisti: Alis/Filliol, Francesco Arena, Rossella Biscotti, Matteo Rubbi e Marinella Senatore. (Ho copiato e incollato, senza editing, il testo diffuso dall’ufficio stampa).
Che ne pensi? Pronostici?

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Alis Filiol, Destro diritto, destro rovescio, 2010
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Alis/Filliol – Simone Menegoi
Il lavoro di Alis/Filliol ha due punti di riferimento principali. Il primo e? la disciplina che entrambi gli artisti hanno studiato, e che hanno scelto in seguito come mezzo di espressione: la scultura. Molte opere di Alis/Filliol nascono dalla rivisitazione di categorie tradizionali della scultura come la creazione “per togliere” e “per aggiungere”, di tecniche come il calco e la fusione a cera persa, di materiali come il marmo e la creta. Una rivisitazione paradossale, che sovverte la lettera della tradizione per restare fedele al suo senso profondo, implicitamente polemica nei confronti del decrepito accademismo che ancora impronta l’insegnamento della disciplina.
L’altro punto di riferimento di Alis/Filliol e? la sua stessa identita? in quanto coppia di individui, declinata in senso fisico. Gennarino e Respino costruiscono spesso le loro opere attraverso azioni fisiche che solo due corpi, lavorando all’unisono, possono realizzare, e che restano precluse allo sforzo del singolo. Ironico e spigoloso, culturalmente sofisticato ed energico (fino ad esprimersi anche attraverso la performance), il lavoro di Alis/Filliol interroga il corpo e il volume, l’azione e il suo cristallizzarsi nello spazio, le tecniche e il loro portato teorico.

Rossella Biscotti, The Undercover Man, immagine di backstage, 2008
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Rossella Biscotti – Cecilia Canziani
Nel lavoro di Rossella Biscotti la storia viene rimessa in circolo attraverso il racconto di memorie personali e collettive. In Theory of Film, Siegfried Kracauer indicava nel montaggio e quindi nell’alternanza di documento e finzione la possibilita? del cinema di testimoniare la storia e di resistere alla perdita della memoria. Il lavoro di Rossella Biscotti ha le sue radici proprio nel cinema, di cui interpreta la sintassi, il portato ideologico, e la sua capacita? di rappresentare oggi uno spazio pubblico, su cui si innesta la parte propriamente processuale del suo lavoro, legata alla ricerca e all’uso di materiali di archivio come fonte e in alcuni casi medium.
Sia nei lavori propriamente filmici, o in quelli piu? specificamente installativi, l’artista costruisce un racconto che ha la capacita? di restituire la realta? del documento e di farci interrogare non solo su come guardiamo il passato, ma su come affrontare il presente.
Marinella Senatore, Jammin’ Drama-Project , 2010
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Marinella Senatore – Alfredo Cramerotti
“Sento di essere parte di quei processi partecipativi che vedono l’artista come un regista che ha uno spartito attraverso il quale i partecipanti negoziano, o contestano, la loro partecipazione.”
Credo che in questa citazione da una recente intervista a Marinella Senatore sia contenuta l’essenza del suo lavoro: la possibilita’ per l’audience (sia spettatrice che partecipante) di sviluppare autonomamente quei frammenti narrativi che l’artista propone. Marinella qui lavora come mediatrice di un processo di partecipazione reale, fondato su una proposta chiara e sviluppata attraverso un’attenta e continua comunicazione fra i partecipanti ai diversi progetti e lei stessa…. Il fulcro del suo lavoro e’ sostanzialmente quello di ‘attivare processi’ con le comunita? con le quali interagisce e in generale con lo spettatore in senso ampio, che comprende anche chi con lei lavora, recita, scrive e produce. E credo sia questo particolare approccio che fa della componente socio-politica dei film, fotografie, disegni e installazioni di Marinella un elemento principale del suo lavoro; quasi un atto politico imprescindibile.
Francesco Arena – 92 centimetri su oggetti (la ringhiera di Pinelli), 2009
Foto Massimo Valicchia. Courtesy Galleria Monitor – Roma
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Francesco Arena – Vincenzo De Bellis
Il lavoro di Francesco Arena spesso trae spunto dalla storia e da eventi che hanno segnato la vita collettiva italiana e internazionale. Attraverso l’utilizzo di tecniche artigianali e materiali tradizionali come pietra, legno, marmo, sabbia l’artista realizza opere scultoree e installazioni con le quali interpreta e traduce suggestioni politiche, religiose e sociali. Formalmente i lavori di Arena affondano le loro radici nella storia della scultura del ‘900 mescolando Ie forme tipiche della Minimal Art e materiali dell’Arte Povera.
Come in molta parte della ricerca di Arena, partendo da opere piu? datate come 3, 24 mq (incentrato sulla ricostruzione della cella di Aldo Moro) per arrivare quelle piu? recenti come 18.900 (in cui viene incisa su lastre di ardesia la lunghezza del percorso dell’anarchico Pinelli effettuato il giorno della sua uccisione), si assiste alla trasformazione di una misura in un oggetto e di un oggetto nel contenitore di un’informazione storica, che e? allo stesso tempo il punto di vista dell’artista sulla storia.

Matteo Rubbi, Muro, 24 Ottobre 2007 (Performance)
Courtesy l’artista e Studio Guenzani, Milano
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Matteo Rubbi – Lorenzo Bruni
Matteo Rubbi realizza delle “azioni scultoree” che hanno lo scopo di alzare il livello di attenzione dello spettatore rispetto al suo “quotidiano” e al suo concetto di arte. La frizione tra i concetti astratti con cui l’uomo organizza da sempre il mondo e le esperienze empiriche che gli permettono di scoprirlo e? sempre al centro della sua ricerca, con la quale punta a “misurare” e a “re-immaginare” i luoghi in cui interviene. Il lavoro di Rubbi consiste quindi nel celebrare “l’incontro” tra soggetto e contesto provocando un istante epifanico o straniante con cui far rivalutare allo spettatore/attore le modalita? e le regole con cui percepisce la realta?. Questo e? cio? che e? accaduto anche con l’opera dal titolo Appare il futuro terribilmente vicino, prodotta per la mostra 21×21 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, 2010, che portava i cittadini a riflettere sul loro ruolo rispetto alla societa? e sui concetti di futuro e identita? collettiva. L’innesco di questa “processualita? in farsi” era il quotidiano “La Stampa” del 6 Maggio del 1961 ristampato e distribuito nei luoghi di socializzazione come bar e librerie della citta? di Torino il giorno 6 Maggio del 2010 e che, creando un effetto “dejavu” o da “macchina del tempo”, visualizzava i problemi del concetto di storia e memoria collettiva senza cadere nella retorica da documentario
giornalistico o della moda estetizzante di utilizzare materiali di archivio.