Thomas Braida,   Solo Show,   2014 installation view at Monitor Studio,   New York?Courtesy: the artist and Monitor,   Rome-NY ph credits Adam Reich

Thomas Braida, Solo Show, 2014 installation view at Monitor Studio, New York?Courtesy: the artist and Monitor, Rome-NY ph credits Adam Reich

Bagliori fosforescenti che penetrano nella forma delle cose e delle figure, che annullano quasi – addirittura trasfigurano –  i colori; lo spazio si estende in un’illusione d’infinito. Tutto questo e molto altro riguarda la mostra personale di Thomas Braida ambientata presso   MONITOR STUDIO, New York. Marco Tagliafierro ha intervistato Thomas Braida a Gorizia, città Natale dell’artista e della madre dell’intervistatore.

Marco Tagliafierro: Aspri motivi satirici, visioni fantastiche, funamboliche allegorie, ma anche paesaggi e nature morte di mirabile delicatezza coloristica. Quali sono le ragioni di questo percorso binario che costituisce la mostra?

Tomas Braida: Si, a volte mi sembra più un ottovolante che un binario! (Ho frainteso volontariamente).

M.T.: Impostata su questa duplice direzione, visionaria e naturalistica, la tua personale newyorkese  si sviluppa attraverso un percorso che per finezza di segno e sottigliezza di toni, esprime  momenti di liricità sorprendente; può imbarazzarti questo mio punto di vista?

T.B.: Si e no, è quello a cui punto, e se si vede è una buona cosa. Credo, però, che ci voglia ancora molto tempo per esprimerla al meglio, ed evolverla sempre di più, per raggiungere le tue parole. 

M.T.: Audaci scorci e un particolare intenso luminismo, esprimeresti anche così  il tuo personale, complesso, concitato e drammatico modo  di operare?

T.B.:C’è sempre questa ambiguità e ambivalenza nel mio lavoro, è una cosa molto semplice però; è una tensione che si crea e che tiene il lavoro unito. Come degli elastici, come delle stringhe per le scarpe. Ma cerco sempre degli estremi lontani e dissonanti tra i due capi della corda. Nel riguardare i miei lavori ho l’impressione che siano molto più umili, e mi va bene.

M.T.: I tuoi colori neri, bituminosi e i timbri accesi  del colore che appunto da cupo e fondo diventa luminoso e vivo, esprimono un lavoro sapiente tra luce  e ombra. Che altro?

T.B.: La narrazione, i colori.. ma sinceramente, niente altro. La luce è il fine ultimo dei miei quadri… anche se non è sempre vero. C’è un’ultima cosa importantissima: il tempo.

MT: La pittura di Scipione Bonichi e Mario Mafai costituiscono dei riferimenti importanti per te?

TB: Sì, certo, li ho conosciuti bene, tardi, ma al momento giusto. Li ho scoperti all’inizio del mio percorso, quando cercavo di capire cosa stavo facendo e come. In qualche modo mi hanno dato fiducia, li sentivo affini in quei anni così giovani. Ora invece i riferimenti, sono pulire casa e poi sporcarla e ripulirla.

MT: Perversità del segno serpentino, avvolgimento di una linea continuamente sottesa… Devo continuare?

TB: La mia mano trema sempre, non per qualche strana malattia, è una specie di ritmo che lei ha. E’ indipendente dal mio cervello, ha la musica dentro.

MT: Sì, continuo con  l’allucinata poesia di Dino Campana – “…c’è  / nella stanza un odor di putredine: c’è / nella stanza una piaga rossa languente. / Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto…”.

TB: Bella… senti questa: Resurrezione di Piero. Il panneggio. Aldous huxley, le porte della percezione, le porte regali… Rubljiev… Tarkosky…Il mare di Solaris

MT:  La pittura, a tuo modo di vedere, ricompensa se stessa?

T.B.: Non so se sia una cosa giusta, credo di capire, ma non credo sia fine a se stessa, allora sarebbe un po’ inutile, e prima o poi morirebbe, sarebbe qualcosa per eccentrici miliardari o un elite illuminata, un cane che si mangia la coda.

Sono ricordi, istantanee del tempo e dell’uomo in quel preciso momento in cui è stato dipinto.

E’ il racconto umano che trova ricompensa in se stesso. E giusto. Ma non solo…. ha bisogno anche di tutto il resto. E’ uno specchio per l’uomo, per le sue capacità e conoscenze in un dato momento storico. E’ qualcosa che rimane e spiega anche il non spiegabile al futuro essere umano.

La pittura è l’uomo, poi avrà forme sempre più strane.

Non so che fine farà la pittura a olio, o i grandi affreschi. Diventeranno come i dinosauri. Paleontologia.

Ma si dipinge con il cervello e anche con l’i-pad.

La pittura è un modo di pensare… Penso che stiamo dicendo la stessa cosa.

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Intervista di Marco Tagliafierro

Thomas Braida,   Solo Show,   2014 installation view at Monitor Studio,   New York?Courtesy: the artist and Monitor,   Rome-NY ph credits Adam Reich

Thomas Braida, Solo Show, 2014 installation view at Monitor Studio, New York?Courtesy: the artist and Monitor, Rome-NY ph credits Adam Reich

Thomas Braida,   Solo Show,   2014 installation view at Monitor Studio,   New York?Courtesy: the artist and Monitor,   Rome-NY ph credits Adam Reich

Thomas Braida, Solo Show, 2014 installation view at Monitor Studio, New York?Courtesy: the artist and Monitor, Rome-NY ph credits Adam Reich