detail of Untitled (2013) by Mariana Silva included in P/p a solo show by the artist at The Mews Project Space and Whitechapel gallery in London

detail of Untitled (2013) by Mariana Silva included in P/p a solo show by the artist at The Mews Project Space and Whitechapel gallery in London

(Scroll down for the English version)

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo promuove annualmente il programma di Residenze per giovani curatori, in cui tre giovani curatori stranieri sono invitati a trascorrere un periodo di ricerca in Italia finalizzato all’organizzazione di una mostra. La selezione dei partecipanti avviene tramite il contatto con le migliori scuole internazionali per curatori. Il progetto si pone il duplice obiettivo di sviluppare le capacità professionali e intellettuali di giovani curatori alle prime armi e quello di promuovere l’arte contemporanea italiana in ambito internazionale. La residenza dura quattro mesi e si conclude con una mostra di artisti italiani presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Il programma della residenza è formulato al fine di agevolare la ricerca della scena artistica italiana.

In attesa della mostra di fine residenza che si terrà a fine maggio, Matteo Mottin ha chiesto ai tre curatori di presentarsi ai lettori di ATPdiary attraverso una breve bio e un curatorial statement.

Kim Nguyen / Abigail DeVille,   Gastown Follies,   installation view,   Artspeak,   2013. Photo: Blaine Campbell,   courtesy Artspeak

Kim Nguyen / Abigail DeVille, Gastown Follies, installation view, Artspeak, 2013. Photo: Blaine Campbell, courtesy Artspeak

Kim Nguyen

Kim Nguyen (Winnipeg, 1983) è il Direttore/Curatore dello spazio no-profit Artspeak di Vancouver, dove ha prodotto numerose mostre e pubblicazioni di artisti regionali, nazionali ed internazionali, fra cui Aaron Flint Jamison, Marina Roy, Abigail DeVille, Danh Vo e Alex Da Corte.Nel 2009 ha conseguito un Master in Storia dell’Arte (Studi Critici e Curatoriali) presso l’Università della British Columbia di Vancouver. Precedentemente è stata direttrice e curatrice della Access Gallery, ha curato progetti per il Belkin Satellite, PLATFORM e la Or Gallery, dove dal 2009-2010 è stata la Curatrice in Residenza del Canada Council.

“L’obiettivo di Artspeak è la presentazione di pratiche artistiche, pubblicazioni innovative, libri, edizioni, conferenze ed eventi che favoriscano un dialogo tra arte visiva e scrittura. 

Nguyen sfida continuamente la nozione di linguaggio, cercando sovrapposizioni tra parola scritta e comunicazione materiale ed estendendo la definizione di critica al di là dei testi teorici. Temi frequenti nella sua pratica includono rappresentazioni della diversità nella cultura popolare, “ansie” e pettegolezzi. Si interessa di artisti che lavorano con materiali “vernacolari” per rispondere al contemporaneo, con un focus particolare su artisti che indagano la costruzione di identità, l’autenticità nostalgica e la memoria acquisita o inventata. Coltiva inoltre un interesse per l’editoria indipendente, sempre con un “ethos artist-run”, occupandosi di progetti che indagano la pubblicazione come mezzo artistico.

L’esplorazione di un “senso del luogo” è una costante nel lavoro di Nguyen, in particolare nelle mostre recenti che ha curato, mostre che riguardano lo scappare da casa e il ritornare a casa, gli spostamenti e l’appropriazione culturale. Questioni di classe, razza e genere, le loro complicazioni persistenti e le delusioni informano notevolmente la sua pratica.”

http://www.artspeak.ca

http://twitter.com/artspeakgallery

http://ieartspeakgallerysociety.tumblr.com/

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Marina Noronha / Mierle Laderman Ukeles,   Transfer: The Maintenance of the Art Object,   1974,   curated by Jack Cowart,   at the Wadsworth Atheneum. Ukeles cleaning mummy case

Marina Noronha / Mierle Laderman Ukeles, Transfer: The Maintenance of the Art Object, 1974, curated by Jack Cowart, at the Wadsworth Atheneum. Ukeles cleaning mummy case

Marina Noronha

Marina Noronha (Belo Horizonte, 1981) è una curatrice indipendente che vive e lavora tra New York e Belo Horizonte. Dopo aver partecipato al CuratorLab presso l’Università di Arte e Design di Stoccolma Konstfack (2010) ha ottenuto un Master in Studi Curatoriali presso il CCS Bard, Annandale-on-Hudson (2013). Ha curato diverse mostre e progetti in istituzioni in Brasile e in Europa fra cui The Showroom (Londra),  Casco (Utrecht), Moderna Museet (Stoccolma) e ha recentemente collaborato con il Museo del Barrio e Abrons Arts Center di New York (2013-14).

Il focus curatoriale di Noronha si trova all’intersezione tra arte, design e teoria. Enfatizza le connessioni tra mostre temporanee e collezioni permanenti, proponendo strategie curatoriali che collegano i sistemi di allestimento ai processi amministrativi da cui dipendono.

Manifesto Curatoriale (dei Sistemi): Sul Collezionare e Curare come Sistema

“Musei e istituzioni per la raccolta d’arte non sono sostenibili e sono in crisi. Quando la collezione di un museo viene considerata come permanente i musei diventano istituzioni più grandi e quindi meno gestibili. I musei non sono depositi, e analizzarli come sistemi aperti assicura loro una nuova forma di sopravvivenza. La curatela deve trasformarsi internamente attraverso un sistema curatoriale che mira a stabilizzarla all’interno dell’istituzione ospite, tramite l’enfatizzazione della manutenzione, dell’adattamento e dell’equilibrio. Un cambio di paradigma dagli oggetti ai sistemi permette un approccio più vasto al sistema dell’arte contemporanea. I sistemi curatoriali si estendono all’economia dell’arte contemporanea in relazione a settori quali giurisprudenza, scienza, politica, e così via. I ruoli dei curatori non sono definibili solo attraverso la creazione di mostre. La cura delle collezioni dovrebbe essere più teorizzata e resa visibile da fattori contenuti in tutti questi sistemi. 

Per giustificare l’alto costo di mantenimento delle collezioni, queste dovrebbero circolare più spesso (e quindi essere viste da più visitatori). Al fine di mantenersi operativi, i musei devono bilanciare adesioni e de-adesioni*, come pratica di gestione delle collezioni. Una gestione efficace delle collezioni può aiutare il museo in crisi e, inoltre, le cessioni, anche se usate raramente, hanno un ruolo significativo nella formazione delle collezioni. Collezionando attraverso un equilibrio tra adesioni e de-adesioni, le istituzioni di arte contemporanea possono realmente rispecchiarsi in ciò che intendiamo come museo e lo stato dell’arte contemporanea stessa. Ospita collezioni in un costante flusso di opere acquisite e cedute, attraverso scambi, donazioni, trasferimenti, scambi e vendite.” 

* de-adesioni significa vendere o cedere un pezzo della collezione. 

www.marinanoronha.com  

? Marina Curatorial (Systems) Manifesto + Unless Otherwise

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João Laia  / Open Cinema - outside

João Laia / Open Cinema – outside

João Laia

João Laia (Lisbona, 1981) è scrittore e curatore. Ha conseguito una laurea in Comunicazione per la Cultura, un Master in Film Curating e Film Studies e ha partecipato al programma di ricerca per curatori CuratorLab. Scrive sulla rivista Frieze e il giornale Público. 

E’ un ricercatore presso il Centro di Arte Moderna della Fondazione Calouste Gulbenkian ed è curatore della mostra moving image all’interno dell’IndieLisboa International Film Festival. Nel 2012 è stato curatore associato del festival Waterpieces – Contemporary and Video Art di Riga. Ha recentemente curato progetti per il BES Arte e Finança di Lisbona, il CCCB – Center for Contemporary Culture di Barcellona, il Moderna Museet di Stoccolma, Cell Project Space, the Mews e Whitechapel Gallery a Londra.

“Il mio background in scienze sociali mi ha portato a vedere la mostra come un momento in cui l’equazione tra autonomia artistica e appartenenza sociale viene testato e realizzato dalle azioni combinate di artista, curatore e pubblico. Il mio iniziale interesse per l’arte pubblica si è evoluto verso una concezione del white cube/black box come un luogo di tensione tra spazi pubblici e privati. 

Nel tentativo di esplorare l’attrito tra dinamiche personali e collettive riguardo le profonde stratificazioni di esperienza del visitatore e della produzione artistica, mi sono concentrato sulla soggettività come mezzo per indagare come l’incontro-evento dal vivo si relazioni con strutture individuali di riferimento e allo stesso modo come una condizione ambientale più ampia può essere ricordata, interrogata e riconfigurata attraverso tale momento. In questo senso, i miei progetti hanno esplorato l’idea di produzione-consumo culturale, concependo la mostra come un forum di riflessione, di indagine e di scambio, uno spazio fluido di inchiesta attraverso l’articolazione di diversi oggetti in contesti quali esposizioni, conferenze o proiezioni.

