Eva Marisaldi Lieto fine( un uomo da marciapiede),   2000 10 cuscini ricamati / 10 pillows with embroidery  11x30x21 cm cd /each Courtesy Galleria Massimo Minini,   Brescia

Eva Marisaldi Lieto fine( un uomo da marciapiede), 2000 10 cuscini ricamati / 10 pillows with embroidery 11x30x21 cm cd /each Courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia

Testo di Valentina Gervasoni

Bergamo, Basilica di Santa Maria Maggiore.

Tarsie lignee del Lotto, arazzi fiorentini e fiamminghi del XVI secolo, delicati tessuti di Ghada Amer, Riccardo Beretta, Daniel Buren, Letizia Cariello, Jota Castro, Maurizio Donzelli, Diego Esposito, Jan Fabre, Silvye Fleury, Alberto Garutti, Giorgio Griffa, Christopher Kline, Eva Marisaldi, Mathieu Mercier, Sabrina Mezzaqui, Sabrina Torelli, Cosima von Bonin.

Inaugurazione sabato 14 settembre ore 11 / fino al 26 ottobre 2013

E’ un instancabile Massimo Minini, che dirige con perizia l’allestimento di  TRAME,  mostra curata dallo stesso gallerista, Stefano Raimondi e Mauro Zanchi, ormai prossima all’inaugurazione. Un dovuto e sentito omaggio al recentemente scomparso Seth Siegelaub – critico, curatore, gallerista e artista, nonché uno dei padri fondatori dell’arte concettuale –  che esplora e ordina le pieghe di decine di panneggi e tessuti re-inventati in maniera, di volta in volta, unica. Un incrocio proficuo tra storia, artigianato e produzione artistica, nel tentativo di interpretare la contemporaneità della riproducibilità tecnica tra il recto e il verso di trame e orditi sempre originali.

Alcune domande a Massimo Minini:

14 settembre. Buon compleanno, Massimo Minini!

M.M: Grazie

L’anno scorso come ha festeggiato? 

M.M: Ah, ma tu lo sai, te l’hanno raccontato  

Sì, ma vorrei sentire il racconto del protagonista.

M.M: Polpette. Ho festeggiato con le polpette

Le ha cucinate lei?

M.M: Non solo le ho cucinate, ma anche mangiate e poi distribuite.
Insieme a Paolo Cuccia, presidente di Gambero Rosso. Ci siamo incontrati un giorno, e ci siamo trovati affini: sai, la complicità del compleanno; anche lui è nato il mio stesso giorno. Perché non organizzare qualcosa insieme per l’occasione? “Il mio ristorante favorito è La Villetta a Palazzolo sull’Oglio, e il tuo qual è?” “Anche il mio”. Perfetto.  Così, abbiamo invitato una sessantina di persone per mangiare in compagnia. E poi, siccome la specialità della villetta è la polpetta – la polpetta alla Villetta che è buona e fa anche rima – abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso per ragionare su “l’arte della polpetta”; e sulla “polpetta dell’arte”, vien da sé.

E quest’anno…

M.M: Quest’anno ancora non so

S’inizia con l’inaugurazione di Trame

M.M: Alle 11 inaugura Trame, sì.

Un omaggio a Seth Siegelaub, cui era legato da un rapporto di intesa professionale e di amicizia.

M.M: Sì, un omaggio a Seth. Lui era molto ironico, e un amico, anche se ci siamo conosciuti tardi, a Bolzano, e anche se non ci si poteva vedere spesso; sono stato anche a casa sua ad Amsterdam, una volta, e poi purtroppo se n’è andato. Se n’è andato. Improvvisamente. Non lo sapeva, cioè non lo sapevo, non lo sapevamo che era malato. Me l’han detto poi. Un giorno venne da me in basilica tutto sudato, grondante in volto. Di certo non immagini che un po’ di sudore, anche se era sudore freddo, sia sintomo di… 

E il giorno dopo se n’è andato…è scomparso. Mi ha lasciato un breve scritto tempo prima, senza l’intenzione di un addio; ma di fronte a questi avvenimenti, quando accadono queste cose una dietro l’altra, allora, poi, dalla combinazione leggi l’intreccio del destino. 

