Thomas Braida,   Armageddon,   2012,   oil on canvas,   187 x 222 cm Courtesy: the artist and Monitor,   Rome

Thomas Braida, Armageddon, 2012, oil on canvas, 187 x 222 cm Courtesy: the artist and Monitor, Rome

Continua fino al 18 ottobre Un’idea di pittura I, la mostra in corso alla galleria Monitor di Roma. L’esposizione si pone come un breve ma efficace assaggio delle proposte della galleria per l’anno a venire, che avranno come denominatore comune la pittura, o quel che ne resta.
Un’idea di pittura II, che durera? fino al 26 ottobre ed e? visitabile presso Monitor Studio, New York, presentera?, oltre ad opere di artisti esposti anche a Roma ( Thomas Braida, Ian Tweedy e Duane Zaloudek) un lavoro in bronzo del pugliese Francesco Arena.

Verra? riunita, quindi, l’opera di otto artisti che si esprimono prevalentemente con la pittura (tutti tranne Arena) di diversa nazionalita? e, soprattutto, appartenenti a generazioni piuttosto lontane tra loro. Interessante e? infatti confrontare il lavoro dei piu? giovani, come l’italiano Thomas Braida e il tedesco Ian Tweedy, entrambi di 32 anni, con quello del texano ottantatreenne Duane Zaloudek.  Le due opere di Braida esposte a Roma ben rappresentano lo stile del pittore nato a Gorizia: esuberante, ipertrofico, logorroico. Un flusso immaginativo rigoglioso e costante, che pesca dall’iconografia cristiana (il giudizio universale di Armageddon), dall’immaginario cavalleresco (Il momento in cui Sir Mc Donald sargent Pepper realizzo? di aver sbagliato tutto, proprio tutto) e si immerge volentieri in una certa atmosfera subaquea, densa, onirica, che potrebbe far venire in mente, nei casi piu? fortunati, certi frottage di Max Ernest. Opaca e dispersiva, la pittura di Braida e? accostabile, come giustamente indica Caroline Corbetta in un’intervista, all’opera dei suoi contemporanei Nathalie Djurberg e John Bock.

Ian Tweedy ha esposto da Monitor nel dicembre 2013. Il ciclo di lavori che presentera? e? costituito da una serie di olii su pittura spray realizzati su supporti davvero inediti: modellini in resina di paesaggi urbani di guerra. Il supporto scelto, in questo caso, fa l’opera: l’effetto a colpo d’occhio e? spiazzante e gustoso, resta da capire se si tratti di una brillante trovata a meta? tra pittura e scultura o se il rapporto specifico tra le immagini dipinte – figure umane in bianco e nero – e i fondali bellici possa invece dar luogo a qualcosa che possa spingersi oltre la piacevolezza visiva.

L’opera di Duane Zaloudek si colloca in un’area del tutto diversa della ricerca pittorica. Le sue grandi opere astratte si sviluppano secondo delicate campiture e sovrapposizioni di bianchi e di beige che spengono gia? timidi tratti di colore. Zaloudek ci accompagna in un luogo antitetico a quello in cui ci conducono, quasi aggredendoci, Braida e Tweedy: un luogo in cui la pittura, coscienziosa e riservata, ancora opera per se stessa e con se stessa.

Peter Linde Busk sara? il protagonista di una personale in programma per febbraio 2015. L’opera in mostra a Roma, All my griefs to this are jolly naught so sad as melancholy (blue woodcut version) e? un’incisione dall’effetto un po’ optical, i cui raffinati grovigli sembrerebbero pero? rimandare a malinconici itinerari mentali, labirinti senza uscita alla Escher. Il titolo deriva dal frammento di una poesia contenuta in The Anatomy Of Melancholy di Robert Burton, pubblicato nel 1621 sotto pseudonimo. Un trattato filosofico in versi e in prosa sulla malinconia che, considerata dall’autore come una vera e propria malattia mentale, viene in realta? analizzata con strumenti piu? letterari che scientifici. Esposte anche due ceramiche cotte e smaltate, rinfrescate dai rispettivi titoli Dead Weight e And I want a woman with that ankle. But I am going to go home and there’s going to be my wife.

