Zapruderfilmmakersgroup,   Speak in Tongues,   Raum,   xing,   Bologna Foto Luca Ghedini

Zapruderfilmmakersgroup, Speak in Tongues, Raum, xing, Bologna Foto Luca Ghedini

L’amore rende ciechi. La passione annebbia i sensi, l’obbiettività va a quel paese. Il trasporto emotivo detta legge, il caso si infrange dietro un paio di occhiali scuri…. Cado in un mulinello vertiginoso: laddove la parola tace, emerge lo sfumato, l’ambiguo, l’ ‘opaco’. La sensazione gradevole (nel senso di ‘procedere’ per gradi, tendere, andare verso) che ho provato assaporando la ‘doppia’ visione dell’opera ‘Speak in Tongues’ dell’art-film venture ZAPRUDERfilmmakersgroup ha sì del misterioso ma non quello ‘nero’ oscuro e abissale, bensì – e qui sta in paradosso – un misterioso limpido, cristallino, insomma alla luce del sole. Un mistero caldo.

L’immagine che accoglie i visitatori negli spazi RAUM ( xing, Via Ca’ Selavtica 4/d Bologna, venerdì 24 gennaio 2014), mostra una stereotipata Sfinge con dietro una piramide (Chefren o Cheope, Micerino impossibile, troppo piccola mi sembra di ricordare). Tocco trash, ironico e divertente al tempo stesso.

Dicevo, un mistero ‘luminoso, solare, cristallino’.

Nello spazio bolognese, i ZAPRUDER hanno allestito un ‘monolite’ audiovisivo formato da due grandi schermi, uno opposto all’altro, uniti in un lato per formare un angolo di 30° circa. Negli schermi, per un lasso di tempo di circa 20 minuti, si vedono immagini e suoni divisi in brani: un palestra dove alcune ginnaste compiono degli esercizi, un collina dove un uomo abbigliato da cespuglio si aggira in uno spazio allestito per l’addestramento di uccelli; una grande sala dove un magnifico diorama mostra una importante battaglia (Polacca?); un maneggio dove un vigoroso cavallo compie alcuni passi all’indietro; un interno dove una coppia e seduta attorno ad un tavolo, c’è anche un bellissimo cane sdraiato; una scena – l’ultima che chiude a mio parere il ciclo – mostra l’entrata di una sala cinematografica allestita per una sfilata sul tappeto rosso (tipo Festival del Cinema di Venezia, per intenderci): flash, luci e ombre, fotografi, vips in passerella.

E poi da capo, stesso giro, stesso percorso, rifatto ad occhi chiusi: rumori di salti, tonfi, strisciate; cinguettii, fruscio di foglie e muoversi di siepi; il suono sordo di zoccoli sulla sabbia; una surreale conversazione tra coniugi; urla isteriche, grida, click di macchine fotografiche.

Due mondi: quello visivo e quello sonoro. Tra questi due (ma potremmo mettere tutto in potenza e moltiplicare per il moltiplicabile e così all’infinito…) i ZAPRUDER tessono immagini e suoni per mostrarci o rappresentare il “territorio del simile” dove appunto i rimandi, i nascondimenti, il ‘gioco di specchi’ o assonanze si avviluppano mano a mano che scorrono le immagini. Analogie, assonometrie visive, ritmicità, osservazioni complementare. Quest’opera è un esercizio per allenare lo sguardo.

“Ordinati come una raccolta di casi eccellenti e sketch sulla copia e il fac-simile, gli audiovisivi prodotti per Speak in Tongues vengono riproposti come una “Sfinge”, la figura mitologica simbolo del progetto, monumento all’enigma, scultura impassibile e solenne che, da tempo immemore, custodisce il sapere dell’uomo.”

Non sappiamo esattamente cosa ci è dato ‘sapere’. Certo che rimaniamo affascinati (forse sarebbe meglio dire ammagliata) da tanta semplice e fatale bellezza (da intendere come misteriosa luminescenze, abbaglio).

SPEAK IN TONGUES?
*******
(J è svenuta al Louvre davanti alla F)
R: ehi,  ehi, non è niente,  su,  si alzi J, non si è fatta nulla, non è nulla
J: cosa? Chi è J? …io non la conosco,  il mio nome è F.
*******
C: …quando la tocco non posso che pensare di prenderla da dietro e sfondarla
K: …continui la prego …continui…
*******
(davanti ad un cadavere all’obitorio)
C:…ma questo qui non è mio marito! Non so chi sia.
P: ma come! come può essere? Se non è lui … chi è?
C: non è R. non vede? Lei lo conosceva bene, non è lui,  io non lo riconosco
C: …ma…a me sembra proprio lui.
*******
V:…ma io ti amo così tanto da non vedere che te
M: Non devi amarmi così tanto sennò rimarrai cieco, amore.
*******
O: …Ok… qui vedo una grande F… sono due C però questo è rovesciato, un C…
D: Mhm…bene,  ora mi parli ancora di lei.

Zapruderfilmmakersgroup,   Speak in Tongues,   Raum,   xing,   Bologna Foto Luca Ghedini

Zapruderfilmmakersgroup, Speak in Tongues, Raum, xing, Bologna Foto Luca Ghedini

Zapruderfilmmakersgroup,   Speak in Tongues,   Raum,   xing,   Bologna

Zapruderfilmmakersgroup, Speak in Tongues, Raum, xing, Bologna

Zapruderfilmmakersgroup,   Speak in Tongues,   Raum,   xing,   Bologna

Zapruderfilmmakersgroup, Speak in Tongues, Raum, xing, Bologna

Speak in Tongues vede tre momenti di presentazione al pubblico mediante tre diverse modalità di fruizione che si connotano come differenti dispositivi di interpretazione del lavoro: la prima, a cura delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, è stata  presentata a Ferrara, presso la Sala della Musica nel Chiostro di San Paolo, il 18 e 19 gennaio 2014. La seconda, a Bologna, a cura di Xing presso Raum, il 24 gennaio 2014.

Il progetto Speak in Tongues si completerà a marzo 2014 grazie al sostegno di Marsèll e sarà in mostra,  dal 20 marzo al 3 aprile, presso gli spazi di  Marsèlleria a Milano.