Thomas Zipp,   A. B.: Membranes,   2013 oil and marker on canvas cm 185 x 155

Thomas Zipp, A. B.: Membranes, 2013 oil and marker on canvas cm 185 x 155

Mi sono posta una domanda: se qualcuno mi chiedesse  di rappresentare un sogno angoscioso, come lo rappresenterei? E uno felice e incantato?  Mi vengono in mente location di film, stanze a pois alla Kusama,   camera alla Edward Kienholz, soffitti alla ‘Warhol’. Insomma di soluzioni immaginifiche me possono venire in mente tantissime. Sembra che un artista come  Thomas Zipp si sia posto la mia stessa domanda. Come rivelare, mostrare o svelare un luogo onirico, angoscioso e misterioso?

Alla   galleria kaufmann repetto ha inscenato un ambiente totalizzante dove sogno e incubo ‘dovrebbero’ intrecciarsi. Il nero lucido e ludico crea in effetti strani scherzi. Tantissimi sgabelli con la seduta a specchio, così come le tavole sono riflettenti. Mele finte e leggerissime (colpisce di più la loro leggerezza che il loro colore beige), ‘impuntiscono’ – nel senso di ‘puntare’ i piedi tanto l’artista dissemina nello spazio il popolare frutto –  la galleria. Una decina di mele, forse di più, sono posate un po’ dappertutto. Sui tavoli, in alti piedistalli neri. Che sia la mela avvelenata di favolistica memoria o solamente una bella forma con qui comporre, assieme a tutto il resto, delle scenografiche composizione, non  ci è dato di sapere.

Conosciuto per le sue ‘trasformazioni’ – musei in ospedali psichiatrici, concerti rock in surreali performance dadaiste, dipinti come teatri dove personaggi storici diventano figure spettrali ecc. – l’artista sembra seguire un suo deformante mondo interiore dove spiazzare in modo imprevedibile le nostre aspettative.

The Pink Noise Diaries – titolo della mostra milanese – raccoglie appunti di un delirio freddo e spietato. Quasi con un atteggiamento punitivo (e malvagio) Zipp ci impone di leggere testi vaneggianti tratti dall’enciclopedia medica, dove nevrosi, ossessioni e patologie ruotano attorno a tema del sesso. Palese dunque diventa la seduta specchiante che ci consente di osservare, senza difficoltà, il nostro apparato genitale. Tocco evidentemente che colloca la ricerca di Zipp indietro nel tempo, alle avanguardie storiche dove accostamenti inconsueti e deformazioni irreali erano all’ordine del giorno. Quasi didascalico (se seguiamo alla lettera gli scritti certosini di Rosalind Krauss sull’opera dei Surrealisti) Zipp pone la nostra faccia e il nostro culo allo stesso livello, nello stesso tondo, vicini vicini.

Con questa ‘chiave’, allora, tutta la mostra diventa teatro di ingannevoli giochi erotici dove linee sinuose diventano sensuali corpi e, gli stessi spazi della galleria, diventano sale d’attesa prima di ‘consumare’ o prima di entrare dall’analista per la seduta  settimanale.

I ‘viaggi’ che possiamo farci sono infiniti. Ma non è forse questo ciò che l’opera di un artista dovrebbe stimolarci? Godiamoci dunque questo elegante e laccato ‘delirio’, prima di entrare al prossimo ‘sogno ad occhi aperti’ veneziano di Thomas Zipp.

L’artista presenta, come evento collaterale alla Biennale di Venezia,   Comparative Investigation about the Disposition of the Width of a Circle, a Palazzo Rossini (organizzato da KAI 10 Arthena Foundation). Il progetto si sviluppa su due livelli di interpretazione. Da una parte prende spunto dal testo di una canzone del cantante inglese David Bowie del 1970, The Width of a Circle, dall’altra da un fenomeno relativo agli studi sull’isteria. Bowie nel suo testo fa riferimento a diverse parabole e temi tratti dall’opera Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche, per affrontare il tema del rapporto sessuale con il suo “Demone”, la droga. L’installazione rappresenterà una versione in scala ridotta di un istituto di ricerca. Questa tuttavia non si concentrerà esclusivamente sull’isteria, ma affronterà anche la dualità (schizofrenia) di una persona, in questo caso dell’artista, che sarà dottore e al contempo paziente. “L’istituto di ricerca” verrà suddiviso in otto ambienti: accoglienza, ufficio del direttore, biblioteca, ambulatorio, dormitorio, auditorio, area per lo svago e corridoio, nei quali Thomas Zipp realizzerà la sua idea di clinica virulenta.

Thomas Zipp,   C.H. #1,   2013,   C-Print,   40 x 50 cm,   Courtesy der Künstler & Galerie Guido W. Baudach

Thomas Zipp, C.H. #1, 2013, C-Print, 40 x 50 cm, Courtesy der Künstler & Galerie Guido W. Baudach

Thomas Zipp Installation view of Thomas Zipp In KAI 10 I Arthena Foundation Schnetkamp collection Photo: Claus Langer Courtesy the artist and KAI 10 | ARTHENA FOUNDATION,   Düsseldorf

Thomas Zipp Installation view of Thomas Zipp In KAI 10 I Arthena Foundation Schnetkamp collection Photo: Claus Langer Courtesy the artist and KAI 10 | ARTHENA FOUNDATION, Düsseldorf