Francesco Arena,Una cartolina, un passo, una linea e una pietra – BASE Progetti per l’arte, Firenze – Installation view, Foto Leonardo Morfini

A Firenze riapre finalmente BASE dopo la chiusura imposta dall’emergenza Covid-19. Quest’anno in occasione dei 22 anni di attività il collettivo, fondato nel lontano 1998, ha pubblicato BASE BOOK un interessante volume che in ventuno anni di militanza, raccoglie oltre novanta mostre dedicate ai grandi artisti nazionali e internazionali. In vista dalla presentazione del libro, annullata lo scorso gennaio per i motivi che ben conosciamo, BASE BOOK propone i contributi dei curatori e degli artisti delle passate edizioni come: Lorenzo Bruni, Gabriele Detterer, Sergio Risaliti, Marco Scotini, Giacinto Di Pietrantonio, Hans Ulrich-Obrist, Alberto Salvadori, Hou Hanru, Giancarlo Politi, Cornelia Lauf, Massimiliano Gioni, Robert Storr, Pier Luigi Tazzi, Achille Bonito Oliva, Gerwald Rockenschaub, Luca Vitone, Matt Mullican, Erwin Wurm, Oliver Mosset, Nico Dockx, Koo Jeong A, Lawrence Weiner, Olaf Nicolai, Thomas Bayrle, Peter Kogle, Jirí Kovanda, Heimo Zobernig, Hans Schabus, Jeppe Hein, Nedko Solakov, Maurizio Mochetti e Liam Gillick.
Lo storico spazio fiorentino, situato oltrarno nel quartiere di San Niccolò, ospita in questa nuova inaugurazione il progetto site-specific di Francesco Arena intitolato “Una cartolina, un passo, una linea e una pietra”. L’esposizione, in mostra dal 19 settembre fino al prossimo 19 ottobre 2020, presenta una serie di quattro opere scultoree, singoli oggetti in dialogo con lo spazio e legati ad esso tramite un’azione processuale, che riconduce a una narrazione intima incentrata sulla dimensione fisica, simbolica e percettiva dell’artista pugliese. In occasione dell’opening abbiamo sentito Francesco Arena.  

Giuseppe Amedeo Arnesano:“Una cartolina, un passo, una linea e una pietra” è il titolo del nuovo lavoro pensato nei giorni scorsi per Base e che riguarda la stratificazione del tempo e il suo processo di addizione e sottrazione. Qual è l’origine dell’opera e in che modo sei arrivato a questa formalizzazione?

Francesco Arena: Si tratta di quattro opere diverse che per questa mostra dialogano insieme nello spazio di Base e proprio l’idea di base in quanto punto di appoggio, luogo di confronto riunisce le quattro opere. La cartolina le cui dimensioni sono la millenovantacinquesima parte della superficie calpestabile di Base rimanda a un’ idea di frammentazione, mentre Metro di zucchero (82 giorni) è un opera realizzata allineando un metro di bustine di zucchero smezzate, i resti dei caffè consumati in 82 giorni, in questo caso è l’unione a creare la massa della scultura; Passi persi (marzo 2020) è un blocco di fango di marmo, lo scarto della lavorazione del marmo, che ha le stesse dimensioni di un mio passo medio, su un estremità della scultura è inciso x 71.806 che sono i numeri di passi che nel marzo del 2020 non ho fatto rispetto al marzo del 2019, stando a quanto memorizza l’app sul mio iphone, in quest’opera addizione e sottrazione, presenza e assenza si mescolano; la quarta opera, l’unica che non poggia sul pavimento di Base, è un sasso appeso a parete e tagliato ai lati in modo che abbia le dimensioni della mia testa, sulle due facce tagliate è incisa rispettivamente la scritta In my beginning in my end e In my end is my beginning, una citazione dai Four Quartet di Eliott che avevo già utilizzato in passato.

GAA: Dopo il blocco lentamente si cerca di tornare alla normalità. Questi mesi nefasti hanno influito sulla tua ricerca e sul modo di percepire il presente?

FA: Una delle opere di questa mostra parla proprio di questo periodo, Passi persi (marzo 2020), credo che sia inevitabile che quello che è accaduto influisca sulla mia ricerca, ogni cosa che accade influisce sul mio lavoro perché’ fondamentalmente è di me che parlo sempre.

GAA: In un’epoca dove alcuni simboli e i monumenti pubblici vengono abbattuti, quale può essere l’eredità visiva e culturale di queste azioni per la memoria collettiva?

FA: Non credo che abbattere monumenti e simboli sia la risposta giusta a quello che accade nella nostra epoca, penso che questo comportamento rispecchi la smania anestetica del nostro tempo, è più facile cancellare che analizzare e invece abbiamo proprio bisogno di chiederci il perché delle cose, contestualizzarle e renderci conto di quanto sia assurdo che determinati comportamenti continuino a essere presenti ancora oggi, capisco la necessità della massa di sfogare plasticamente la propria rabbia, Elias Canetti ha passato la vita a ragionare su questi fenomeni, ma buttare giù un monumento non serve a nulla se non c’è un cambiamento reale e dopo far finta o dimenticare che quel monumento c’era è peggio del monumento stesso.

Francesco Arena,Una cartolina, un passo, una linea e una pietra – BASE Progetti per l’arte, Firenze – Installation view, Foto Leonardo Morfini
Francesco Arena,Una cartolina, un passo, una linea e una pietra – BASE Progetti per l’arte, Firenze – Installation view, Foto Leonardo Morfini
BASE BOOK