Victor Man,   da sinistra:  Untitled (Sirens),   2012,   Collezione Rodica seward,   Parigi;  Orlando,   2013,   courtesy dell'artista - Untitled (S.D. as Judith and Holofernes,   2011,   Collezione Privata ,   Courtesy Gladstone Gallery New York / Bruxelles

Victor Man, da sinistra: Untitled (Sirens), 2012, Collezione Rodica seward, Parigi; Orlando, 2013, courtesy dell’artista – Untitled (S.D. as Judith and Holofernes, 2011, Collezione Privata , Courtesy Gladstone Gallery New York / Bruxelles

Un viaggio nell’oscurità o, semplicemente, l’attraversamento della parte nera dello spazio. La mostra ‘In un altro aprile’ di Victor Man, da pochi giorni inaugurata a Villa Medici – a cura di Alessandro Rabottini – ci accompagna nelle zone d’ombra del reale, dove gli interni domestici diventano teatro di ossessioni (il doppio), dove la storia della pittura diventa una moviola stereotipata e dunque morbosa, dove il concetto di Accademia, diventa un modo per uscire dal se per ‘indossare’ (misteriosamente), i panni di qualcun altro. In questo intrico di mondi oscuri (il duplice, l’archetipo e l’alterità), Victor Man si destreggia con lievi e delicate pennellate, che descrivono spaccati di sur-realtà in quadri di piccolo e medio formato. Le molte storie che racconta sono inscritte già nei titoli delle sue opere: Pagan Space, Illissi Dorate, Ubiquitous You, Aspen, Grand Practice, Untitled (Sirens), Orlando, Untitled (S.D. as Judith and Holofernes), Untitled (After St. Antony the Hermit Tortured by the Devils, 1423, Sassetta).

In tutti sono 11 gli scenari che l’artista ci mostra o suggerisce. La maggior parte dei quadri sono stati eseguiti lontano dall’ ‘Accademia’ (luogo e tema fil rouge che lega le tre mostre curate da Alessandro Rabottini e ospitate a Villa Medici; comprendono, oltre alla personale di Victor Man, anche le precedenti personali di Patrizio Di Massimo e Danh Vo), mentre quelli dipinti in loco, sono stati eseguiti proprio nello studio dove Balthus, direttore per alcuni anni dell’Accademia di Francia a Roma con sede a Villa Medici, dipinse i suoi famosi quadri.

Tutte eseguite nel 2013, le quattro opere dipinte a Roma, sembrano aver assorbito la particolare atmosfera che aleggia in molti quadri del maestro francese: echi della pittura pre-rinascimentale ed evidenti influenze surrealiste. In particolare, l’opera orlando ‘Orlando’ – presentata in piccola e grande formato esattamente uguale – mostra, sempre in ombra, una donna corpulenta che, privata di identità dal taglio del quadro, si sostiene la testa in grembo. I colori scuri  – nero, verde, blu – accrescono l’atmosfera drammatica accentuata dalla fissità degli occhi della testa mozzata, insistentemente aperte e completamente neri.

Sembra svelarsi, piano piano, “l’altro aprile” a cui fa rifermento il titolo: quello piovoso, dai cieli carichi e minacciosi di pioggia, ventoso e autunnale. Senza cadere nella facile gratuità di forme, volti, corpi misteriosi (penso al bellissimo quadro di grande formato che mostra o accenna, vista la scurità delle cromie, un uomo a cavalcioni con la maschera di un cavallo o, un cavallo che lentamente si sta antropomorfizzando), Man mantiene altissima la tensione tra il riconoscibile e l’ambiguo, l’aspettato e l’inaspettato, il simbolico e l’archetipo: i corpi appisolati o torturati – Untitled (Sirens) 2012 e Untitled (After St. Antony the Hermit Tortured by the Devils, 1423, Sassetta) 2008 – quelli ­­scolpiti o cancellati – Untitled 2013 e Ubiquitous You 2008 – altro non raccontano che la manichea visione dell’uomo contemporaneo, buono o cattivo, mondano o trascendente, materiale o spirituale. Questa doppiezza è quasi ostentata nei tre dipinti della seconda sala, tutti di soggetto femminile. Tre donne nascoste o dal sonno, o dalla finitezza del quadro o dall’oscurità. Ma mentre nascondono, per paradosso mostrano allo stesso tempo: tutte e tre le donne, infatti, o sostengono una testa o, come in “Untitled (Sirens)”, sembrano rivela un volto mentre compare in sogno (si noti il volto accennato sopra la spalla colpita dalla luce).

Altra chiave con cui aprire o chiudere il percorso della mostra, il piccolo quadro ‘Aspen’ del 2009: mostra, dipinte quasi in bianco e nero, delle mani aperte da cui si sprigiona una massa densa di fumo. Mani di un mago, di un Santo o semplicemente, di un artista che, gioca, benedice o tratta aspetti illusori (o illusionistici) della realtà.

Victor Man,   Ubiquitous You,   2008 olio su tela montato su legno,   pelliccia,   Collezione Cigrang Frères,   courtesy Gladstone Gallery New York / Bruxelles

Victor Man, Ubiquitous You, 2008 olio su tela montato su legno, pelliccia, Collezione Cigrang Frères, courtesy Gladstone Gallery New York / Bruxelles

Victor Man. Aspen 2009,   olio su tela montata su legno,   Collezione My Private,   Milano,   Courtesy Galleria Zero...,   Milano -   Photo Elena Datrino

Victor Man. Aspen 2009, olio su tela montata su legno, Collezione My Private, Milano, Courtesy Galleria Zero…, Milano – Photo Elena Datrino