Tiziano Martini Catalizzatore,   2014,   exhibition view Courtesy OTTO ZOO - foto Andrea Rossetti

Tiziano Martini Catalizzatore, 2014, exhibition view Courtesy OTTO ZOO – foto Andrea Rossetti

Si crede un ‘agente’ con poteri sia chimici che cinetici.  Tiziano Martini si manifesta nei panni di un catalizzatore che agisce o aziona una serie di eventi pittorici. Non dimentichiamoci che il senso di un catalizzatore è quello di “essere presente durante un processo e parteciparvi in maniera distinta, senza ritrovarsi mescolato agli altri agenti protagonisti. Questa presenza comporta un’influenza decisiva non per la riuscita di un processo, ma per la sua utile rapidità.”

Dunque, il fulcro e la potenza di una mostra come quella che ho visto alla galleria Otto Zoo, gira tutto attorno al tempo, non alle cose, agli oggetti o allo spazio.

Tiziano Martini, giovane pittore di Val di Zoldo (Belluno), ha dato al suo intervento la forza e l’impertinenza di un titolo che – in barba al pericolo dei tempi moderni, dove la velocità è più un grumo concettuale negativo che non una ‘qualità’ inevitabile con cui convivere – dà sostanza e condiziona la mostra tutta. Il catalizzatore, ribadisco, è una forza che velocizza un’azione più che un elemento sostanziale per la riuscita del processo stesso.

Il pittore, dunque, non agisce dentro alla materia pittorica, ma fuori: la sposta, la spalma, la getta, la sporca e la manomette. Tutte azioni che però hanno a che fare con il tempo, con il sedimentarsi dei pigmenti più che con la materia cromatica.  

Una lunga e ‘abbracciante’ fascia di colore giallo pallido – la prima impressione che dà è quella di una palestra dall’atmosfera fané – crea un ideale perimetro dentro al quale l’artista colloca le sue sperimentazioni pittoriche. Presentate come opere dall’ “attitudine performativa”, i suoi quadri raggruppano gesti, colature, depositi, dispositivi, ‘luce e ombra’ di una grammatica pittorica solo parzialmente controllabile.  

Tiziano mi racconta che spesso utilizza ciò che ‘gli sta a tiro’, che ha di fronte, che il caso gli ha portato. Nella grande superficie verde-azzurra, macchie color sanguigna si confondono con sfumati grigi, molto acquosi. Le osservo da vicino e capisco che altro non sono che il deposito della ruggine formatasi lungo gli anelli di una catena di metallo. Attorno una costellazione di macchie, segni, lievi incisioni. Differenti piani – differenti realtà e intenzioni – rendono le opere esposte la somma di più dimensioni o livelli (temporali) dove le azioni e gli interventi eseguiti in tempi diversi si sommano e si accavallano. Se avessimo la possibilità di immaginare a livello tridimensionale ciò che, temporalmente, è stato mano a mano imposto sulle tele, vedremmo un complesso paesaggio segnico dove il concetto di sfondo, primi e secondi piani, centralità e illuminazione, naufragano in una materia densa ed eterogenea.

La bellezza dei quadri di Martini sta nell’ambiguità con cui l’artista riesce a non esaurire la sintassi pittorica nella pura astrazione, nella sola gestualità, nel fascino della macchia fine a sé stessa, nel romantico e imprevedibile mistero del depositarsi (casuale) dei pigmenti. Toccando tutti questi punti, Martini li elude tutti per dar vita ad ambienti pittorici dove anche l’impronta della scarpa, la goccia di colore, la graffiata o strisciata della spatola – proprio per il fattore ‘tempo’ – diventano registrazione del vissuto dell’artista con (dentro) alla pittura.

Anche nelle opere ‘a contatto’ o nell’unica scultura presente nello spazio, Martini esaspera l’azione dell’accumulare tempo e materiali, tempo e colore, tempo e gesti.

Tiziano Martini,   Catalizzatore,   details -Courtesy OTTO ZOO,   foto Andrea Rossetti

Tiziano Martini, Catalizzatore, details -Courtesy OTTO ZOO, foto Andrea Rossetti

Tiziano Martini,   Catalizzatore,   details -Courtesy OTTO ZOO,   foto Andrea Rossetti

Tiziano Martini, Catalizzatore, details -Courtesy OTTO ZOO, foto Andrea Rossetti

Following the performative inclination of Tiziano Martini’s painting,  Catalizzatore (Catalyst) is a result of the artist’s intervention on the spacious walls of the gallery, using mortar, tempera and acrylic; from there, the artist moves to canvas,  wood panels and sculptures, mixing gypsum and waste materials from his previous works. Martini considers himself a catalyst – the substance that activates and hastens a reaction in a chemical process. With his work, Martini intervenes and modifies the reaction, which he participates in; he can even shape an alternative layout, as well as speeding up the stages of the process. He is the instrument and at the same time the object of the artistic action.
Martini’s work is an on-going reflection on the possibilities of painting. He initiates a dialogue with the surface of the canvas and with the materials he employs. Intuitive and accidental, his painting is developed through individual performance. The results are always different and unexpected.

Tiziano Martini,   Untitled,   2014,   plaster,   acrylic paint,   pigments,   dirt,   old masking tape,   nylon,   pvc,   steel,   cm 93x30x30 - Courtesy OTTO ZOO foto Andrea Rossetti

Tiziano Martini, Untitled, 2014, plaster, acrylic paint, pigments, dirt, old masking tape, nylon, pvc, steel, cm 93x30x30 – Courtesy OTTO ZOO foto Andrea Rossetti

Tiziano Martini,   Untitled,   2014,   acrylic and oil paint,   acrylic enamel,   rust,   dirt and sediments on cotton,   wooden frame,   cm 192x152,   Courtesy OTTO ZOO foto Andrea Rossetti

Tiziano Martini, Untitled, 2014, acrylic and oil paint, acrylic enamel, rust, dirt and sediments on cotton, wooden frame, cm 192×152, Courtesy OTTO ZOO foto Andrea Rossetti