Queste considerazioni mi hanno portato a concentrarmi su pratiche site-specific che incorporano non solo lo spazio fisico della presentazione nella loro struttura, ma anche e soprattutto tengano conto del contesto immateriale delle dinamiche sociali e simboliche che popolano quello spazio. Sono stato particolarmente attratto da temi legati alla storia e alla memoria: i meccanismi utilizzati per diffondere gli eventi passati e presenti posseggono livelli immaginari che consentono interazioni soggettive. La mia pratica guarda a queste potenzialità e mira a creare situazioni in cui le zone di comprensione dominante potrebbero essere messe in discussione e ri-create.”

Una selezione di articoli e saggi di João Laia:

> Textuality and emotion in art. From artwork to sensation to the market: Laure Prouvost 

ARCO(e)ditorial, ARCO Art Fair 

http://arcobloggers.com/2013/12/13/textuality-and-emotion-in-art-from-art-work-to-sensation-to-the-market-laure-prouvost/

> Goldin+Senneby | issue 157, Frieze

http://www.frieze.com/issue/review/goldinsenneby/

> The fragile persistence of memory in the images of Tiago Casanova | BES Revelação Award 

exhibition catalogue, Serralves Museum of Contemporary Art – Porto, Portugal

http://www.tiagocasanova.com/texts/mnemonic-ability-of-photography-by-joao-laia/

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ENGLISH VERSION

Every year Fondazione Sandretto Re Rebaudengo invites three young foreign curators for the Young Curators Residency Programme. The residency lasts four months and culminates with an exhibition of Italian artists. The residency programme aims to favour the research of the Italian artistic scene. Previously to the preparation of the exhibition, curators will meet with the artists and art gallerists, will be able to study bibliographical material and visit the major museums as well as private collections in Milan, Venice, Rome, Bologna, Naples and Palermo. The programme also includes a rich agenda of intensive seminars and periodical individual tutoring.

Waiting for the exhibition in May, Matteo Mottin asked the three curators to introduce themselves to the ATPdiary readers through a short bio and a curatorial statement.

Bacon Brest,   Alex Da Corte,   Artspeak,   Vancouver

Bacon Brest, Alex Da Corte, Artspeak, Vancouver

Kim Nguyen

Kim Nguyen (Winnipeg, 1983) is the director/curator of the non-profit space Artspeak in Vancouver, where she has produced numerous exhibitions and publications by regional, national, and international artists, including Aaron Flint Jamison, Marina Roy, Abigail DeVille, Danh Vo, and Alex Da Corte. In 2009 she obtained a Masters in Art History (Critical and Curatorial Studies) at the University of British Columbia in Vancouver. Formerly a director and curator at Access Gallery, she has guest curated for the Belkin Satellite, PLATFORM, and the Or Gallery, where she was Canada Council Curator-in-Residence from 2009-2010.

Artspeak is an artist-run centre whose mandate is to present contemporary practices, innovative publications, bookworks, editions, talks and events that encourage a dialogue between visual art and writing. 

Working within this mandate Nguyen continually challenges the notion of language, seeking overlaps between the written word and material communication, while extending the definitions of criticality beyond theoretical texts. Frequent themes in her practice include representations of diversity in popular culture, anxiety, and gossip. She is interested in artists working with vernacular materials to respond to contemporary conditions, with a focus on artists who investigate constructions of identity, nostalgic authenticity, and acquired and invented memory. As well, she maintains an interest in independent publishing within an artist-run ethos, particularly projects that investigate the publication as an artistic medium.

Explorations of a sense of place remain a throughline in Nguyen’s work, in particular with recent exhibitions she has curated that look at running away from and returning home, geographic displacement, and cultural appropriation. Issues of class, race, and gender, and their persistent complications and disappointments, greatly inform her practice, and she is committed to extending the knowledge and presentation of diverse artists into a wider discussion of how audiences recognize, integrate, and engage with work that is innovative and progressive beyond its cultural definitions.

http://www.artspeak.ca

http://twitter.com/artspeakgallery

http://ieartspeakgallerysociety.tumblr.com/

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Marina Noronha / Lygia Pape,   Balé Neoconcreto I,   1958-2000-2012. Photo: Pedro Fortes

Marina Noronha / Lygia Pape, Balé Neoconcreto I, 1958-2000-2012. Photo: Pedro Fortes

Marina Noronha  

Marina Noronha (Belo Horizonte, 1981) is an independent curator who lives and works between New York and Belo Horizonte. After taking part in the CuratorLab at the University of Art and Design Konstfack Stockholm (2010), she obtained a Master’s Degree in Curatorial Studies at CCS Bard, Annandale-on-Hudson (2013). She has curated several exhibitions and projects at institutions in Brazil and Europe including The Showroom (London), Casco (Utrecht), Moderna Museet (Stockholm) and has recently collaborated with the Museo del Barrio and Abrons Arts Center in New York (2013 – 14).