…Forse hai visto sul libro. C’è una foto di Seth con un aquilone e queste parole: “Searching for Massimo Minini. On the shores of life to ask him to help explain ‘How Is Art History Made?’ before it is to late. Ars Longa Vita Brevis”.

Ma non lo sapeva.

Chi ha influenzato chi? È stato Seth a contagiarla, o ad accrescere questa sua passione?

M.M: In parte. Io avevo già questo interesse quando lo conobbi, scoprii successivamente di questa sua passione, e non mi spiegavo come dal minimalismo concettuale fosse passato alle trame e alle tarme. Un acronimo, tra l’altro. In realtà, la piccola galleria che Seth aprì da giovane esponeva già arazzi, tessuti, ricami, tappeti … Quindi è stato un ritorno il suo. Un’andata e un ritorno, una costante che l’ha accompagnato lungo tutta la vita.  

Intreccio dopo intreccio, Trame si può definire una mostra sulla vita.

M.M: “D’altronde sono sempre gli altri che muoiono” diceva Duchamp. Quindi, sì. È una mostra sulla vita. Finché c’è. Finché ci siamo. È una mostra per noi, che siamo qui.

Questo legame tra tessitura-trame e la vita di Seth cela qualcosa di archetipico, come ci narra anche la mitologia greco-romana: le tre Parche che tessono il filo della vita, le tre dee del destino che ineluttabilmente presiedono i momenti topici della vita umana, nascita e morte, filando e tessendo.

M.M: E la mitologia ci racconta anche di Penelope, che aspetta il marito tessendo.

Penelope, ha ragione! 

M.M: Infatti è un’attività che appartiene all’uomo dall’inizio della sua storia; ne racconta esigenze e cultura più di qualsiasi altra azione, perché è priva di sovrastrutture, è vera, autentica. Non mi riferisco, chiaramente, all’attività tessile di oggi, dettata dal mercato e dall’industria e simili. Penelope e le Parche sono un esempio di come sia un lavoro praticato soprattutto dalle donne, in tutte le parti del mondo. Il corredo per la nascita, il corredo della morte, il corredo della sposa, il tappeto sotto i piedi dei sovrani e il red carpet per le star, o chi so io. È fare cultura, parlare di sogni, scambi, situazioni socio-politiche, tradizioni. L’elemento divino, religioso, ne è parte da sempre: ci sono mosaici che sembrano tappeti e tappeti che sembrano mosaici, tanto a Occidente, nell’arte cristiana e nelle chiese, quanto nelle moschee: il passo è breve. E se ci fai caso, l’elemento figurativo è quasi sempre astratto.

Come nasce Trame?

M.M: Avevo preparato una mostra sul computer; sai quando fai dei progettini e poi li metti nell’angolo, in attesa. Una mostra sul molle, sulle opere molli che riempiono il mio ufficio: tappeti, tessuti. Una mostra sul molle che all’inizio volevo portare in fiera, in uno stand. Poi, è arrivata questa proposta da Bergamo.

E dallo stand si passa alla cornice stupenda della Basilica di Santa Maria Maggiore.

M.M: Sì, in questo posto bellissimo ma difficile.   Hai visto cosa ci tocca fare per montare tutta questa impalcatura. E non so se riusciremo a farcela per il 14.

Il 14 è una certezza, qualunque cosa accada.

M.M: Se montiamo la tenda di Jan Fabre, allora è il top: allora sì! 

Ho fiducia in questo team fantastico, e non mancherò sabato.

M.M: Ci vediamo qui, Valentina.

Hans-Peter Feldmann Jacket on the wall tessuto/fabric

Hans-Peter Feldmann Jacket on the wall tessuto/fabric

Jan Fabre,   Croci nel silenzio della tempesta,   insetti nella tempesta del silenzio,   1992  inchiostro blu su seta / blue ballpoint on silk 6x16 mt  Veduta installazione Basilica di Santa Maria Maggiore,   Bergamo (2013) Courtesy Galleria Massimo Minini,   Brescia

Jan Fabre, Croci nel silenzio della tempesta, insetti nella tempesta del silenzio, 1992 inchiostro blu su seta / blue ballpoint on silk 6×16 mt Veduta installazione Basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo (2013) Courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia