Ettore Favini/Antonio Rovaldi -  Back stage del film To say nothing of the dog,   2014. Courtesy delle  immagini Ettore Favini / Antonio Rovaldi / Emanuele Colombo.

Ettore Favini/Antonio Rovaldi – Back stage del film To say nothing of the dog, 2014. Courtesy delle immagini Ettore Favini / Antonio Rovaldi / Emanuele Colombo.

Ettore Favini e Antonio Rovaldi raccontano il loro progetto (To say nothing of the dog) che è tra i quattro vincitori del concorso Rigenerazione indetto nell’ambito della 48° edizione del Premio Suzzara (2013) dal titolo La terra si muove con il senso, a cura di Paola Boccaletti, Elisabetta Modena e Marco Scotti.

Il Premio Suzzara è stato spunto per la realizzazione di un film che racconta un viaggio fluviale lungo il Po ed un’installazione di elementi scultorei ispirati alla segnaletica fluviale. Favini e Rovaldi hanno percorso con una piccola barca la distanza che divide Cremona dalla foce. Un viaggio lento che rimanda ai paesaggi e alla gente che li vive. Abbiamo approfondito con gli artisti le sensazioni e i pensieri che hanno generato ed attraversato quest’esperienza.

Parte del film, ancora in fase di fase di montaggio, è stato presentato sabato 4 ottobre al Museo Civico Polironiano di San Benedetto Po dove rimarrà come installazione in prestito permanente. Un’altra occasione per poterlo vedere sarà in occasione della mostra collettiva GLITCH-Interferenze tra Arte e Cinema in Italia, che inaugurerà sabato 11 ottobre 2014 al PAC di Milano a cura di Davide Giannella.

Federica Tattoli ha posto alcune domande ai due artisti.

FT: (To say nothing of the dog) è il progetto realizzato in occasione della 48° edizione del Premio Suzzara, mi potete raccontare com’è nata e si è sviluppata quest’opera?

Ettore: nella primavera del 2013 ero stato invitato a partecipare dai tre curatori del Premio e siccome da tempo con Antonio volevamo fare un lavoro che includesse un viaggio sul Po,  ho pensato di invitarlo a mia volta per riuscire a realizzarlo.

Antonio: il progetto (To say nothing of the dog) nasce dal desiderio di condividere un viaggio lungo l’ultimo tratto del fiume fino alla foce. Ci interessava la dimensione narrativa che il fiume restituisce lungo il suo corso che poi arriverà ad una fine incontrando il mare. Il fiume non fa altro che ricordarti che prima o poi tutto finirà e si trasformerà in qualcosa d’altro. E’ quella dimensione di assoluta sospensione, di continuo rimescolamento tra il sopra il sotto, ciò che sta dentro e ciò che sta fuori, che volevamo indagare. Navigare un fiume è un modo perfetto per leggere il paesaggio, al di là del visibile e dell’invisibile di cui è sempre intessuto.

FT: Trasformazione, sotto e sopra, scambio, rimescolamento, natura, mi puoi approfondire questi concetti così presenti in questo progetto?

Antonio: Io e Ettore condividiamo una certa idea di durata nell’attraversamento  del paesaggio e questa volta, con (To say nothing of the dog), abbiamo voluto sperimentare il tempo lento della navigazione. La barca è un mezzo perfetto per percorrere una distanza e il fiume è un luogo ideale per la dimensione del racconto e della narrazione. Il paesaggio, dentro gli argini del fiume, cambia molto lentamente e questo dipende dalla luce e dal livello dell’acqua che sempre si abbassa e si alza mostrando e coprendo porzioni di terra in un continuo rimescolamento tra ciò che era visibile e ciò che vi ha preso posto. Il paesaggio liquido del fiume, con tutte le sue complessità e i suoi segni da decifrare e da seguire diventa, anche e soprattutto, ricerca di sé, e quindi atto puramente culturale.

Ettore Favini/Antonio Rovaldi -  Back stage del film To say nothing of the dog,   2014. Courtesy delle  immagini Ettore Favini / Antonio Rovaldi / Emanuele Colombo.

Ettore Favini/Antonio Rovaldi – Back stage del film To say nothing of the dog, 2014. Courtesy delle immagini Ettore Favini / Antonio Rovaldi / Emanuele Colombo.

FT: A cosa si riferisce il titolo?

Ettore: Dei titoli di solito se ne occupa Antonio. Lo puoi raccontare tu?

Antonio: Il titolo (To say nothing of the dog) è il sottotitolo del romanzo Three Men in a Boat (1889) dello scrittore inglese Jerome K. Jerome. Abbiamo deciso di lasciarlo tra parentesi  come nella versione originale; suggerisce infatti qualcosa di momentaneo e sospeso, così come la natura del nostro viaggio, punteggiato da continue soste e narrazioni improvvise che hanno creato una vera e propria partitura di immagini, suoni e parole, lungo il corso del fiume, da Cremona fino alla foce.

