Lucie Stahl,   Chinese Medicine,   Galleria Gio Marconi,   Milano 2013,   Installation view

Lucie Stahl, Chinese Medicine, Galleria Gio Marconi, Milano 2013, Installation view

Sono equidistanti le due mostre presentate alla Galleria Gio Marconi: le due personali rispettivamente dell’artista norvegese Fredrik Værslev e della tedesca Lucie Stahl. Giocano entrambi con la superfice delle cose. L’uno registrando su delle tele il trascorrere del tempo, l’altra scivolando – per illuminazioni – tra notizie di attualità ed esperienze personali (scorribande nel deserto nei dintorni di Los Angeles, agopuntura cinese).

Funereo e il pensiero che assale percorrendo la grande sala che ospita le grandi tele di Fredrik Værslev. Tutte dello stesso formato, installate a uguale distanza e parallele al muro (a parte una che invece è sollevata in un lato), le superfice raccontano il trascorrere delle stagioni. Le opere sono il frutto di un lungo processo:  le tele grezze sono preparate con dell?imprimitura mescolata a pigmenti, vengono in seguito lasciate fuori dallo studio dell?artista ad asciugare e successivamente vengono arrotolate saldamente attorno a tubi di plastica per poi essere lasciate all?aperto per circa dodici mesi. Dopo un anno di usura, le tele vengono srotolate e  e sulla parte superiore di queste si trovano attacchi delle muffe più o meno evidenti. Le tele sono poi sottoposte ad un lavaggio con funghicidi e infine lasciate ad asciugare per alcuni mesi. Questo lungo processo di attesa, che ricorda inevitabilmente tutto ciò che richiede tempo per maturare (dal pesce affumicato, ai prosciutti, al formaggio grana, whisky, vino, ecc.), in realtà si avvicina in modo sottile alla corruzione delle carne umani, all’ammuffire degli alimenti al decomporsi dei tessuti. Muffe, condense, macchie di sporco sono segni inevitabili dello scorrere del tempo. La gamma dei colori – che sfuma dal grigio al bianco sporco, verde, giallo al marrone – ricorda anche terre arse e inospitali; paesaggi aridi dove non cresce più nulla. Una sorta di ‘terra bruciata’ o ‘No man’s land’.

Diversamente, ma ugualmente decadenti le superfici compulsive di Lucie Stahl: caleidoscopiche manifesti tanto ‘rumorosi’ quando l’accavallarsi messaggi continui, affermano e negano allo stesso tempo. Lucidi e accattivanti come quelli pubblicitari, questi ‘poster di lusso’ sono prodotti grazie ad un tecnica particolare: L?artista utilizza una tecnica fotografica per cui dispone oggetti di consumo sulla lastra di uno scanner che ne rileva le forme. Le immagini bidimensionali così ottenute vengono ingrandite, stampate a getto d?inchiostro e infine ricoperte da uno spesso strato di poliuretano lucido.

Il tema che lega le varie opere in mostra è raccontato dalla stessa artista. Un giorno, durante l’attesa nella sala d’aspetto di un medico specializzato in Medicina Cinese Tradizionale, Lucie si è imbattuta casualmente in un articolo – dal titolo ‘ Chinese Medicine’ – che trattava l’indebitamento degli Stati Uniti con la Cina di milioni e milioni di dollari. Da qui l’idea di  “Giganteschi aghi per l?agopuntura minacciano lo spazio aereo degli Stati Uniti nello spirito della propaganda sullo Scudo Spaziale del governo Reagan sorvolano un globo generato da un computer e, così come le punte degli aghi da agopuntura tendono a spezzarsi all?interno del corpo rendendosi visibili solo successivamente con una radiografia, così il globo sul quale spiccano gli Stati Uniti dovrebbe essere olografico in modo che quando si giri il giornale da un lato esso diventi buio come la notte e si veda la rete energetica degli Stati Uniti costituita da piccoli aghi nucleari spezzati.”

Oltre ai ‘poster’ anche una serie di sculture appese alle pareti: piccoli cilindri di alluminio scolorito, ripiegati con delicate anse che ne muovono la superfice. Alcune presentano delle scritte e delle fasce di diversi colori. (Sono delle lattine che l’artista ha raccolto nel desertoe che considera come ‘ruote di preghiere tibetane’).

Scoperto che il senso non sta in profondità ma bensì tutto in superfice (grazie Baricco) il rischio – soprattutto nella ricerca tutta formale di Lucie Stahl – è di azzerare anche quei segni (ma quale segno è decisamente difendibile?) che di importanza profonda ne hanno eccome. Lucentezza, multi-stimolazione visiva, affollamento di input simbolici ecc. Il magma caotico di cose-immagini-notizie-drammi (personali e globali) forme-tecniche (particolari) crea un inevitabile mondo di superfici dove dobbiamo andare a sbattere per ‘sentire’ qualcosa.

? Fredrik Værslev, Choppy Times, _pressrelease_English

? Lucie Stahl, Chinese Medicine, pressrelease English

Fredrik Værslev,   Choppy Times,   Galleria Giò Marconi,   Milano 2013 - Installation view

Fredrik Værslev, Choppy Times, Galleria Giò Marconi, Milano 2013 – Installation view

Fredrik Vaerslev Untitled,   2013 Primer and pigment on cotton canvas 220 x 198 x 3,  3 cm,   Courtesy Giò Marconi,   Milano

Fredrik Vaerslev Untitled, 2013 Primer and pigment on cotton canvas 220 x 198 x 3, 3 cm, Courtesy Giò Marconi, Milano

Lucie Stahl Monkeyman,   2011 Inkjetprint,   PU-Lacquer,   Polyurethane Ca. 118 x 87 cm Photo-Credit Tina Herzl Courtesy the Artist

Lucie Stahl Monkeyman, 2011 Inkjetprint, PU-Lacquer, Polyurethane Ca. 118 x 87 cm Photo-Credit Tina Herzl Courtesy the Artist