Secondo Paesaggio - Installation view - Localedue Bologna

Secondo Paesaggio – Installation view – Localedue Bologna

E’ sempre affascinante vedere come un artista, meglio se giovane e con davanti si spera una lunga carriera, si cimenta con la pittura. Vincenzo Simone, sviscera  e mette alla prova questo mezzo,   sintetizzando – o sommando – strati e strati di atmosfera cromatica. Umorale e romantica, la pittura con cui  descrive dei paesaggi notturni, viene cancellata da un coraggioso muro di pigmento che la nasconde in parte.

Nella serie di quadri esposti nello spazio Localedue a Bologna, Vincenzo allinea otto quadri dalle grandezze più o meno simili. In ognuno si evince – anche se parzialmente coperto – una parte di cielo dalle pesanti nubi, dalle dense foschie o dalla tenue luce di albe e tramonti. A queste visioni, ripeto romantiche, l’artista oppone delle fredde e rigorose bande di colore – nere e in un caso rosse – che coprono o comprimono la visione.

Un elemento ‘disturbatore’ pesa (o grava) sulle piccole tele.  Un’asta di ferro della sezione quadrata, infatti,   è stato appoggiata nella parte superiore dei quadri; li tiene fermi, in ordine, saldi. A questo elemento fa da pendant un battiscopa che ‘chiude’ tutti i lati dello spazio espositivo, esclusa la parete vetrata. Il tema del paesaggio ritorna anche in questo elemento: Vincenzo ne ha dipinto uno minimo, costante, ripetitivo dove un irreale firmamento diventa nota decorativa per un cielo notturno. Alto pochi centimetri, brutalmente chiamato ‘battiscopa’ (leggi il testo che segue di Giovanni Copelli), questo oscuro paesaggio si sviluppa lungo tutto il perimetro dello spazio espositivo, chiudendo – come un’invisibile parentesi – il discorso pittorico sviluppato da Vincenzo.

A mio parere la nota dominante dell’intera mostra è il piccolo e terroso quadro installato davanti alla parata degli altri otto. Perché terroso? Nella tela si addensano pesanti e minacciose nubi, cariche di ombre, esseri ambigui e forze atmosferiche. Dominano i colori marroni, ocra, punte di giallo e molto nero. Una bufera violenta e impetuosa che solo la pittura – più della fotografia, del video o di altro mezzo espressivo – riesce a evocare e far sentire nella sua imponenza. Qui, con pennellate informali e veloci, Vincenzo ci racconta la potenza della pittura prima che una rappresentazione,   un paesaggio o, nel dettaglio, una tempesta. Il secondo paesaggio è la pittura stessa.

? Comunicato VINCENZO SIMONE

Vincenzo Simone - Paesaggio nudo,   olio su lino,   20x28,   2014. Localedue Bologna

Vincenzo Simone – Paesaggio nudo, olio su lino, 20×28, 2014. Localedue Bologna

Vincenzo Simone - Solo perche ci si possa ingannare,   8 olio su lino (misure varie),   velluto blu,   barra di ferro 275 cm,   2014

Vincenzo Simone – Solo perche ci si possa ingannare, 8 olio su lino (misure varie), velluto blu, barra di ferro 275 cm, 2014

Vincenzo Simone - La notte cade sulle cose,   olio su tavola,   2014 Localedue Bologna

Vincenzo Simone – La notte cade sulle cose, olio su tavola, 2014 Localedue Bologna

