Stefanos Tsivopoulos,   Synapses,   2014. Installation view. Courtesy prometeogallery di Ida Pisani,   Milan:Lucca. Photo credit Bruno Bani

Stefanos Tsivopoulos, Synapses, 2014. Installation view. Courtesy prometeogallery di Ida Pisani, Milan:Lucca. Photo credit Bruno Bani

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Una sinapsi è un punto di contatto attraverso cui un impulso nervoso può viaggiare da un neurone all’altro o da un neurone ad una fibra. Stefanos Tsivopoulos (classe 1973, Padiglione Greco alla 55° Biennale di Venezia) usa questa metafora per dare una struttura alle molteplici linee di pensiero che si intersecano nella mostra inaugurata alcune settimane fa alla Galleria Prometeo (a cura di Matteo Lucchetti).  Synapses è la prima produzione non filmica di Tsivopoulos, ma in un certo modo gli elementi che compongono il medium video sono tutti presenti: la recitazione, uno studio comparativo sulle location, le scenografie, gli oggetti di scena, i fondali.

La mostra è complessa e presenta innumerevoli richiami, sovrapposizioni e correlazioni tra le diverse parti. Descrivere brevemente ciascuna di queste può essere una buona introduzione alla mostra: ognuno attiva, in modo personalizzato, le varie ‘sinapsi’ tramite libere e arbitrarie associazioni interpretative.

Le cabine elettorali

L’artista ha fatto riprodurre in maniera molto accurata quattro diversi tipi di cabine elettorali, partendo dalla documentazione relativa ad alcune particolari giornate di voto svoltesi in quattro diversi paesi: la Grecia nel 2012, la Svizzera nel 2011, l’Ucraina nel 2014 e gli Stati Uniti nel 2008. Le cabine sono disposte nello spazio della galleria in due gruppi, in modo da evocare possibili connessioni di natura geopolitica tra le varie elezioni a cui rimandano.

Le pitture monocrome

Sei piccoli quadri monocromi sono disposti in modo (apparentemente?) casuale nello spazio della galleria. Ciascuno di un colore diverso, fanno parte di un unico lavoro, chiamato “Rainbow”. Le sei tavolette, dipinte con la tecnica della tempera all’uovo, contengono ciascuna un pigmento realizzato con terre colorate derivanti da minerali rari e semi rari provenienti da diverse parti del mondo: il rosso vermiglione proveniente dalla Cina, il blu lapislazzuli estratto in Afghanistan, il viola Costa Azzurra proveniente dalla Svizzera. Questi piccoli quadretti, quasi in secondo piano rispetto agli altri lavori in mostra, rivelano una fitta rete di sfruttamento di risorse naturali che lega la storia coloniale alla produzione di merci.

I calchi in cemento dei vasi

Sempre sparsi nello spazio della galleria troviamo delle sculture a forma di vaso: sono dei calchi fatti versando del cemento all’interno di riproduzioni di antichi vasi. Facilmente reperibili in Grecia e vendute come souvenir, queste repliche di anfore e kylix hanno perduto la loro aura di manufatto artistico per essere riprodotte in massa per soddisfare i bisogni dell’immensa industria turistica greca. Forse l’artista, riempiendole dello stesso cemento con cui vengono costruiti gli alberghi per il turismo di massa, ha voluto ironicamente cercare di colmare il vuoto creatosi tra il loro contenuto in termini di storia e tradizioni e la mercificazione che a questo contenuto ha preferito soltanto la forma esteriore.

Le performance

Il giorno dell’opening e il successivo si sono svolte sette performance in sette luoghi pubblici e privati sparsi per Milano. Alcune performance erano semplici atti minimali, come nel caso della proiezione di slides alla Libreria Isola. Altre erano più complesse e strutturate, come quella al Teatro Verdi: alzato il sipario, il pubblico in platea si è trovato di fronte un finto pubblico che lo osservava dal palco.

