Enrico Boccioletti,   Purity Ring,   2013,   VIR Milano 'Ragazze'

Enrico Boccioletti, Purity Ring, 2013, VIR Milano ‘Ragazze’

VIR Viafarini-in-residence 

Postproduzioni digitali, nuove/vecchie ritualità, ritorni informali e software partecipativi.

Testo e  conversazioni curate da Valeria Marchi

Un resoconto al termine della residenza negli spazi di Via Carlo Farini 35 degli artisti invitati all’ultimo programma VIR Viafarini-in-residence. 

Domande, speranze e attese sulle ricerche di Roberto Fassone ed Enrico Boccioletti.

Hai preso parte al programma di residenza VIR Viafarini-in-residence che da poco si è concluso. Quali erano le tue aspettative sulla residenza?

Roberto Fassone: Non avevo particolari aspettative ma la volontà di fare un’esperienza a Milano e di confrontarmi con Simone Frangi, che avevo conosciuto in estate e che mi aveva particolarmente colpito. Il fatto di non avere eccessive aspettative mi ha aiutato sicuramente a vivere una delle migliori esperienze di sempre. Tipo quando non ti frega niente di capodanno e poi diventa il miglior capodanno della tua vita. Un po’ quella roba lì.

Enrico Boccioletti: Credo nessuna aspettativa in particolare. Più che aspettarmi qualcosa, quello che attrae è sempre un misto di curiosità e fiducia nelle energie potenziali che speri intervengano in una situazione come questa. 

Su cosa hai lavorato in questi mesi di attività negli spazi di Via Carlo Farini? 

Roberto Fassone: A Viafarini ho organizzato sibinviafarini, un workshop per sperimentare sibi, un software/videogioco a cui sto lavorando da un paio di anni. Gruppi di persone interessate venivano e giocavano. Io documentavo il tutto. Ho finito il mio primo lungometraggio, Jeg er enorme jaevler, che riguarda il black metal, la depressione, l’overdose e più in generale l’ incapacità di descrivere accuratamente i miei sentimenti più profondi. Un amico l’ha definito come un “tumblr emo sotto forma di film”. Ho creato una linea d’abbigliamento con il mio amico Enrico Boccioletti, altro artista in residenza, che si chiama ™®?€ e che produce magliette che mixano il mondo dell’arte con marchi famosi. Ho poi scritto un falso comunicato stampa in cui esaltavo il mio lavoro e demolivo quello degli altri. Infine, durante una bella serata, ho preso lo spray fucsia di Sebastiano Sofia e, incitato dagli altri artisti in residenza, ho scritto “RAGAZZe” sul muro dell’entrata (perché eravamo otto maschi). Da sottolineare il fatto che ho passato un sacco di tempo con Mihovil, l’allestitore di Viafarini, che mi ha salvato la vita ed è stato in generale una grande fonte di ispirazione. Dal 5 febbraio, in coincidenza con l’inaugurazione dei 17th Japan Media Arts Festival per cui è stato selezionato, il software sibi è disponibile gratuitamente online:

> GIOCA A sibi

>> guarda come si gioca a sibi

Roberto Fassone,   SIBI

Roberto Fassone, SIBI

ideato nel 2011 da Roberto Fassone e sviluppato nei due anni successivi è in grado di generare 53.597.878.848 combinazioni di istruzioni che i giocatori devono seguire con lo scopo di creare il proprio artefatto. Sibi è l’unico progetto italiano selezionato nella categoria delle arti di uno degli appuntamenti internazionali più prestigiosi dedicati a new media and art.

Enrico Boccioletti: La maggior parte del tempo in residenza per me non si è svolto solo in studio, anzi direi che in studio ho vissuto più la parte relazionale e umana con gli altri e ho lavorato più al di fuori. La condivisione che c’è stata è stata quella di un “discorso”.

In via Farini ho continuato a ragionare e rivisitare lavori seriali iniziati in precedenza, come la serie Content Aware (2011–ongoing) che è una collezione di immagini scaricate ( http://content-aware.tumblr.com/), in cui il soggetto è assorbito e assimilato al piano del fondale, sfruttando in modo esagerato la funzionalità di riempimento in base al contenuto (Content-Aware Fill) di Photoshop. L’algoritmo del software genera automaticamente all’interno dell’area selezionata un pattern calcolato coerentemente ai pixel circostanti.  Le identità iper-accelerate appartenenti ai modelli di partenza, negate della propria singolarità, sono reinserite in un flusso di ricorsività, un momento fermo, una nuova e nessuna forma. Nessuna in particolare: ogni identità possibile. Quello che mi interessa, al di là del prescindibile risultato formale, interessante o repellente che sia – è la reiterazione ad infinitum di un gesto preciso, che è sempre lo stesso.

Vengono da reblog per “guadagnarsi” altri reblog, lontani da un gesto che posso controllare, al di fuori di una riconoscibilità “autoriale” – nel calderone teen, ironico, pornografico o arty che sia: audience accidentale.