Noronha’s curatorial focus is on the crossings between art, design and theory. She has been emphasizes the relationships between temporary exhibitions and permanent collections, proposing curatorial strategies that connect systems of display to the administrative processes that they depend upon. 

Curatorial (Systems) Manifesto: On Collecting and Curating as a System

Museums and art collecting institutions are not sustainable and are in crisis. When the museum collection is considered to be permanent, museums become larger and less manageable institutions. Museums are not repositories, and to analyze them as open systems ensures them a new form of survival. Curating must internally transform through a curatorial system that aims to stabilize it within the hosting institution, by overemphasizing maintenance, adjustment, and equilibrium. A paradigm shift from objects to systems allows a broader approach towards the system of contemporary art. Curating systems extends to the contemporary art economy in relation to domains such as law, science, politics, and so on. Curators’ roles are not defined narrowly by exhibitions making. Collection curating should be more theorized and visible by factors contained in all of these systems. 

In order to justify the high cost of maintaining collections, they should circulate more often (and thus be seen by more visitors). In order to keep operating, museums need to balance more accessions and deaccessions*, as part of collection management. Effective collection management can help the museum in crisis and, moreover, disposals, though seldom used, have a significant role in collections formation. By collecting through balancing accession and deaccession, contemporary art institutions can actually reflect on what we understand as museum and the status of contemporary art itself. It accommodates collections in constant flux of accessioning and deaccessioning artworks, through acquisition, exchange, donation, transfer, exchange, and sale.

* to deaccession means to sell or otherwise dispose of an item in a collection.  

www.marinanoronha.com

? Marina Curatorial (Systems) Manifesto + Unless Otherwise

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João Laia / André Romão - detail of The Winter of our Discontent (2010) by André Romão included in THE SEA - several tides,   a single wave of discontent at BES Arte e Finança in Lisbon. photo by Susana Pomba

João Laia / André Romão – detail of The Winter of our Discontent (2010) by André Romão included in THE SEA – several tides, a single wave of discontent at BES Arte e Finança in Lisbon. photo by Susana Pomba

João Laia

João Laia (1981, Lisbon) is a writer and curator. Holds a BA in Cultural Communication, MAs in Film Curating and Film Studies and the post-graduate curatorial research programme CuratorLab. He is a contributor of Frieze magazine and Público newspaper, content researcher for the Modern Art Centre of Calouste Gulbenkian Foundation and curator of the moving image exhibition of IndieLisboa International Film Festival. In 2012 he was associate curator of Waterpieces – Contemporary and Video Art Festival in Riga. Recent curatorial projects were held at BES Arte e Finança in Lisbon, CCCB – Center for Contemporary Culture of Barcelona, Moderna Museet in Stockholm, Cell Project Space, the Mews and Whitechapel Gallery in London.

My background in social sciences has led me to explore the exhibition as a moment where the equation between artistic autonomy and social belonging is tested and enacted by the combined actions of artist, curator and audience. My early interest in public art has evolved towards an understanding of the white cube / black box as a site of tension between private and public spaces. 

In an attempt to explore the friction between personal and collective dynamics regarding the intimate layerings of the visitor’s experience and of artistic production, I have focused on subjectivity as a means of investigating how the live encounter-event relates to individual frames of reference and likewise how a wider living environment can be recalled, questioned and reconfigured through such moment. In this sense, my projects have explored the idea of cultural production-consumption, conceiving the exhibition as a forum for reflection, investigation and exchange, a fluid space of inquiry via the articulation of different objects in settings such as displays, talks or screenings.

These considerations have led me to engage with site-specific practices that not only incorporate the physical space of presentation into their structure but also and especially take into account the immaterial context of the social and symbolical dynamics inhabiting that location. I have been particularly drawn to topics related to history and memory, which I problematize around speculative types of engagement: the mechanisms used to disseminate past and present events hold fictional layers that allow for subjective interactions. My practice looks at these potentialities and aims at creating situations where dominant frames of understanding might be questioned and re-created. 

A selection of João Laia’s essays and articles:

> Textuality and emotion in art. From artwork to sensation to the market: Laure Prouvost 

ARCO(e)ditorial, ARCO Art Fair

http://arcobloggers.com/2013/12/13/textuality-and-emotion-in-art-from-art-work-to-sensation-to-the-market-laure-prouvost/

> Goldin+Senneby | issue 157, Frieze

http://www.frieze.com/issue/review/goldinsenneby/

> The fragile persistence of memory in the images of Tiago Casanova | BES Revelação Award 

exhibition catalogue, Serralves Museum of Contemporary Art – Porto, Portugal

http://www.tiagocasanova.com/texts/mnemonic-ability-of-photography-by-joao-laia/