Enel Contemporanea 2012 /  Doug+Mike Starn / Big Bambú

MACRO Testaccio, Roma

Le “architetture-sculture” di bambù di Mike e Doug Starn hanno la capacità di trasformare i luoghi in modo radicale. L’apparente leggerezza di queste strutture rimanda a un’idea di nomadismo non geografico ma spirituale.

 

La loro costruzione è un processo di coordinamento più che di organizzazione, cosi come lo era la costruzione delle navi nella Repubblica di Venezia nel sedicesimo secolo: la tensione del lavoro nasce proprio da questo incastro fra un metodo apparentemente antico di costruire e il risultato chiaramente contemporaneo.

Queste sculture, seppur di enormi dimensioni, non rischiano tuttavia di esprimere monumentalità né autocelebrazione. La serie dei bambù è in realtà un “antimonumento” che celebra il processo creativo e la convivialità.

I fratelli Starn sono stati in grado di creare con questo lavoro una delle poche opere d’arte contemporanea che, pur presentandosi nella sua versione ultimata come una scultura, sia costantemente organica e viva, capace di accogliere lo spettatore e inglobarlo come parte integrante del processo.

 

Anche la scelta del materiale, semplice ma estremamente forte, reca in sé un forte messaggio e una simbologia che richiama i concetti di ottimismo e flessibilità. Flessibilità che non si riferisce solo alle proprietà fisiche del materiale ma che è anche mentale e concettuale.

Si può dire che il progetto bambù sia una rappresentazione nello spazio di quell’attività umana che è l’immaginazione. Molto più complessa di una semplice torre, in realtà l’opera degli Starn non si lega soltanto a uno sviluppo architettonico in verticale, ma riesce a far convivere la verticalità e l’orizzontalità degli spazi. Non si sale soltanto ma ci si muove verso l’esterno, si innalza nuovamente per poi tornare verso il basso.

 

L’imprevedibile incrociarsi dei bambù riesce anche a riflettere le contraddizioni della vita umana, molto più simile a un complesso intreccio, seppur perfettamente calcolato, che a una salita verso la cima di una torre. Pur nella sua precisione, il progetto appare come un processo estemporaneo; il visitatore deve rispondere a questa estemporaneità spostandosi in modo spontaneo e imprevedibile all’interno dell’opera stessa. C’è nel lavoro dei fratelli Starn un elemento giocoso pur non trattandosi di un gioco né di un luna park. Nel parco giochi si chiede al visitatore di abbandonarsi nello spazio, quest’opera d’arte richiede invece di partecipare, quasi che la costruzione non sia mai finita, in continua trasformazione, continuando a costruirsi ogni volta che una persona ne entra in possesso a modo suo.

 

Un’architettura e una scultura “magica” che risponde alla cultura individuale più che alla cultura collettiva pur essendo il frutto di uno sforzo collettivo, sforzo che però in ogni suo passaggio apre lo spazio per un’esperienza personale, a volte addirittura intima. Anche nei suoi dettagli, come le corde che uniscono le giunture e gli intrecci del bambù, è sempre presente il gesto individuale, manuale non meccanico.  Non è un’opera banalmente ecologica, ma piuttosto “biologica”, proprio perché rimane un organismo vivo dalla sua concezione alla sua realizzazione ed, infine, alla sua fruizione: un organismo che si trasforma, si muove, si adatta al tempo naturale come al tempo umano.

Un organismo che cresce non in dimensioni ma in sensazioni.

Francesco Bonami

Enel Contemporanea 2012 Mike and Doug Starn Big Bambú MACRO Testaccio, Roma Courtesy: Enel Contemporanea Photo: Sirio Magnabosco