Con Roberto Fassone abbiamo incominciato ™®?€, di cui presto si sentirà di nuovo parlare. Poi ho ragionato un po’ con Sebastiano Sofia sull’allestimento, “prestandogli” come fondali e compagnia per le sue sculture due stampe dalla della serie Retina® (2012–2013) che avevo prodotto per la mostra “ Palinopsia” al Pastificio Cerere due mesi fa. Sono immagini ottenute dalla documentazione pesantemente alterata di sculture prodotte al solo proposito di avere un materiale di partenza che portasse con sé già una stratificazione innata: le sculture infatti sono messe insieme con vari oggetti trovati e pattern invece ottenuti da vari elementi chiave presi da vari comuni software di editing e foto-ritocco stampati su lastre di PVC adesivo.

C’è uno sticker sopra la porta, da un render che avevo fatto per Jogging, il tumblr collaborativo iniziato da Brad Troemel e Lauren Christiansen, Gigi Dag Logo Stack, 2013, che era andato piuttosto virale🙂 È uno stack ottenuto dall’estrusione in 3D del logo di Gigi D’Agostino, un ideogramma dall’alfabeto mandarino che rimanda approssimativamente all’idea del “fluttuare”.

Un’altra immagine prodotta per Jogging, questa volta è una immagine fotografica nuda e cruda, incorniciata ed esposta all’ingresso sopra l’armadio, Jailbreak & Unlock, 2013.

Poi sempre all’ingresso ci sono le pubblicazioni relative ad un progetto ongoing e piuttosto a lungo termine che è Translationships (2011–2013), e ne incarnano la parte più documentaria e oggettuale. Ci ho lavorato costantemente negli ultimi due anni: http://www.spcnvdr.org/translationships-info/

Poi ci sono due nuovi testi che ho prodotto ultimamente #AERIAL e Softest Hard, entrambi di quest’anno.  #AERIAL è il punto di partenza di un progetto esteso in più parti, che ho portato in un concerto performance al MADRE di Napoli e che arriverà alla forma vera e propria a Bologna la prossima primavera per Live Arts Week. Softest Hard invece è il nucleo testuale di un progetto-archivio di “istantanee” di un distacco, di una mancanza. È un work-in-progress che trae la sua esistenza da un interesse personale verso “varie forme di conoscenza contemporanea”, e lo porto avanti dal 31 dicembre del 2012. Raccolgo informazioni su ogni notte passata da solo, nella forma di dati analitici sulla qualità del sonno generati dall’applicazione Sleep Cycle, che è una sveglia “intelligente” per iOS, nel tentativo di misurare e descrivere una distanza, lo spazio negativo generato dall’assenza di un affetto, che con il mio stesso comportamento nella parte conscia della vita ho contribuito a dissolvere. I dati sono inviati il mattino seguente ad un indirizzo email corrispondente all’account del Tumblr su cui è archiviato lo storico di queste notti http://thesoftesthard.tumblr.com. A giorni uscirà anche una pubblicazione per una piccola casa editrice post-digitale che si chiama A typo.

Il lavoro consiste in un corpus di dati generati dall’attività biologica del sonno mediata dalla presenza tecnologica, come materiale “grezzo” per lo sviluppo oggetti discreti nella forma di emanazioni, contemporaneamente ad un testo progressivo che incarna il centro più intimo del lavoro stesso. Collegato per analogia a questa raccolta, faccio un lavoro di produzione di sculture la cui documentazione è semi-impossibile, sempre a partire da fogli di alluminio utilizzato insieme ad altri materiali piùsoft. Nello spazio di via Farini ho disteso quello che è l’anello di fidanzamento delle 8 “ragazze” in residenza, il nostro purity ring: lo spazio tra il cortile e l’interno degli studi è delineato e attraversato da un loop di 50m di foglio di alluminio su cui si estende circa 2 litri di sali da bagno Palmolive. Le vedo più come un gesto che un’installazione (seppur molto effimera) in sé: è un omaggio agli altri compagni di residenza concluso in questi ultimi giorni.

Ritieni che il mezzo della residenza sia uno strumento interessante e valido per il lavoro di un’artista?

Roberto Fassone: Assolutamente sì.

Enrico Boccioletti: Siamo diventate “sorelle” durante la residenza (io e Fassone). Sì, assolutamente. 

Hai in cantiere altre residenze? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Roberto Fassone: A luglio andrò a Buenos Aires, in residenza a ” La ene“. Questa primavera sperimenterò sibi al Politecnico di Milano. I miei progetti futuri riguardano mandare indietro nel tempo un sito web ed allestire una mostra con lavori di Felix Gonzales Torres, Martin Creed e Chun Yun. Ieri poi ho fatto questo lavoro che mescola le categorie di YouPorn e gli adesivi di Facebook.

Enrico Boccioletti: Non imminenti veramente, ma ci sono un po’ di cose aperte. Quest’anno ricomincerò molto a lavorare con il suono e l’immagine in movimento insieme. 

? Enrico Boccioletti, Softest Hard, 2013

? Enrico Boccioletti, #AERIAL, 2013

? Roberto Fassone, SIBI L’opera d’arte per creare potenziali opere d’arte

Enrico Boccioletti,    Sphinx (Retina®) 2012

Enrico Boccioletti, Sphinx (Retina®) 2012