Quando la notte cade su tutte le cose, la sua è un’azione democratica che non fa differenze di alcun genere. Le città, i boschi, i fiumi, le strade, i supermercati, le stazioni, i ponti, le scuole, gli ospedali, i cimiteri. Ogni cosa ritorna nel buio e per un certo intervallo di tempo, scompare. Il paesaggio di notte non e’ più che una superficie nera, e la magia che la luce fa nella sua assenza è veramente tanta, considerando quante cose ogni notte vengono annullate nell’oscurità. I paesaggi di Vincenzo mostrano questo modo di essere superficie-nera che appartiene al paesaggio, mostrano l’assenza con il trucco che e’ proprio dei pittori: mostrare agli occhi anche quello che non si può vedere. E sempre se gliela accordiamo, questa fiducia ai pittori. Cos’è infatti una striscia di legno che corre su un muro, mezza sporcata di un colore, e mezza sporcata di un altro? Questa pittura è un espediente da presepi colombiani, forma di carta ritagliata. Eppure la notte; ve lo assicuro, è caduta su ogni cosa a LOCALEDUE.

Un profilo di dolci colline si staglia netto su un cielo stellato, stendendosi letteralmente in ogni direzione. Vincenzo mi ha suggerito una prima immagine a cui fare riferimento. E’ il sogno di Costantino, ad Arezzo, di Piero della Francesca. Se guardate bene le forme coniche nella parte alta dell’affresco, diventano forme sensate soltanto grazie al chiaro del cielo dietro.

 Vincenzo possiede il raro talento di dire con la materia dei colori, quello che la luce non dice o non può dire, in quanto rivela sempre tutto. Con un trucco, il pittore raggira illusoriamente l’azione della luce per farle rivelare il suo buio.

Le coperture di materia (buia) creano un secondo paesaggio la cui identità rimane in bilico tra il costituirsi o lo svelare. In una certa misura la caratteristica del niente evocato da Vincenzo è quella di essere un niente la cui funzione (ricordiamo che la pittura e’ tutta quanta ordinata, e pertanto di casuale non c’e’ mai niente), è quella di spingerci ad osservare di volta in volta una certa cosa. Le stelle qui, le nuvole la, la cima di un ghiacciaio da un’altra parte, un affresco sbiadito in quell’altro.

Il monocromo è sì un secondo paesaggio, quello stesso paesaggio attraversato da un’altra luce (o da un’assenza di luce) ma è anche una cornice, la mascherina che usa il fotografo per montare le sue immagini. Oppure non è vero niente, non c’è nessun paesaggio, nessun secondo paesaggio, tantomeno nuvole, stelle, alberi,  ghiaccio, acqua, muro. Vermeer, in molti dei suoi interni ci mostra, abilissimo nell’illuderci, piccole tessere di porcellana blu e bianche che compongono i raffinati battiscopa di interni olandesi della fine del XVII secolo. Tali piastrelle rappresentano per i ricchi borghesi di Delft un simbolo di ornamento, nella propria monocroma semplicità, e un simbolo di raffinatezza, nel mostrare la delicatezza e la cura che viene dedicata in casa, al più minimo particolare. A Vermeer, le preoccupazioni dei borghesi non toccano.

Le piastrelle dei sui quadri sono tanto fedeli alla luce quanto qualunque altro dettaglio dei quadri che ha saputo costruire con infinita cura e precisione. Vincenzo cerca di materializzare la pittura del battiscopa in uno spazio reale, e cerca di ricavare quella particolare forza che può assumere un semplice elemento,  quando viene magistralmente dipinto. I quadri di Vincenzo sono sghembi, di diverse forme, spessore. Alcuni sono affilati,  altri più smussati. Alcuni sono lucidi come specchi, e altri sono ruvidi e terrosi come l’intonaco. Alcuni sono stati “vestiti” di legno o di velluto.

Tutti quanti, indifferentemente, reggono il peso di una barra di ferro. Questa barra è una sottolineatura, e un principio di uguaglianza. “Tutti i quadri sono uguali sotto il giudizio del loro autore”. Tutti, senza distinzioni, si prendono una parte del peso che grava sopra di essi.

Giovanni Copelli

Vincenzo Simone - La notte cade sulle cose,   olio su tavola,   2014 Localedue Bologna

Vincenzo Simone – La notte cade sulle cose, olio su tavola, 2014 Localedue Bologna