I gruppi di fotografie

Per ogni location in cui si sono svolte le performance Tsivopoulos ha fatto una ricerca fotografica nell’Archivio Fotografico del Comune di Milano, trovando una serie di foto commissionate dall’amministrazione pubblica tra il 1985 e la fine degli anni ’90 per documentare lo sviluppo della città. L’artista ha poi fatto dei nuovi scatti negli stessi luoghi ritratti nelle foto, mettendo così a confronto lo stesso spazio con diverse temporalità.

La mappa polinesiana

Ispirandosi alle antiche carte nautiche polinesiane l’artista ha fatto realizzare una mappa in legno che localizza i sette luoghi di Milano in cui sono avvenute le performance.

Testo di Matteo Mottin

Fino al 9 Novembre.

prometeogallery.com

Stefanos Tsivopoulos,   Synapses,   2014. Installation view. Courtesy prometeogallery di Ida Pisani,   Milan:Lucca. Photo credit Bruno Bani

Stefanos Tsivopoulos, Synapses, 2014. Installation view. Courtesy prometeogallery di Ida Pisani, Milan:Lucca. Photo credit Bruno Bani

Synapses is a new project by Stefanos Tsivopoulos – Greek Pavilion at the 55th Venice Biennale in 2013 – curated by Matteo Lucchetti, and comprised of an exhibition opening on 16 September at 7pm at Prometeogallery di Ida Pisani, and a series of actions and performances conceived for the public sphere of Milan, which will take place on 16 and 17 September, co-curated by Careof DOCVA and with the collaboration of Assessorato alla Cultura and Assessorato al Benessere e Tempo Libero of the Municipality of Milan.

Synapses is the first entirely non-filmic production by Tsivopoulos and gathers, within the exhibition space, an heterogeneous group of works that reflect, in different ways, the artist’s attempt to shed light on the economic structures that regulate the different fields of production in our society. The synapses, literally the minute gap across which impulses pass by diffusion of a neurotransmitter, are intended as historical, economic, cultural and geo-political junctions that the pieces on show try to visualize in sculptural, pictorial, and photographic forms.

The public programme of Synapses consists of seven minimal and immaterial situations, staged or improvised, happening simultaneously in different locations in Milan. Each situation is developed by its performers in relation to the place, and follows a script that loosely mirrors the historical, social and economic fabric of the seven selected venues.

Synapses explicitly draws inspiration from the Situationist dérives, as well as from the conception of synchronicity by Carl G. Jung and the action 49 Waltzes for the 5 Boroughs by John Cage. The project can also be considered as a continuation of the Greek Pavilion work, History Zero, where three individual, diverse and yet interconnected stories are showing different approaches to an economy dominated by the all-encompassing monetary crisis in Greece. The narrative developed in the actions engages both spatially and mentally the gaze of the participating audience in unsettling visions, opening up the city to unobserved perspectives.

The audience can attend the public performances of Synapses for free by subscribing to synapses@prometeogallery.com, to receive a detailed program with all the information on the hours and the locations.

Conceptually grounded to previous works – such as Amnesialand (2010) and History Zero (2013) – the show at Prometeogallery di Ida Pisani is further articulating on the political agenda behind the origins of the most primary materials that compose artworks, commodities and ultimately history.

Stefanos Tsivopoulos,   Synapses,   2014. Installation view. Courtesy prometeogallery di Ida Pisani,   Milan:Lucca. Photo credit Bruno Bani

Stefanos Tsivopoulos, Synapses, 2014. Installation view. Courtesy prometeogallery di Ida Pisani, Milan:Lucca. Photo credit Bruno Bani

Stefanos Tsivopoulos,   Synapses,   2014. Installation view. Courtesy prometeogallery di Ida Pisani,   Milan:Lucca. Photo credit Bruno Bani

Stefanos Tsivopoulos, Synapses, 2014. Installation view. Courtesy prometeogallery di Ida Pisani, Milan:Lucca. Photo credit Bruno Bani

Stefanos Tsivopoulos,   Synapses,   2014. Installation view. Courtesy prometeogallery di Ida Pisani,   Milan:Lucca. Photo credit Bruno Bani

Stefanos Tsivopoulos, Synapses, 2014. Installation view. Courtesy prometeogallery di Ida Pisani, Milan:Lucca. Photo credit Bruno Bani