I due dipinti di Benedikt Hipp esposti in mostra, entrambi olio su legno, si pongono di fronte allo spettatore come misteri insolvibili. Appare chiaro il rapporto con la tradizione pittorica fiamminga e con la natura morta, individuabile a partire dalla fascinazione dell’artista per cio? che, ocra e lucente, emerge dall’ombra. Forme e pennellate sembrano costituire cio? che resta di figure ormai smaterializzate, o meglio, sintetizzate fino a ridursi ad un segno pittorico che possa farne le veci o condurre altrove, in una dimensione di solitaria, smarrita contemplazione.

Walter Smith, gia? esposto a maggio a New York, e Tom Thayer , a cui verra? dedicata una personale a Roma nella primavera del 2015, sono entrambi statunitensi. Il lavoro del primo e? pop, con tocchi di spazialismo (fori installati sulla tela che la decorano e bucano allo stesso tempo) e citazioni dal mondo della moda, dell’arte moderna, di hollywood e dei cartoon, mentre quello del secondo, che utilizza anche video, scultura e performance, rispecchia la sua fascinazione per il teatro: piccole sagome dal sapore fiabesco applicate insieme a corda e cartone su sfondi di feltro, a richiamare il teatro delle marionette dell’infanzia.

L’idea di pittura proposta da Monitor resta insomma da approfondire: nel 2015 si susseguiranno a Roma Peter Linde Busk, Duane Zaloudek, Tom Thayer e Benedikt Hipp, mentre Thomas Braida avra? una personale a New York questo novembre.

La scelta di concentrarsi sulla pittura e? senz’altro una scelta utile, in grado di sollevare diverse questioni di ordine generale. Ad esempio: perche? un artista, oggi, dovrebbe scegliere la pittura come proprio mezzo espressivo? Per quale motivo scegliere una strada tanto difficile, quando tutte le altre sembrerebbero ormai aperte e pronte da percorrere?

Spesso, quando tutte le vie sembrano possibili, si rimane fermi. La pittura, pero?, guida verso una direzione ben precisa, e? una strada specifica, con le sue regole e i suoi confini. Una strada che diventa sempre piu? complicato attraversare, o meglio, continuare, ma che proprio per questo motivo resta forse la piu? sincera. In un tempo in cui l’arte sembra passare il tempo a rimirarsi allo specchio, vantandosi della propria spregiudicatezza, complessita? o, al contrario, candida ingenuita?, il serio e disciplinato lavoro della pittura potrebbe aiutare a riscoprire il valore dell’Immagine tra le immagini, l’immagine creata, voluta, scelta, miracolosamente ottenuta, a furia di pennellate, con la propria mano e da gettare in pasto al flusso, per vedere se e? in grado di resistere.

Clara Mazzoleni

Duane Zaloudek,   Eleven - 70,   1970,   watercolor on canvas,   223,  5 x 172,  7 cm Courtesy: the artist and Monitor,   Rome

Duane Zaloudek, Eleven – 70, 1970, watercolor on canvas, 223, 5 x 172, 7 cm Courtesy: the artist and Monitor, Rome

Ian Tweedy,   Figure in a Landscape II,   2014,   oil on spray paint on resin,   14,  6 x 20,  4 x 1,  3 cm Cortesy: the artist and Monitor,   Rome

Ian Tweedy, Figure in a Landscape II, 2014, oil on spray paint on resin, 14, 6 x 20, 4 x 1, 3 cm Cortesy: the artist and Monitor, Rome

Benedikt Hipp,   Passage,   2013,   oil on wood,   39 x 31,  5 cm Courtesy: the artist and Monitor,   Rome

Benedikt Hipp, Passage, 2013, oil on wood, 39 x 31, 5 cm Courtesy: the artist and Monitor, Rome