FT: Three Men in a Boat è percorso da un’ironia sottile, che importanza hanno per voi ironia e leggerezza?

Antonio: quando un’opera restituisce con ironia e leggerezza anche quei momenti complessi della sua elaborazione, vuol dire che forse è riuscita. Il paesaggio è sempre composto da segni, più o meno naturali, che dialogano nel suo territorio, ma è attraversato anche dall’uomo che lo abita con i suoi sentimenti e le sue particolari esigenze che cambiano costantemente e che, a loro volta, si riferiscono ad un luogo che ha sempre le sue specificità e una sua durata. L’ironia e l’utilizzo di una sospensione narrativa spesso aiutano ad evitare retoriche legate a certi paesaggi. Il paesaggio del Po in alcuni tratti è davvero metafisico e a volte anche inaspettatamente surreale…

FT: Com’è stato collaborare?

Ettore: Un lavoro a quattro mani é un confronto continuo, mediazione e rispetto. Non é il primo lavoro che realizziamo insieme, ma questa volta é stato molto più faticoso, non é vero?

Antonio: Lavorare insieme ad un progetto è, prima di tutto, una pratica della condivisione. Ci si incontra ad un certo punto in un luogo sconosciuto, poi ognuno prosegue per la sua direzione cercando di lasciare qualche traccia per farsi ritrovare più avanti…

FT: Ipotizzando e facendo volare l’immaginazione, c’è un contesto dove vi piacerebbe ritrovarvi?

Ettore: Antonio ed io durante questi ultimi anni abbiamo scoperto di avere passioni in comune: la bicicletta, camminare per le città, andare per boschi a cercar funghi… tutte passioni che in qualche modo prevedono l’attraversamento di un paesaggio. Mi affascina molto l’idea di un paesaggio che conosco molto poco e so essere una passione di Antonio: la montagna, i picchi granitici innevati, un luogo contemplativo e allo stesso tempo molto faticoso.

FT: Cos’è per voi il Grande Fiume? Cosa cercate di restituire al fruitore del vostro lavoro in merito al territorio che avete attraversato?

Ettore: Cerchiamo di dare la voce a un paesaggio dimenticato. Il fiume visto da dentro, il fiume navigato, non è come si presenta percorrendolo lungo i suoi argini. E’ un paesaggio che cambia costantemente, i riferimenti con ciò che si estende oltre i suoi argini si perdono facilmente e le distanze rispetto ad una meta diventano assolutamente astratte.

Antonio: Il viaggio è stato intenso e a tratti davvero imprevedibile. Nel film (To say nothing of the dog), che stiamo montando in questi giorni, non si avverte però il peso di uno sforzo; si respira piuttosto un’aria di dolciastra euforia acquatica. Quando il risultato di un’opera – la sua realizzazione finale – si rivela lieve e leggera, anche dopo una prolungata fatica, per me significa che da qualche parte c’è una “giustezza”.

FT: Ci saranno anche altri progetti a due?

Ettore: se ci inviteranno ad altri Premi…

Antonio: condividere dei progetti è una pratica felice che genera, tramite un confronto diretto, una stratificazione di riflessioni che nel tempo creano un vero e proprio dialogo. Quando il dialogo genera delle immagini allora si crea il presupposto per una vera e propria conversazione che si sviluppa e arricchisce nel tempo. Se si presentano le giuste condizioni di lavoro  per noi è bello che ciò avvenga. Poi ognuno di noi continua per la sua strada e magari più avanti ci si incontra di nuovo.

Intervista di Federica Tattoli

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Museo Civico Polironiano

?Piazza Teofilo Folengo, 22.

San Benedetto Po (MN)?http://www.museocivicopolironiano.it

Ettore Favini/Antonio Rovaldi -  Back stage del film To say nothing of the dog,   2014. Courtesy delle  immagini Ettore Favini / Antonio Rovaldi / Emanuele Colombo.

Ettore Favini/Antonio Rovaldi – Back stage del film To say nothing of the dog, 2014. Courtesy delle immagini Ettore Favini / Antonio Rovaldi / Emanuele Colombo.

Ettore Favini/Antonio Rovaldi -  Back stage del film To say nothing of the dog,   2014. Courtesy delle  immagini Ettore Favini / Antonio Rovaldi / Emanuele Colombo.

Ettore Favini/Antonio Rovaldi – Back stage del film To say nothing of the dog, 2014. Courtesy delle immagini Ettore Favini / Antonio Rovaldi / Emanuele Colombo.

Ettore Favini/Antonio Rovaldi -  Back stage del film To say nothing of the dog,   2014. Courtesy delle  immagini Ettore Favini / Antonio Rovaldi / Emanuele Colombo.

Ettore Favini/Antonio Rovaldi – Back stage del film To say nothing of the dog, 2014. Courtesy delle immagini Ettore Favini / Antonio Rovaldi / Emanuele Colombo.