Jochen Lempert courtesy of Norma Mangione,   Turin

Jochen Lempert courtesy of Norma Mangione, Turin

ATPdiary ha seguito alcuni Walkies Talkies – a cura di Filipa Ramos – durante le tre giornate di Artissima 2013. ATP ci racconta le tappe compiute da  Simone Menegoi (curatore indipendente e scrittore, Milano) e  Cristiano Raimondi (capo curatore Nouveau Musée National de Monaco).

Ben strutturata e pertinente al contesto della fiera, è stata la conversazione tra Simone Menegoi e Cristiano Raimondi. Partendo dall’identità di un’istituzione specifica, quale il Nouveau Musée National de Monaco (NMNM), e facendo riferimento a diversi progetti di mostre curate in una delle sue due sedi (Villa Paloma), i due relatori hanno “mappato” un percorso all’interno della fiera, soffermandosi in alcuni stand che presentavano lavori di artisti presenti nei progetti realizzati all’interno del NMNM. Se le prime due mostre La Carte d’après Nature (2010) e OCEANOMANIA: Souvenirs des Mers Mystérieuses (2011) sono state curate rispettivamente dagli artisti Thomas Demand e Mark Dion (per la precisione OCEANOMANIA è un progetto ideato da Mark Dion e co-curato da Sarina Basta e Cristiano Raimondi), l’organizzazione della terza mostra, LE SILENCE Une fiction (2012), è stata affidata a Simone Menegoi. Questi i progetti che i due curatori hanno cercato di “riproiettare” all’interno del contesto fieristico, proprio a partire dal lavoro di alcuni artisti.

Ma proseguiamo con ordine, soffermandoci rispettivamente su La Carte d’après Nature e su LE SILENCE Une fiction.

La Carte d’après Nature è stata una mostra che mirava a rendere omaggio a René Magritte che, tra il 1952 e il 1965, aveva pubblicato con lo stesso titolo quattordici numeri di una rivista sotto forma di semplici cartoline; alla sua realizzazione avevano collaborato alcuni colleghi e amici. L’esposizione, incentrata sul tema della natura rivisitato con un’interessante formula progettuale, includeva la partecipazione di diversi artisti, tra i quali Martin Boyce, Becky Beasley, Renè Magritte e Tacita Dean. La Carte presentava inoltre cinquanta fotografie di Luigi Ghirri  – quasi una personale nella collettiva – con le quali Demand stesso si è confrontato per realizzare alcuni lavori. Ecco allora che il “riflesso” di questa mostra all’interno della fiera ricade proprio sul fotografo emiliano, rappresentato qui dalla galleria Massimo Minini (Brescia). Le sue opere testimoniano lo svolgersi dell’avventura umana non solo attraverso il viaggio, ma anche tramite l’architettura, il paesaggio, la natura.

La mostra OCEANOMANIA: Souvenirs des Mers Mystérieuses pensata da Mark Dion e improntata sull’immaginario degli abissi e gli studi scenografici, funge invece, nel nostro caso, quasi da passaggio e trampolino di lancio per parlare introdurre la mostra curata da Menegoi.

Dion, da vero appassionato di arte, scienza e storia naturale, aveva infatti ideato un progetto enorme (facendo convivere Claude Monet e Matthew Barney) e passando per la storia di esploratori e pionieri della moderna oceanografia. Come non citare allora Hèrcules Florence, inventore e pittore franco brasiliano dei primi dell’Ottocento, rimasto sconosciuto ai più, ma assai importante per la sua spedizione scientifica in Brasile, durante la quale scrisse diari personali nella foresta, ragionando sulle tecniche di riproduzione delle immagini. Dai suoi scritti emerge che già nel 1934 egli usò il termine “fotografia” per definire appunto quelle immagini che era riuscito a ottenere in camera oscura, attraverso l’utilizzo del nitrato d’argento quale elemento fotosensibile.

Da questo dettaglio sulla tecnica fotografica, il passaggio al lavoro di Linda Fregni Nagler è quasi d’obbligo. In mostra in LE SILENCE Une fiction con una serie di installazioni e la performance Things that Death Cannot Destroy – consistente in una doppia proiezione di diapositive in vetro utilizzando delle lanterne magiche – la presenza dell’artista (classe 1976) ad Artissima va associata alla galleria Monica De Cardenas (Milano). In fiera è possibile vedere alcune fotografie della serie The Hidden Mother (2006-2013); fotografando scatti originali risalenti al periodo 1840 – 1920 e riproducendoli con una stampa rara, Linda ha ingrandito alcune parti, rendendo evidenti dettagli di occultamenti vari e pose camuffate, indagando in questo modo l’evoluzione dei costumi e il concetto di anonimato all’interno della fotografia stessa.

La mostra curata da Simone Menegoi – intesa come un racconto fantascientifico all’interno di una narrazione fantastica – ha condotto a un’indagine visiva su una civiltà (la nostra) già probabilmente ‘scomparsa’: ecco allora emergere l’idea di un’archeologia del presente (e del futuro) e dell’idea di un museo immaginario. Altro riferimento pertinente all’interno della sua mostra – e della fiera – risulta allora essere Jochen Lempert, fotografo tedesco del 1958, rappresentato dalla galleria Norma Mangione (Torino). Sua è la serie di fotografie in bianco e nero su carta baritata raffigurante uccelli tassidermizzati.

Una curiosità: per il catalogo della mostra LE SILENCE Une fiction è stato commissionato un racconto a Chris Sharp. Raro che una mostra ispiri un romanzo, così come lodevole che in una fiera si riesca a rintracciare un percorso di tematiche e immaginari comuni già toccati in alcune mostre di grande livello.

Linda Fregni Nagler,   The Hidden Mother 1,   2006-13 Courtesy Monica de Carderas

Linda Fregni Nagler, The Hidden Mother 1, 2006-13 Courtesy Monica de Carderas

La Carte d'aprs Nature. Publication c oedited by the NMNM and MACK Books 1

La Carte d’aprs Nature. Publication c oedited by the NMNM and MACK Books 1

Dittico di Bartolomeo Bimbi,   Uccelli,   ca 171 0?1720 e Jochen Lempert,   ‘Oiseaux?Vögel’

Dittico di Bartolomeo Bimbi, Uccelli, ca 171 0?1720 e Jochen Lempert, ‘Oiseaux?Vögel’